"Le siège de Corinthe, tragédie lyrique" di Rossini, su libretto di Luigi Balocchi e Alexandre Soumet, al Rossini Opera Festival nella nuova produzione con la regia di Davide Livermore e la direzione dell'Orchestra del Comunale di Bologna di Carlo Rizzi

In scena un cast di grandi interpreti, per un’opera che ha virtuosismi vocali di altissimo livello: Adrian Sâmpetrean (Mahomet), Matteo Roma (Cléomène), Vasilisa Berzhanskaya (Pamyra), Maxim Mironov (Néoclès). Repliche il 17 ed il 21 Agosto 2026, ore 19,00, Auditorium Scavolini, Pesaro
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Duecento anni dopo la prima rappresentazione, al Théâtre de l’Académie Royale de Musique di Parigi il 9 ottobre 1826, Le siège de Corinthe, tragédie lyrique, opera in tre atti su libretto di Luigi Balocchi e Alexandre Soumet, rifacimento del Maometto II, torna al Rossini Opera Festival in una nuova produzione, con la regia  di Davide Livermore e la direzione dell'Orchestra del Comunale di Bologna e del Coro del Teatro Ventidio Basso di Carlo Rizzi.  

In scena un cast di grandi interpreti, per un’opera che ha virtuosismi vocali di altissimo livello: Adrian Sâmpetrean (Mahomet), Matteo Roma (Cléomène), Vasilisa Berzhanskaya (Pamyra), Maxim Mironov (Néoclès).

La storia della partitura e del testo critico di Le siège de Corinthe rivelano la potenza simbolica di un'opera di grande attualità, in cui la collocazione nel XV secolo è un pretesto per riportare ciò che stava avvenendo nella realtà e al tempo del debutto. L'aria di Pamyra, nel secondo atto, ed Il finale dello stesso atto, con l'intero coro che scandisce la caduta di Corinto, simboleggiano la tragica caduta di Missolungi nel 1824, mentre la scena delle benedizione delle insegne da parte di Hièros, il vecchio guardiano delle tombe, figura morale e religiosa della comunità greca assediata dai turchi, ricalca quella impartita dal patriarca di Patrasso nel monastero di Agia Lavra nel 1821. 

Davide Livermore ragiona sulla Grecia idealizzata che scuoteva le coscienze al tempo di Rossini e che ancor oggi può rappresentare un valore sociale e culturale, in un mondo assediato dalla barbarie postmoderna del profitto, del consumo, della superficialità senza progetto.

Con la distruzione di Corinto, tutto un patrimonio di bellezza viene abbandonato alla deriva distruttiva di una modernità incapace di riconoscerne il valore: la città assediata diventa in un magazzino con reperti di statue, capitelli, busti abbandonati. 

In questa direzione vanno i costumi di Gianluca Falaschi, le scene dello stesso Livermore con Eleonora Peronetti e Paolo Gep Cucco, le luci di Nicolas Bovey ed il videodesign di D-Wok, che  utilizzano elementi archeologici e dipinti di Lawrence Alma-Tadema, pittore conosciuto per i suoi soggetti ispirati all'antichità classica, nei quali raffigurò il lusso e la decadenza dell impero romano.

 Il linguaggio codificato di Livermore ci porta ad immaginare un tempo denso di timori e pericoli ma, anche, ci spinge a ri-definire, in qualche modo, la missione ed il senso stesso del Festival, portandoci ancora più avanti, verso il Novecento e oltre, là dove ci porta, alla fine, tutta la musica di Rossini.

  Sul palco dell'Auditorium Scavolini, Carlo Rizzi guida l'ottima prova dell'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e del coro Ventidio Basso preparato da Pasquale Veleno, con incedere sicuro e caratterizzato da una solennità marziale, ove necessario con un formidabile finale. Lo spettacolo si avvale anche del balletto della coreografa Erika Rombaldoni.

In scena un cast di voci composito ma, anche per questo, di grande interesse.

 Matteo Roma, Cléomène, voce robusta e potente, Maxim Mironov, Néolès, ha toni acuti ed un ottimo francese. Ben distinti anche i due bassi, con Simon Orfila, Hièros e Adrian Sâmpetrean, Mahomet, basso dalla voce morbida ed elegante. Sâmpeter, originario di Cluj-Napoca, Romania, ha studiato canto all'università della sua città natale, nonché con suo padre, il cantante Mircea Sâmpetrean. Ha interpretato numerosi ruoli nelle opere di Rossini: Faraone in Mosè e Faraone, Alidoro ne La Cenerentola, Don Basilio ne Il Barbiere di Siviglia, Mustafà ne L'Italiana in Algeri, Lord Sidney ne Il viaggio a Reims.

 E, ancora, Anna-Doris Capitelli, una Ismène di grande fascino, ed una straordinaria, a lungo applaudita, Vasilisa Berzhanskaya, Pamyra.

 Grande successo con oltre 10 minuti di applausi.

 Repliche il 17 ed il 21 Agosto , ore 19,00, Auditorium Scavolini, Pesaro.

 

Ufficio Stampa

Giancarlo Garoia
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