“Tales of Fantàsia”: Luca Magnaghi costruisce un mondo e non lo lascia più

C’è qualcosa di irresistibile nell’idea di aprire un romanzo con un aereo che attraversa un portale e si schianta su un’isola fluttuante.
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È il 20 settembre 2002, e da quel momento in poi “Tales of Fantàsia” non smette mai di muoversi. Luca Magnaghi, giovanissimo autore piemontese, ha costruito un universo che mescola magia e tecnologia futuristica con una naturalezza che ricorda, per certi versi, il modo in cui Tolkien stratificava il proprio mondo: non tutto viene spiegato, non tutto è necessario capire subito, e questa scelta dà profondità senza appesantire. Ray, il protagonista, sopravvive da solo a un disastro aereo a nove anni e finisce addestrato in un’accademia militare guidata da Luxor, figura paterna e mentore.

Il romanzo segue la sua crescita lungo nove anni di allenamenti, tornei, conflitti e alleanze, fino allo scontro con Snapeling, il villain della storia. Il ritmo è sostenuto, i dialoghi hanno un’energia genuina, e il rapporto tra Ray e Kol è uno degli elementi narrativi più riusciti: due caratteri opposti che si scontrano continuamente senza mai diventare caricature. Una delle frasi che restano impresse viene dalla scena del torneo: “Non ti auguro buona fortuna perché voglio che tu perda”, dice Kol a Ray prima del combattimento finale. Poche parole, ma dicono molto sul clima di rivalità che attraversa tutto il libro. “Tales of Fantàsia” è un esordio che sa dove vuole andare, scritto da qualcuno che questa storia la portava dentro da anni. Si vede.

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Ufficio Stampa

Cristiano Romanelli
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