“Le stagioni del cuore” è la poesia che trasforma il dolore in consapevolezza

Nella sua seconda raccolta, Davide Giuliodori intreccia esperienze intime e temi universali, trovando nella natura e nel tempo interiore la chiave per guarire. Dalla pagina al vissuto, l’autore si racconta con sincerità, convinto che solo attraversando la notte si possa davvero riconoscere l’alba.
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Qual è stato il momento più difficile nella scrittura di questa silloge?

Ammetto che non ci sono stati momenti difficili nello scrivere i testi di questa raccolta: è stato un processo molto lineare, spontaneo e scorrevole.

La seconda parte è caratterizzata dalla notte, dalla solitudine. È stato terapeutico scrivere quei versi?

Più che terapeutico, mi è servito per ricordare a me stesso che la notte intesa come metafora dei momenti difficili della vita è comune a tutti prima o poi, e che rappresenta un passaggio necessario e obbligato verso momenti migliori, verso una nuova alba. Mi è stato utile come presa di consapevolezza di questo concetto.

Hai mai pensato di trasformare questi testi in un progetto performativo, magari con musica o video?

Sinceramente no, anche perché non so cantare o suonare strumenti, ma sicuramente sarebbe una bella cosa, quindi potrei anche lavorarci e vi ringrazio per l’idea che mi avete dato!

Nel mondo digitale di oggi, pensi che la poesia cartacea abbia ancora un valore tangibile?

Rispondo a questa domanda con sconcerto, dato che a livello cartaceo, almeno secondo me e secondo quello che ho avuto modo di vedere, la poesia sta perdendo sempre più valore: per argomentare questa mia tesi faccio solo l’esempio delle librerie, dove generi come la narrativa e la saggistica trovano uno spazio enorme, mentre la poesia occupa pochi scaffali.

Qual è la reazione più sorprendente che hai ricevuto da un lettore dopo la pubblicazione?

Ho ricevuto complimenti per la mia scrittura perché, a detta dei lettori, scrivo con grande sensibilità e linguaggio ricercato, ed è anche evidente una grande introspezione e capacità di indagare dentro me stesso.

Se dovessi riassumere 'Le stagioni del cuore' in tre parole, quali sceglieresti e perché?

In tre parole la definirei introspettiva, naturalistica e sentimentale.

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Giulio Berghella
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