Arte e Cultura
La Cucina Italiana Diventa Patrimonio Dell’umanità E Ad Anagni il Medioevo Torna in Tavola con il Progetto “gloria Et Convivium- L’anno santo di papa Bonifacio VIII”
Nelle stesse ore in cui la cucina italiana viene ufficialmente iscritta nel Patrimonio Immateriale dell’Umanità, ad Anagni — la storica Città dei Papi — la Chaîne des Rôtisseurs Toscana Francigena riporta in vita la tradizione gastronomica medievale con “Gloria et Convivium – L’Anno Santo di Bonifacio VIII”, un evento che intreccia storia, ricerca, alta cucina e formazione.
La coincidenza temporale non è casuale né insignificante: mentre l’Italia festeggia il riconoscimento mondiale della propria identità culinaria, Anagni celebra il più grande banchetto storico della sua epoca contemporanea, ricostruito filologicamente secondo le fonti del XIII secolo.
La visione del progetto: tradizione, studio, formazione
Ideato e promosso dal Bailliage Regionale Toscana Francigena della Chaîne des Rôtisseurs Italia. La Chaîne des Rôtisseurs, la più antica confraternita enogastronomica (fondata nel 1248), si dedica a difendere la storicità del piatto, riscoprendo ricette e riti del passato, in un'ottica di vera antropologia della tavola. L’evento è parte di un progetto più ampio: trasmettere alle nuove generazioni di chef e cuochi la cucina medievale e rinascimentale, attraverso ricerca, workshop e reinterpretazioni contemporanee delle antiche tecniche culinarie.
Un merito particolare di questo speciale progetto va riconosciuto alla Presidente (Balli) della Chaîne des Rôtisseurs Toscana Francigena, Giovanna Elettra Livreri: non solo avvocato, ma anche appassionata studiosa e ricercatrice di archeologia gastronomica, impegnata da anni nello studio di ricette, cerimoniali e simboli legati alle tavole papali e alle corti del Medioevo e del Rinascimento, ed alla Consigliera Manuela Fraioli co-ideatrice del progetto.
Un banchetto come ponte tra i secoli
Il cuore dell’evento è stato il Gran Banchetto alla Corte di Bonifacio VIII, realizzato da uno straordinario chef Valter Fargnoli. Nel suggestivo scenario della Sala della Ragione, Fargnoli ha presentato le otto portate del menù progettato dalla consigliera gastronomica della Chaîne Francigena Silvia Biagioni, su indicazioni della prof.ssa June De Schino e anch’essa Dama de la Chaîne, ispirandosi integralmente ai manoscritti del XIII secolo — tra cui il celebre Liber de Coquina.
«Questa non è una semplice cena: è arte edibile» afferma un’emozionata Elettra Livreri. «Questa cena-evento è un vero capolavoro filologico-sensoriale, con un menù curato dallo Chef Valter Fargnoli, ispirato ai manoscritti del XIII secolo, come il Liber de Coquina, che riportano in vita la mensa papale>>. E ribadisce: <<Questo evento, nell'Anno Santo 2025, è una dichiarazione della Chaîne per custodire la memoria gastronomica del medioevo, offrendo un convivio che restituisce al pubblico un frammento di storia e un modo adeguato di stare insieme. Con la Chaine ricerchiamo ingredienti, tecniche, simbologie. Il Medioevo non è solo un’epoca: è un linguaggio gastronomico che può ancora parlare al mondo moderno.» E aggiunge: «Perché la tavola è il luogo dove l’identità prende forma. L’vento non è solo rievocazione, ma anche formazione. Infatti il nostro progetto prevede la costruzione di un percorso dedicato ai giovani chef, perché possano studiare Medioevo e Rinascimento come epoche culinarie ricchissime. La sfida è trasformare questa conoscenza in ispirazione contemporanea. Le radici sono fondamentali: senza radici non c’è innovazione.»
