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Case popolari: la difesa delle famiglie umbre che va contro le politiche discriminatorie della sinistra favoreggiatrice degli extra-comunitari

Le norme regionali per l’assegnazione degli alloggi popolari sono strumenti di equità e giustizia, non di discriminazione: la sinistra, invece, favorisce gli stranieri a discapito delle famiglie umbre oneste in difficoltà, il paradosso della politica della sinistra umbra
Perugia, (informazione.news - comunicati stampa - politica e istituzioni)

La saggezza nell’antica Roma :“primum cives Romanos protege, deinde alios populos adiuva” (prima tutelare i cittadini romani e poi sostenere gli altri popoli)

(Perugia) Negli ultimi giorni si è acceso un acceso dibattito sulla legge regionale umbra riguardante l’assegnazione delle case popolari, con alcune dichiarazioni che hanno sollevato forti polemiche. L’assessore regionale di AVS ha definito “discriminatori” i criteri fissati dalla normativa, accusandoli di penalizzare gli stranieri e di favorire le famiglie umbre più deboli. Tuttavia, questa posizione appare insensata e fuorviante, come sottolineano gli esponenti della Lega Umbria, Riccardo Augusto Marchetti e Paola Fioroni, prima firmataria della legge e responsabile del Dipartimento Economia.

La legge come strumento di equità ma che la sinistra umbra non prende in considerazione: la normativa regionale, approvata con l’obiettivo di garantire trasparenza, equità e rispetto per le famiglie più fragili, non può essere considerata discriminatoria. Al contrario, si tratta di un impianto normativo che mira a selezionare chi ha realmente bisogno di un alloggio pubblico, evitando che le risorse siano dirottate verso soggetti che non rispettano le regole o che non hanno diritto. La legge prevede criteri chiari, come il requisito di residenza minima di cinque anni nella regione e l’assenza di precedenti penali gravi, elementi che tutelano la sicurezza e la legalità all’interno dei quartieri popolari.

Critiche infondate e rischi di ghettizzazione? Macchè, l’assessore Barcaioli e altri esponenti di AVS sostengono che tali criteri siano “discriminatori” e che favoriscano le famiglie straniere rispetto a quelle umbre. Questa interpretazione è sbagliata e distorce il senso della normativa. Eliminare i requisiti di residenza e di affidabilità potrebbe portare a un aumento di immigrati rispetto alle famiglie locali, creando potenzialmente ghettizzazione e tensioni sociali. La legge regionale, invece, si propone di garantire che gli alloggi vadano a chi ne ha più bisogno, senza distinzioni di nazionalità, ma rispettando i principi di “equità e convivenza civile“ guarda caso 8 alloggi su 10 vanno agli stranieri e non alle famiglie umbre e questo non è accettabile per il semplice concetto del principio di sostegno, il parametro dovrebbe essere inverso, 8 famiglie umbre e 2 straniere. 

Quale è il ruolo delle amministrazioni locali? È importante sottolineare che la legge regionale stabilisce i criteri generali, lasciando ai Comuni la responsabilità di gestire le graduatorie e di applicare le regole in modo flessibile e sensibile alle esigenze locali. Se emergono criticità interpretative, la soluzione non è smantellare la legge, ma adottare correttivi e linee guida che chiariscano i punti più delicati. La gestione delle graduatorie deve essere affidata alle amministrazioni comunali, che conoscono meglio il territorio e le sue dinamiche purchè rispettino la salvaguardia e la tutela delle famiglie  bisognose umbre anzichè regalare alloggi a stranieri e mettere sulla strada le famiglie autoctone. 

La lega Umbra afferma che è fondamentale dare protezione alle famiglie umbre oneste: analizzando il vero obiettivo della normativa è tutelare le famiglie umbre che, da anni, attendono un alloggio popolare senza poter accedere alle risorse pubbliche. La legge premia chi vive in condizioni di bisogno autentico e dimostra rispetto delle regole, evitando che gli alloggi ERP diventino terreno di degrado o conflittualità. Difendere questa legge significa proteggere i diritti delle famiglie oneste, la legalità e la coesione sociale.

Su questo tema non si tratta di creare differenze ma di contrastare questa normativa, come fa AVS, equivale ad aprire le porte a forme di discriminazione contro le famiglie umbre che rispettano le regole e sono in attesa di una casa. La vera sfida è garantire che le risorse pubbliche siano distribuite in modo giusto e trasparente, tutelando chi ha più bisogno e rafforzando il senso di comunità. A parità di condizione deve essere protetta la famiglia umbra. La legge regionale, con i correttivi opportuni, potrebbe rappresentare uno strumento di equità e di rispetto per tutti, contro ogni tentativo di strumentalizzazione politica e discriminazione. 

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