Tre donne uccise, trecento famiglie spezzate

L’Umbria non può restare silenziosa: un’emergenza sociale e culturale che richiede azioni concrete, formazione e una responsabilità collettiva contro la violenza di genere
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Perugia, (informazione.news - comunicati stampa - società)

(Perugia) Ci sono numeri che non si leggono, si riportano. Tre femminicidi in un anno. Trecentosedici procedimenti penali aperti per reati da “Codice Rosso”. Trecento misure cautelari adottate nell’immediatezza dei fatti — trecento momenti in cui qualcuno era già in pericolo, trecento volte in cui la macchina della giustizia ha dovuto correre ai ripari. Sono i dati dell’Umbria nel 2025, resi pubblici dal Procuratore Generale di Perugia Sergio Sottani alla vigilia dell’8 marzo, la Festa della Donna. Una festa che, quest’anno più che mai, porta con sé il peso di un’emergenza che non accenna a rientrare. «La violenza di genere continua a rappresentare una delle principali emergenze sociali e giudiziarie del Paese» ha dichiarato Sottani. Parole nette, pronunciate con la consapevolezza di chi conosce i fascicoli, i nomi, le facce.

Tre donne uccise, trecento famiglie spezzate
Procuratore Sottani

Parole che non lasciano spazio all’ottimismo facile, ma che chiamano tutti — istituzioni, comunità, singoli cittadini — a una responsabilità collettiva e urgente. Perché accade ancora? Perché la violenza di genere non nasce dal nulla. Cresce nel silenzio delle case, nell’isolamento, nella normalizzazione di dinamiche di controllo e sopraffazione che spesso iniziano molto prima che si alzino le mani. Cresce dove manca la cultura del rispetto. Dove la parola “no” non viene riconosciuta come sacra. Dove una donna che chiede aiuto non sa a chi rivolgersi, o ha paura di non essere creduta.

La repressione giudiziaria è necessaria, indispensabile. Ma da sola non basta. Lo sa bene il Procuratore Sottani, che ha sottolineato come alla risposta penale debbano affiancarsi «formazione, sostegno e prevenzione». Tre parole che sembrano tecniche, ma sono profondamente umane. Significano: insegnare prima che accada. Sostenere chi soffre. Prevenire ciò che è ancora evitabile.

Dove entra la comunità. Dove entra Libertas Margot. Ed è qui — esattamente qui — che le associazioni del territorio scelgono di stare. In un panorama in cui i numeri fanno paura e le istituzioni faticano a tenere il passo, sono spesso le realtà locali, le associazioni nate dal basso, le persone che si impegnano nel volontariato culturale e sociale, a fare la differenza più concreta. L’associazione Libertas Margot, ha scelto di agire su più fronti, con una visione che è insieme culturale e concreta, artistica e profondamente sociale. Da un lato, con DONNA D’ARTE, ideato e realizzato da Simona Ambrosio , ha portato in piazza non uno slogan, ma un’esperienza. Ha detto che una donna non è solo vittima da proteggere — è creatrice, è voce, è forza, è storia da raccontare. E lo ha detto davanti a un pubblico variegato, intergenerazionale, commosso: perché il cambiamento culturale parte da lì, da quegli sguardi che si incrociano e riconoscono qualcosa di vero.

Tre donne uccise, trecento famiglie spezzate
Libertas Margot

Dall’altro, Libertas Margot gestisce lo Sportello Autori di Maltrattamenti — una realtà unica in tutta l’Umbria, che affronta il problema della violenza di genere da una prospettiva rara e coraggiosa: quella di chi ha sbagliato. Lo sportello propone percorsi psico-rieducativi per i soggetti condannati per maltrattamenti, con l’obiettivo di interrompere il ciclo della violenza alla radice, lavorando sulla consapevolezza, sulla responsabilità personale e sul cambiamento reale dei comportamenti. Perché prevenire la recidiva non è giustificare chi ha commesso violenza. È proteggere le prossime vittime. È un approccio che richiede coraggio istituzionale e umano. Che riconosce come la sicurezza delle donne passi anche — e non solo — attraverso la trasformazione di chi le ha messe in pericolo. Una visione integrata, rara nel panorama regionale, che fa degli specialisti di Libertas Margot, con il suo Direttore scientifico Dott. Federico De Salvo, un punto di riferimento non soltanto per le vittime, ma per l’intero sistema di contrasto alla violenza di genere in Umbria. Informare. Sensibilizzare. Dare strumenti.

Tre donne uccise, trecento famiglie spezzate
Simona Ambrosio

Costruire reti di fiducia. Dire alle donne: non sei sola. Dire agli uomini: il rispetto non si negozia. Dire a chi ha già sbagliato: puoi cambiare, e devi farlo. Questo è il lavoro che Libertas Margot fa ogni giorno.

Questo è il lavoro che conta. Le scarpette rosse sul palco. Le storie fuori dal palco. Le scarpette rosse — simbolo universale di chi non ce l’ha fatta — non devono restare solo un’immagine potente da condividere il 25 novembre o l’8 marzo. Devono diventare una presenza costante nella nostra coscienza civile. Un promemoria che cammina con noi tutto l’anno. Perché le tre donne uccise in Umbria nel 2025 non sono una statistica.

Avevano un nome. Avevano una storia. Avevano qualcuno che le amava e qualcuno che avrebbe dovuto farlo, e invece ha scelto la violenza. Non possiamo restituirle la vita. Ma possiamo fare in modo che la loro morte non sia stata inutile. Possiamo continuare a lavorare, a parlare, a fare cultura, a riempire sale e piazze di consapevolezza — e possiamo farlo con la stessa determinazione con cui Libertas Margot e il suo presidente Massimo Pici ogni giorno costruiscono, pezzo dopo pezzo, una comunità più giusta e più sicura per tutte. Finché ce ne sarà bisogno. E purtroppo, ce n’è ancora tanto.

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