Profondità senza artifici

“FAME” si posiziona in quella zona rara del rap italiano in cui il contenuto non viene sacrificato alla forma, ma la forma non viene nemmeno trascurata. Il brano ha una costruzione pensata, ma non fredda.
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Si sente che nasce da un momento preciso, da un’urgenza reale, e questo lo rende immediatamente più credibile rispetto a tante uscite contemporanee. Il lavoro di TwentyTwo è interessante perché non invade mai lo spazio vocale, ma allo stesso tempo costruisce un ambiente che ha profondità, con quelle aperture orchestrali che danno respiro senza trasformare il pezzo in qualcosa di artefatto. Il flow di Ivan Stray è lineare ma non piatto, controllato ma non sterile.

C’è una gestione del tempo molto lucida, che evita di accelerare inutilmente e lascia invece che il testo si depositi. La crescita del brano è progressiva, senza picchi evidenti ma con una tensione costante che accompagna fino alla fine. È una scelta che può non colpire subito chi cerca l’impatto immediato, ma che funziona nel lungo periodo. Ivan Stray, all’anagrafe Ivan Barbato, da non far confusione con un altro Ivan Stray, porta dentro il pezzo un’identità precisa, e questa cosa si sente. Non è solo una questione di voce, ma di attitudine. Nel mezzo del brano si avverte una lieve uniformità ritmica che avrebbe potuto essere spezzata con una variazione più netta, ma viene comunque recuperata nella chiusura, dove il pezzo si fa più riflessivo. Il risultato è un lavoro che non cerca scorciatoie e che riesce a distinguersi proprio perché resta fedele a ciò che vuole essere. Un brano che non si consuma subito, ma cresce ascolto dopo ascolto.

https://open.spotify.com/intl-it/artist/2YROyGT2YZgRMkJAOnJtA8

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