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"The Sisterhood", Sarah Jane Morris, accompagnata da Tony Remy, Dave D’Andrade, chitarra, Henry Thomas, basso, allo Sperimentale di Pesaro

Brani che attraversano figure centrali della scrittura femminile, restituendole non come icone cristallizzate ma come presenze ancora operative, ancora in grado di interrogare il presente, da Patti Smith a Sinéad O’Connor, da Amy Winehouse a Tracy Chapman e Janis Joplin. Apre la serata Natalia Abbascià, violinista, cantante, songwriter pugliese
Bologna, (informazione.news - comunicati stampa - arte e cultura)

Sarah Jane Morris, accompagnata da Tony Remy, chitarra, Dave D’Andrade, chitarra e Henry Thomas, basso, allo Sperimentale di Pesaro, immediatamente dopo i live di Roma, Auditorium Parco della Musica e Milano, Blue Note.

 

Natalia Abbascià, violinista, cantante, songwriter pugliese apre la serata dello Sperimentale, nell’ambito del progetto di rete GLOCAL SOUND, con il brano  “Picche Cause” che, a Ruvo di Puglia significa “poche cose”, titolo anche del suo primo disco da solista. I suoi concerti e spettacoli uniscono musica popolare, folk e poesia attorno alle tematiche del mare, della terra d'origine e della luna ("dove va a finire la luna"), in una sintesi di innovazione e tradizione, fino a "davanti al mare" , per chiudere con "La Pizzica di San Vito", in una ricerca musicale volta a riscoprire l’essenziale.

 Con composizioni originali e arrangiamenti dove folk, jazz ("Even" di Duke Elligton) e classica dialogano tra loro lasciando spazio all’improvvisazione, Natalia intreccia il suo canto agli armonici “sottili” del violino e crea con i pochi elementi in gioco, un universo sonoro delicato e vibrante. 

 La seconda parte della serata allo Sperimentale ci porta nel mondo di Sara Jane Morris, che riprende brani dai suoi due ultimi Album,The Sisterhood  1  e 2 , un progetto di 21 canzoni "per l'oggi e per la libertà", dedicato alle vite di grandi artiste, da Amy Winehouse a Patti Smith, Sinéad O’Connor,  Joan Baez, Janis Joplin, Etta James... Un lungo percorso di Sara Jane da “I’m a Woman” , l' affermazione identitaria del 1992, al "Sorellanza" di oggi, 2026.

In particolare, “The Sisterhood 2”, l'ultimo progetto di Sarah Jane Morris e Tony Rémy, trasforma il repertorio in racconto e le influenze in materia viva e tutto questo ci offre lo spettacolo di Pesaro: non ascoltiamo una serie di omaggi o di cover, né un esercizio di stile, ma un lavoro che prende posizione.

Brani che attraversano figure centrali della scrittura femminile, restituendole non come icone cristallizzate ma come presenze ancora operative, ancora in grado di interrogare il presente: da Patti Smith a Sinéad O’Connor, da Amy Winehouse a Tracy Chapman, non come semplici icone, ma nodi di una costellazione che tiene insieme scrittura, identità e responsabilità pubblica. 

Sara Jane Morris dichiara “Sono stata enormemente influenzata dagli uomini, come David Bowie, ma credo che le donne abbiano bisogno di essere viste maggiormente in questa industria musicale principalmente maschile” .

 Un progetto che è insieme musicale e politico, mentre Tony Rémy ne definisce l’architettura sonora, fatta di soul, jazz, funk e blues africano, con una libertà compositiva che lascia spazio soprattutto alla voce straordinaria di Sara Jane. 

Ogni brano diventa un ritratto: "Longing To Be Free" su Peggy Seeger è un inno alla militanza femminile e alla memoria attiva, una sorta di elegia sospesa nel tempo: «È come se madre e figlia si incontrassero in un altro mondo, dove finalmente possono parlarsi», racconta Morris.

Su Amy Winehouse, in "The Edge is Where the Magic is Found", la cantante dichiara «Amy era una luce enorme. Non volevo raccontare la caduta, ma il suo talento». 

Patti Smith è, per Sara Jane, "pura ispirazione poetica. Il suo legame con Rimbaud, con Mapplethorpe, e il modo in cui arte e musica diventano una forma di spiritualità. Da lì nasce anche l’idea che l’arte parli di Dio, al di là della religione".

Ho cercato di restituire ogni figura con rispetto, senza mai sovrappormi.

Always Both and Never” (Joan Baez): la non violenza militante rischia comunque una rappresaglia mortale; il brano ricorda l’eroismo e il sacrificio che convivevano con l’edonismo degli anni Sessanta.

Sweet Mama Raitt” (Bonnie Raitt) “Le tue canzoni mi fanno sentire come se avessi parlato con te”, un omaggio allo straordinario brano sulla donazione di organi.

E poi, "Oh Mother My Mother", la canzone dedicata a Sinéad O’Connor. Una grande magia che termina con "The Dignity of Love", dedicata a Janis Ian, un brano che proclama l’amore umano in tutta la sua diversità. Nove minuti che ci lasciano il desiderio di ascoltare ancora.


"Ogni volta cerco di portare il pubblico in un viaggio musicale creando diversi momenti. Voglio che le persone tornino a casa con un messaggio di speranza e positività"  conclude Sara Jane Morris, scendendo tra il pubblico con la sua band.

Ufficio Stampa
Giancarlo Garoia
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