Arte e Cultura
A Forlì, a cura di Nuova Civiltà delle Macchine, ciclo "TRA LE PIEGHE DEL BAROCCO.Stupore, immaginazione e nuove idee nel palcoscenico del mondo", 6° INCONTRO “Il teatro che abbiamo in mente" , con il Sìdar Ensemble, introdotto da Filippo Tadolini
Ciclo di incontri collegati alla mostra
“Barocco. Il Gran Teatro delle Idee.”
Titolo del ciclo
"TRA LE PIEGHE DEL BAROCCO.Stupore, immaginazione e nuove idee nel palcoscenico del mondo"
gli incontri si terranno presso Circolo Aurora - Palazzo Albicini
corso Garibaldi 80 - Forlì
Domenica 24 maggio 2026, ore 20:30
6° INCONTRO “Il teatro che abbiamo in mente:
la drammaturgia musicale barocca da una prospettiva forlivese”
Agli albori di XVII secolo alcuni intellettuali italiani riflettono profondamente sulla rappresentazione scenica: si guardano soprattutto indietro e, nel desiderio di recuperare i fasti dell’antico, reinterpretano, ricercano, reinventano. L’opera in musica nasce così, come raffinato esperimento di corte nell’Italia protobarocca. Porta tuttavia in sé il seme di una vera e propria rivoluzione estetica che in pochi decenni ridisegnerà drasticamente l’intero orizzonte drammaturgico internazionale, divenendo emblema stesso dell’italianità artistica e del teatro così come ancor oggi lo “abbiamo in mente”: con questa espressione Fabrizio Cruciani indicava la sala “all’italiana”, non solo come forma architettonica per eccellenza dell’arte scenica, ma anche come idea stessa di teatro al di là degli spettacoli. L’innovazione giunse poco a poco anche Forlì, incontrò il gusto del pubblico cittadino, mise le sue radici e ridefinì anche sul territorio il concetto di messinscena. Introdotta da Filippo Tadolini, l’esibizione del Sìdar Ensemble, formazione di giovani musicisti specialisti del repertorio barocco del primo Seicento, intende raccontare le origini dell’opera lirica e la conseguente trasformazione che sconvolse il mondo dell’arte performativa. Le voci di Elena Mascii e Margherita Pieri, la tiorba di Lisa Soardi e il cembalo di Giacomo Vignali, presentano un programma che illustra come il “nuovo” travolse lo spazio, la parola e la musica; come la monodia divenne sovrana, il testo poetico irrinunciabile e l’emozione il fine stesso della rappresentazione.
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