La incalza un’emozionata Manuela Fraioli, anch’essa nativa di questo territorio laziale : << L’iscrizione della cucina italiana nel Patrimonio Immateriale dell’Umanità è coincisa con il vostro evento Chaine des Rôtisseurs in Anagni. E direi che è una coincidenza simbolica. “Gloria et Convivium” nasce per valorizzare la nostra storia culinaria, ricordando che la cucina italiana non è solo ricette: è un sistema culturale, un archivio di gesti, saperi e rituali. Oggi l’Italia viene riconosciuta come patrimonio dell’umanità, e noi celebriamo uno dei momenti più alti della tradizione dell’alta gastronomica medievale.» E aggiunge «La Chaîne des Rôtisseurs ha scelto la Città dei Papi — con almeno tremila anni di storia — perché Anagni è la cornice perfetta per il nostro progetto: città di papi e crocevia della Via Francigena, fu il centro dove Bonifacio VIII vide nella tavola un luogo di diplomazia e amava l'oca, emblema anche della Chaîne. E’ quindi la capitale del gusto medievale papalino del suo più illustre figlio: Benedetto Caetani, nato nel 1235 e divenuto poi Papa Bonifacio VIII. Condivide con la Chaîne non solo l’epoca, ma l’idea della tavola come luogo di diplomazia e cultura. Basti pensare che la Chaîne fu fondata nel 1248 da re Luigi IX di Francia, canonizzato proprio da Bonifacio VIII nel 1299. Aggiungo che il progetto è stato sostenuto sin dalle prime battute e con entusiasmo dal Sindaco di Anagni, Daniele Natalia, anche lui avvocato e profondamente legato al patrimonio storico e culturale della sua città.»
Una giornata di storia, musica e cultura
Il pomeriggio del 6 dicembre si è aperto con un suggestivo viaggio sonoro di musiche sacre e canti gregoriani nella Cattedrale di Anagni, con il Coro Polifonico diretto dal M° Luigi Ginesti, alla presenza del M° Alberto Veronesi, Chevalier della Chaîne Toscana Francigena, e della virtuosa pianista Olga Zdorenko, figlia d'arte, padre direttore dell'orchestra sinfonica di Kiev e madre pianista.
A seguire, nella Sala della Ragione, un convegno storico dedicato al ruolo politico di Anagni e al primo Giubileo del 1300, moderato dalla stessa Livreri. Sono intervenuti: il Prof. Lorenzo Proscio, storico anagnino; l’Arch. Carlo Vompi, urbanista, il Prof. Giuseppe Nocca, esperto della cucina dei Caetani. Poi il gusto ha preso il centro della scena.
Una celebrazione del gusto e della memoria
«Anagni è un archivio vivente» afferma senza esitazioni Giovanna Elettra Livreri.
«Qui i papi usavano la tavola come luogo di diplomazia. Oggi quel modo di intendere il convivio torna a essere rituale culturale, proprio mentre il mondo riconosce il valore della cucina italiana.»
E prosegue: «Il riconoscimento UNESCO e il Gran Banchetto di Bonifacio VIII raccontano la stessa storia: la cucina come identità, memoria, rito collettivo. Celebrarne uno medievale nelle stesse ore dell’iscrizione della cucina italiana nel patrimonio mondiale è un segno forte: la tradizione gastronomica non è nostalgia, ma cultura viva.»
Accanto a lei, la consigliera gastronomica Silvia Biagioni e la responsabile territoriale del progetto Manuela Fraioli, indicata come prossima Presidente del nascente Bailliage Anagni-Fiuggi, chiamato a promuovere la cultura enogastronomica della Terra dei Papi.
Un centinaio di ospiti tra membri della Chaine, gourmet, studiosi, appassionati ha partecipato al banchetto, impreziosito dal tartufo della tenuta di Carpineta sui Monti Lepini (antico possedimento di Bonifacio VIII), somministrato ritualmente sui piatti dei commensali dal primo sommelier d’Italia Daniele Violoni, noto come The Lord of Truffle. In abbinamento, i vini della Cantina Conti Coletti, storicamente legata alla famiglia Caetani, e i liquori della storica azienda Sarandrea, il cui titolare Marco Sarandrea ha illustrato la ricerca archeogastronomica alla base del suo Hypoclas di memoria rinascimentale.
Conclusione
Ad Anagni, mentre il Medioevo tornava in tavola, l’Italia intera veniva proclamata patrimonio gastronomico dell’umanità. Forse è proprio questo il messaggio più importante: la nostra cucina tradizionale è storia, identità e futuro. O, come ha ripetuto un emozionato e convinto sindaco di Anagni durante la serata: «Il passato è il futuro della cucina italiana».
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