Arte e Cultura
“1980”: un romanzo-soglia tra visibile e invisibile | RECENSIONE
“1980 (Il Tempo si è fermato)” è uno di quei romanzi che si muovono sul crinale fragile tra realtà e altrove, tra ciò che conosciamo e ciò che temiamo di conoscere davvero. Riccardo Bonini e Gianna Scrivani costruiscono una storia che non segue le regole del genere fantastico: le piega, le attraversa, le supera.
Riki, il giovane protagonista, non è l’eroe perfetto né il classico prescelto: è un ragazzo che inciampa, che si interroga, che soffre. Ed è proprio questa sua fragilità a renderlo credibile, quasi necessario.
L’ambientazione anni ’80, evocata con precisione affettiva, funziona come bussola emotiva: non è semplicemente nostalgia, ma la rappresentazione di un momento storico in cui il tempo sembrava davvero più lento, più permeabile. L’Immortian, simbolo dell’ombra collettiva, diventa così una metafora potente di ciò che ognuno porta dentro e tenta di evitare.
Gli autori intrecciano spiritualità, crescita personale e viaggio fantastico con una naturalezza che stupisce: non c’è retorica, non c’è misticismo invadente, ma una sincerità narrativa che raramente si incontra nel genere.
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