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Crisi afghana, FNCF al fianco delle donne e dei più fragili per un futuro fatto di pari opportunità
Di pochi giorni fa l’annuncio del Presidente del Consiglio Mario Draghi di un G20 straordinario sull'Afghanistan davanti all'Assemblea generale dell'Onu riunita a New York. Il Premier ribadisce la situazione dei “diritti delle donne violati” confermando una “situazione umanitaria in Afghanistan è la più immediata e condivisa preoccupazione, anche per l’avvicinarsi dell’inverno”, e chiede di affrontare la crisi – definendola una "catastrofe sociale e civile" - tramite un approccio multilaterale.
La Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici abbraccia la richiesta del Presidente del Consiglio Draghi, ricordando che i recenti avvenimenti in Afghanistan hanno riacceso i riflettori sulla condizione femminile e minorile, dove studiare, lavorare, aver accesso alle cure mediche, poter giocare, diritti che in occidente diamo per scontati, non lo sono per chi ha già conosciuto il governo Talebano e vive in Afghanistan.
Negli anni tra il 1996 al 2001, durante la prima dittatura dei Talebani, si è assistito ad un comportamento contro la donna senza precedenti: divieto assoluto di studiare, uscire di casa, truccarsi, usare tacchi, financo di far sentire la propria voce per strada. Moltissime donne e bambine sono state giustiziate per i più futili motivi o sono morte perché non potevano aver accesso alle cure mediche. In breve, le donne sono state private dei loro diritti fondamentali e recluse in casa, vittime dell’ideologia violenta del gruppo islamista.
Dopo la caduta del regime talebano la condizione femminile è gradualmente migliorata anche se in Afghanistan il grado di analfabetismo delle donne è rimasto altissimo, tra l’84 e l’87% (in Italia l’analfabetismo si attesta allo 0,6 % indipendentemente dal genere e i senza titolo di studio son il 4%).
Inoltre, nello stesso periodo, nonostante nelle zone rurali l’integralismo religioso sia ancora molto forte, le bambine sono andate a scuola, hanno potuto uscire, vestirsi normalmente, cominciare a confrontarsi con il mondo.
Resta inoltre impressa a simbolo dello stato di disperazione per le condizioni minorile, l’immagine di genitori che spingono i loro figli oltre il filo spinato, affidandoli ai soldati, simbolo del profondo dramma che i bambini stanno vivendo in Afghanistan dopo il ritorno al potere dei talebani, bambini che sono privati del loro diritto a un'infanzia sana e protetta.
Nonostante i proclami del neo-governo talebano di settembre 2021, la preoccupazione per un ritorno al passato è decisamente molto elevata. Cosa vuole la sharia (retta via in arabo), cosa prevede per le donne e per i bambini, quanto si tornerà indietro? Queste alcune delle domande degli occidentali, mentre vediamo che sin dalle prime ore del nuovo iter politico-sociale Afghano le donne sono quasi scomparse dalla vita sociale e pubblica, ed i bambini non giocano più in strada.
Fa clamore il fatto che le donne Afghane siano scese in piazza per manifestare per i propri diritti e che sia programmato ad ottobre un G20 sulla crisi umanitaria in Afghanistan mentre oggi dovrebbe essere normale vedere sia donne che uomini per strada.
Dolorosa e preoccupante è la condizione dei bambini e degli adolescenti Afghani: le ultime disposizioni vietano materie di insegnamento, creano classi separate in base al genere, garantiscono l’istruzione femminile solo per le primarie, vietano il gioco in strada. L’annunciata riapertura delle secondarie riguarda solo i ragazzi. Cosa faranno le ragazze non si sa ancora: sarà vietata loro l’istruzione secondaria? Auspichiamo che il non vietare espressamente sia una porta aperta, ma è evidente come tutto ciò porti a minare le fondamenta di una società e di una cultura basata sulla conoscenza, lo scambio e l’aiuto reciproco, con la creazione fin da piccoli di una disparità netta di genere.
La Federazione Nazionale, assieme ai suoi consiglieri tutti e alla Commissione Pari Opportunità – identificata dalle figure di Dr.ssa Anna Maria Papini, Dr.ssa Carla Denotti, Dr.ssa Doriana Visentin, Dr.ssa Lucia Carrano, Dr.ssa Maria Angela Pellacani –, è con le donne ed i bambini afghani, ed in questo mondo dove è possibile farlo, ribadisce con forza che per uno sviluppo armonico della società tutti devono essere rispettati e deve essere data ad ognuno la possibilità di esprimere i propri talenti e realizzare le proprie aspirazioni sia personali che professionali.
«Ringraziamo il Presidente Draghi per la volontà e determinazione con cui porta avanti il prossimo G20 straordinario sull’Afghanistan – commenta Nausicaa Orlandi, Presidente di FNCF – ed auspichiamo una possibile soluzione in armonia tra paesi ricordando che diritti e doveri non devono dipendere né dal genere né dallo stato sociale».
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