Editoria e Media
La fine della grande narrazione
Con la dipartita di figure come Geymonat, De Feo, Toni Negri e anche Gianni Vattimo,in piu i miei professori Giorello e Marino Centrone non scompare solo un gruppo di intellettuali, ma si dissolve la cadenza di una specifica narrazione. Quella cadenza aveva un ritmo potente, intessuto di un ottimismo critico verso la ragione e la scienza Una storia delle idee come critica del linguaggio e rivoluzione epistemologia della conoscenza.
La loro grandezza non risiedeva tanto nelle risposte, quanto nell'aver trasformato la scienza in un atto filosofico radicale. Hanno fatto della fisica, della logica e della matematica non un insieme di formule, ma il campo di battaglia dove la Teoria della Conoscenza combatteva per la propria legittimità e i propri limiti.Oggi, sentiamo il silenzio di quelle voci carismatiche che sapevano tenere insieme il rigore del laboratorio con l'urgenza dell'impegno civile e politico. Quello che scompare è il modello del "gigante" capace di imporre la propria visione con tale forza.Ma il vuoto che percepiamo non è una fine.
È piuttosto un passaggio di testimone silenzioso. L'eredità che ci lasciano non sono le loro conclusioni, ma il loro metodo: l'imperativo a non separare mai l'indagine scientifica dalla riflessione sui suoi fondamenti, né la conoscenza dalla responsabilità etica.La narrazione non è scomparsa; si è frammentata in mille voci. La sfida, per chi è stato loro allievo, è forse quella di trovare oggi una nuova armonia, meno monolitica e più diffusa, che onori il loro lascito: tenere vivo il fuoco sacro del dubbio come motore della comprensione. Marino Centrone mio Maestro a Bari, lui intendeva la filosofia innanzitutto come pratica collettiva: nei corridoi di filosofia, all’Università di Bari, ha animato negli anni degli straordinari percorsi seminariali, in cui docenti, ricercatori, studenti e militanti si sono confrontati sulle questioni decisive del nostro tempo, facendo dialogare filosofia, scienze sociali, cinema, arti.
Marino, che anni addietro aveva studiato la filosofia analitica e l’epistemologia “ortodossa”, aveva poi avviato una decostruzione accorta di quelle categorie, attingendo al post-strutturalismo francese, nonché al pensiero operaista e post-operaista. Il mio ricordo quanto un certo Esposito Costantino mi disse di non fare filosofia perchè il mio Mentore Spirituale era Wittgenstein e Marino Centrone mi disse io lo sempre detto che quello non capisce nulla.La scrittura di Marino, soprattutto negli ultimi anni, giocava a fondere l’esperienza soggettiva con l’oggetto della ricerca: qui è possibile cogliere la consapevolezza, forte, che il sapere acquisisce un senso solo nel vissuto dello studioso, nel caso di Centrone si traduceva in una pratica militante, diretta a trasformare il reale. La torsione interna e fondamentale è che Marino è un filosofo della scienza e quindi tratti di questioni pri-marie alla scienza, ma l’assoluta apologia è che egli ritrova nel pensiero negativo un’autonomia di classe, tutti quei visi che hanno fatto storia, cioè quel tentati-vo silenzioso di fare mondo.
La coscienza di Marino attraversava un fondamento senza essere fondato, si era ormai giunti a una crisi che Thomas Kuhn chiama “tensione essenziale”, cioè quella fase d’incubazione e latenza che prelude a un nuovo pensiero nella comunità scientifica, alla possi-bilità di instaurare un nuovo paradigma. L’idea di fondo è che nella scienza normale gli scienziati adot-tano un certo patrimonio conoscitivo, producono sag-gi, libri coerenti con quel patrimonio scientifico senza mettere in discussione il nucleo originale del pro-gramma di ricerca o del paradigma a cui aderiscono.Questo articolo è una dedica speciale a Marino Centrone.
privato (Leggi tutti i comunicati)
Benediktbeurer Ring, 3
86929 PENZING
salvatoregurrado@yahoo.it
+49 1794581022