Arte e Cultura
Teatro Diego Fabbri, Forlì. “Racconti disumani” da Franz Kafka Con GIORGIO PASOTTI Regia di ALESSANDRO GASSMANN
Teatro Diego Fabbri, Forlì
Stagione 2022/23
“Racconti disumani” da Franz Kafka
Con GIORGIO PASOTTI
Regia di ALESSANDRO GASSMANN
Musiche Pivio e Aldo De Scalzi.
Prodotto da TSA – Teatro Stabile d’Abruzzo.
Con “Racconti disumani” Giorgio Pasotti interprete e Alessandro Gassmann regista affrontano Franz Kafka e i suoi labirinti oscuri della mente, in modo del tutto originale, in un atto unico e attraverso due storie “Una relazione per un’Accademia” e “La tana”, che si snodano sul palco, dove vediamo una scimmia divenuta uomo, e un uomo metà roditore e metà architetto, che vive come un animale sotterraneo.
"Una relazione per un’Accademia" è stato pubblicato la prima volta da Kafka nel 1917, protagonista una scimmia che racconta come, in cinque anni, si adegua al sistema umano per uscire dalla gabbia nella quale l’hanno rinchiusa dopo la cattura e guadagnare un fac-simile di libertà.
"La tana" , invece, è un racconto scitto da Kafka nel 1923-1924: un animale che vive con l’ossessione di essere aggredito realizza un luogo sotto terra dove poter vivere e afferma “ho assestato la tana e pare riuscita bene”...ma tutto diventa sempre più difficile. La sua paura non cessa e la tana diventa piena di uscite di sicurezza, di luoghi dove accumulare viveri per eventuali periodi di isolamento. E da quel luogo diventa ormai impossibie allontanarsi...
Un'opera scritta pochi mesi prima della morte e pubblicata postuma, sicuramente autobiografica: in molti documenti l'autore si considera essere come un animale rinchiuso all'interno d'una tan "...corro in tutte le direzioni... come un animale in preda alla disperazione dentro la sua tana"(1922), mentre, già nel 1913, aveva scritto nel suo diario:"Io non sono nulla, altro che letteratura, non posso e non voglio essere qualcosa d'altro" .
nella traduzione teatrale vediamo, nel primo racconto, la critica alla superficialità del vivere comportamenti stereotipati e facili, mentre, nel secondo, tutta l'esigenza drammatica di fuggire dal mondo, di costruirsi una tana-rifugio, alla ricerca di una "falsa sicurezza" dai pericoli esterni
"Per diventare uomo non ci vuole poi molto", spiega la scimmia di Kafka: "Bastano una buona capacità di osservazione un ceto talento mimetico... La prima cosa che ho imparato è stata la stretta di mano; una stretta di mano dimostra franchezza; ora che sono al vertice della mia carriera, possa anche una parola franca raggiungere quella prima stretta di mano...".
In scena Pasotti si trasforma in una scimmia, che si trasforma in uomo e, alla fine, scopriamo di non essere proprio così evoluti come pensiamo e forse neppure tanto a nostro agio nei nostri panni, ma soprattutto che gli stereotipi ai quali ci assoggettiamo per sembrare ciò che non siamo davvero, sono proprio ciò che separa gli esseri viventi tra loro, impedendogli una conoscenza reciproca reale.
Anche noi costruiamo passaggi e corridoi mentali, tunnel che portano a vicoli ciechi, in una ricerca della sicurezza ossessiva che genera solo ansia e terrore.
E Kafka aveva visto lontano, dato che oggi, a cento anni di distanza, la paura di restare soli è diventata il male del secolo. In un mondo sempre più tecnologico e apprentemente connesso, aumenta sempre più il bisogno di essere cercati, voluti, scelti, amati e gratificati dagli altri. Come lasciarsi andare alla socialità, senza aver paura dell’altro, senza porre gabbie e barriere, che possono frenare la libertà dei movimenti ma non la verità del pensiero altrui.
Allora, riflessione che lo spettacolo ci affida: è preferibile la morale animale o quella umana?