L’integrazione da’ futuro, di Clerici (Assoedilizia)
Fonte: Giornale Informazione Quotidiana.
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QN IL GIORNO pag. 27 · 03-11-2018 L’INTEGRAZIONE DA’ FUTURO
di Achille Colombo Clerici
Milano è ormai una citta’ che vive pienamente la sua contemporaneita’ storica: competitivita’ sul piano della attrattivita’ internazionale, funzionalita’ socio-economica, centralita’ a livello globale sul piano culturale e dell’immagine.
Anche se e’ ancora bruciante lo sfregio subito dalla citta’ e dall’Italia con la mancata assegnazione, della sede EMA, da parte della Unione Europea, di cui tutti oggi sembrano dimenticarsi, la Milano della conoscenza – la più recente fase di una trasformazione continua dalla Milano fordista degli anni ’50-’70 – attira e trattiene talenti: per citare, sono oltre 30.000 gli studenti stranieri che seguono corsi di specializzazione alla Bocconi e al Politecnico.
Ma i nuovi poli sorti sul riuso delle aree industriali dismesse, nelle periferie, non hanno eliminato isole di emarginazione, periferie sociali nelle quali i rapporti umani sono in crisi: a Milano ben 7 persone su 10 non conoscono neppure il vicino di casa mentre magari sono connesse con mezzo mondo.
Nasce a Bologna, ma trova rapida diffusione a Milano l’idea di utilizzare i social per “mettere in rete” i residenti di un condominio o di una via, di un pezzo di quartiere: 438 le social streets con 50.000 aderenti. Organizzano biblioteche, corsi di cucina, di computer per anziani e molto altro, alcuni bar svolgono funzioni di portineria – ritiro pacchi, custodia di chiavi e quant’altro – per i condomìni che sono privi di tale servizio. Il tutto all’insegna della gratuita’.
L’immigrazione è fenomeno non nuovo per Milano che ha accolto una quota consistente dei grandi movimenti interni che interessarono l’ Italia degli anni ’50 e ‘60: 17 milioni di persone dal sud e dal nordest. E quelle extracomunitarie di questi anni, 6 milioni.
Se la prima ondata migratoria contribuì a gettare le fondamenta della Milano di oggi, obiettivo della città dovrebbe essere un grande sforzo per integrare la seconda ondata (in maggioranza di religione cristiana) come è avvenuto con la comunità cinese.
L’apporto degli immigrati nelle campagne, come nelle fabbriche, come nell’assistenza agli anziani, come nel commercio e in misura minore, per ora, nelle professioni liberali, rimane fondamentale per il progresso della nostra società.
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