"Che dolore terribile è l'amore", la visione teatrale di Daria Deflorian che onora il testo "Non dico addio" di Han Kang, alla Arena del Sole di Bologna, per ERT/Emilia Romagna Teatro
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Alla Arena del Sole di Bologna, per ERT/Emilia Romagna Teatro, dopo il debutto al Festival di Avignone, Daria Deflorian con "Che dolore terribile è l'amore", la visione teatrale che onora e rispetta il testo "Non dico addio" (We Do Not Part" ) di Han Kang, premio Nobel 2024 per la Letteratura, con la motivazione " per la sua intensa prosa poetica che mette a confronto i traumi storici con la fragilità della vita umana" .
Un confronto teatrale coraggioso ed impegnativo con una scrittura lirica e, allo stesso tempo, precisa, fatta di "istanti congelati in volo che brillano come cristalli", il racconto di una pagina buia della storia, di uno dei più atroci massacri che la Corea abbia conosciuto: trentamila civili uccisi, e molti altri imprigionati e torturati, tra la fine del 1948 e l’inizio del 1949.
La storia di una amicizia e, attraverso un dialogo tra presente e passato, di un amore struggente e di come questo nobile sentimento sia stato violato durante la sanguinosa repressione della rivolta di Jeju del 1948. I terribili anni dell’occupazione coloniale giapponese sono finiti da poco e la penisola è divisa in due zone di occupazione, l'amministrazione sovietica a nord e quella statunitense a sud. In un clima di crescente tensione, il 3 aprile 1948 il Partito dei Lavoratori della Corea del Sud organizza un’insurrezione armata a Jeju, opponendosi alla repressione politica, alla divisione della penisola e alle elezioni separate.
L’insurrezione viene duramente repressa prima dalle autorità del governo militare statunitense e dalle forze di polizia e, dopo la nascita della Repubblica di Corea, dal nuovo governo e dalle sue forze armate e di polizia, dando inizio a una lunga campagna di violenza che colpisce non soltanto i ribelli, ma anche la popolazione civile. Villaggi vengono incendiati, case distrutte e numerosi civili uccisi o costretti a fuggire. La repressione prosegue fino al 1954, lasciando sull’isola una ferita profonda e a lungo rimossa dalla memoria ufficiale. A causa dei tentativi di insabbiamento, non è possibile stabilire con certezza il numero esatto delle vittime, secondo il rapporto governativo del 2003, tuttavia, si stima che siano tra 25.000 e 30.000.
Nel tentativo di dar voce a questa massa apparentemente informe, Han Kang ci porta ad interrogarci sull’assurdità dei conflitti e della violenza, di fronte al crimine più grande di tutti: spegnere una vita.
La drammaturgia e la regia di Daria Deflorian entra totalmente, anima e corpo, in questo contesto doloroso, lucido e poetico, quello che Han Kang stessa ha definito come "una candela accesa negli abissi dell’anima umana", dove la frontiera tra sogno e realtà, tra visibile e invisibile, sfuma fin quasi a svanire. “È un lavoro sentire, non basta sapere”, dice Daria Deflorian in una sua recente intervista.
In "Che dolore terribile è l'amore" si dà voce a chi era stato dimenticato, si riporta al centro l’individuo nella sua essenza umana, gli esseri umani nella storia e gli esseri umani nell’universo, anche se "I sogni sono sempre tremendi, anzi umilianti".
Perchè "La vita anela alla vita. La vita è calore".
Invece "Morire è diventare freddi. Avere sul viso della neve che non si scioglie".
E "Uccidere è far diventare freddi".
In uno spazio sospeso, una falegnameria come "luogo del fare e del disfare", tra ciò che è stato vissuto e ciò che è stato taciuto, le voci di tre donne, Anna Coppola, Daria Deflorian, Monica Piseddu, si incontrano, restituendo presenza e umanità a ciò che la storia ha cercato di cancellare.

In sottofondo, venti e correnti oceaniche, il flusso circolare dell’acqua e dell’aria che unisce il pianeta.
"Siamo tutti collegati. Ti prego, fa’ che siamo tutti collegati!"
Il linguaggio delle tre donne incontra con naturalezza la voce di Han Kang, attraversando le pieghe della memoria e le ferite della storia, lasciando che il dolore affiori attraverso il corpo, attraverso il silenzio e quello che non può essere raccontato fino in fondo.
Perchè, per affrontare un passato che non deve svanire, bisogna confrontarsi con la fragilità dell'umanità e con l'evidenza di ciò che ci colpisce.
Forse allora "saremo ammessi tra i fantasmi".
Con Anna Coppola, Daria Deflorian, Monica Piseddu
Adattamento da "We Do Not Part" di Hang Kang
Drammaturgia e regia Daria Deflorian
Progetto condiviso con Monica Piseddu e Andrea Pizzalis
Codrammaturgia Eric Vautrin
Scenografia e assistenza alla regia Andrea Pizzalis
Luci Giulia Pastore
Suono Emanuele Pontecorvo
Costumi Ettore Lombardi
Tecnica di regia Enrico Maso
Consulenza artistica Attilio Scarpellini
Contributo alla drammaturgia Nikolai Palmieri e Blu Silla
Traduzione francese e sopratitoli Federica Martucci
Traduzione inglese e sopratitoli Prescott Studio Italy
Produzione Valentina Bertolino, Marta Dellabona
Comunicazione Francesco Di Stefano
Produzione INDICE Produzione
Coproduzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale (Bologna), Piccolo Teatro di Milano – Teatro d'Europa (Milano), Teatro di Roma – Teatro Nazionale (Roma), Festival d'Avignon, théâtre Garonne, scène européenne – Toulouse
Distribuzione in Francia théâtre Garonne, scène européenne – Toulouse
In collaborazione con Istituto Culturale Coreano in Italia, L'arboreto – Teatro Dimora di Mondaino | Centro di Residenza Emilia-Romagna, Residenza Olinda/TeatroLaCucina (Milano)
Sostegno MiC – Ministero della Cultura
Sostegno all'80° Festival d'Avignon Institut Culturel Italien à Marsiglia, Literature Translation Institute of Korea
Presentato in collaborazione con France Médias Monde
Ha debuttato al Théâtre Garonne, scène européenne – Tolosa il 6 e 7 luglio 2026 e all'80° Festival d'Avignon.
Repliche alla Arena del Sole di Bologna fino a Domenica 25 Ottobre 2026.
Ufficio Stampa
Giancarlo Garoia
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