"Man Ray: tutto" alla Fondazione Magnani-Rocca, Villa dei Capolavori, Mamiano di Traversetolo – Parma

A cinquant'anni dalla morte di Man Ray, la Fondazione Magnani-Rocca ospita a Mamiano di Traversetolo (Parma) 'Man Ray: tutto', la più ampia retrospettiva mai dedicata in Italia all'artista, con oltre 250 opere tra fotografia, pittura, scultura e cinema.
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"Man Ray: tutto". Mostra a cura di Walter Guadagnini, Mauro Carrera, Stefano Roffi alla Fondazione Magnani-Rocca, Villa dei Capolavori

Mamiano di Traversetolo – Parma, 12 settembre – 13 dicembre 2026

"Man Ray: tutto" alla Fondazione Magnani-Rocca, Villa dei Capolavori, Mamiano di Traversetolo – Parma

Man Ray, À l'Heure de l'Observatoire, les Amoureux. Collection Clo et Marcel Fleiss, Paris © Man Ray Trust ADAGP, Paris, by SIAE

 

 

A cinquant'anni dalla scomparsa di uno degli artisti più geniali e versatili del XX secolo, avvenuta a Parigi il 18 novembre 1976, la mostra "Man Ray: tutto" alla Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo presso Parma - a pochi passi dalle sale che ospitano opere capitali di Tiziano, Dürer, Van Dyck, Goya, Canova, Renoir, Monet, Cézanne, de Chirico, Morandi, Burri e molti altri - riunisce oltre 250 opere tra fotografie, dipinti, oggetti, sculture, grafiche, libri e film: la più completa retrospettiva mai dedicata a Man Ray in Italia.

Se infatti le grandi mostre che lo hanno celebrato hanno privilegiato soprattutto la fotografia, "Man Ray: tutto" abbraccia con pari dignità tutte le discipline praticate dall'artista con straordinari risultati: fotografia, pittura, scultura, design, grafica, editoria, cinema, conferendo un particolare e inedito rilievo al suo rapporto con l'Italia.

Tra le opere esposte figura Le Violon d'Ingres (1924), l'iconico ritratto fotografico di schiena dell'amica e musa Kiki de Montparnasse, con le effe di violino sulla schiena nuda. Accanto a essa sono esposti capolavori come Lacrime, La preghiera, Anatomia, Noire et Blanche e i celebri ritratti delle muse e modelle Lee Miller e Nusch Éluard.

"Man Ray: tutto" alla Fondazione Magnani-Rocca, Villa dei Capolavori, Mamiano di Traversetolo – Parma
Man Ray, Autoritratto con mezza barba, 1943 © Man Ray Trust ADAGP, Paris, by SIAE

La mostra segue l'evoluzione del linguaggio di Man Ray, nato a Philadelphia nel 1890, a partire dai primi anni americani, segnati dall'adesione al movimento Dada e dalla scoperta della fotografia, il medium che lo accompagnerà lungo tutta la carriera e al quale deve la parte più cospicua della sua fama. Il momento dadaista si concretizza nella realizzazione delle prime sculture, come By Itself del 1918, qui presentata nella versione in bronzo del 1966, e la celeberrima Ostruzione del 1920, composta da 63 grucce di legno appese al soffitto in una struttura che moltiplica un singolo oggetto fino a trasformarlo in installazione.

Il trasferimento a Parigi nel 1921 segna la svolta definitiva. Accolto da Marcel Duchamp, il mentore con il quale intreccerà un'amicizia destinata a protrarsi per decenni, generando opere straordinarie presenti in mostra, Man Ray si inserisce nel vivacissimo ambiente dell'avanguardia parigina, divenendone ben presto il fotografo ufficiale, come dimostrano i numerosi ritratti dei protagonisti di questo mondo.

Al lavoro su commissione per la moda si affiancano le sperimentazioni autonome: i rayographs e le solarizzazioni, autentiche icone dell'arte dada e surrealista, e la cartella Électricité del 1931, un portfolio di dieci photogravure realizzato con la collaborazione di Lee Miller, la grande fotografa statunitense prima sua assistente, divenuta poi sua musa e compagna, infine affrancatasi per seguire una carriera del tutto autonoma.

 

«Dipingo ciò che non può essere fotografato, ciò che proviene dall'immaginazione, dai sogni o da una spinta inconscia. Fotografo le cose che non desidero dipingere, le cose che hanno già un'esistenza.»

Con queste parole Man Ray sintetizzava un'intera filosofia dell'arte, nella quale i confini tra le discipline non esistevano e ogni mezzo espressivo era al servizio di un'unica, inesauribile visione creativa.

 

 

Ufficio Stampa

Giancarlo Garoia
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