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PARITÀ. LEGGE QUADRO, PARERE POSITIVO IN COMMISSIONE: "STOP VIOLENZA SULLE DONNE E MAGGIORE RAPPRESENTANZA DI GENERE". FI-PDL ATTACCA: "APPROCCIO IDEOLOGICO"

Un progetto di legge con luci, a partire “dall’impegno, completamente condiviso, contro la violenza e la discriminazione e per una maggiore rappresentanza delle donne”, e qualche ombra, stando a Fi-Pdl e Lega Nord, con i primi che denunciano l’"approccio ideologico" del provvedimento.
Bologna, (informazione.news - comunicati stampa - politica e istituzioni) Un progetto di legge con luci, a partire “dall’impegno, completamente condiviso, contro la violenza e la discriminazione e per una maggiore rappresentanza delle donne”, e qualche ombra, stando a Fi-Pdl e Lega Nord, con i primi che denunciano l’"approccio ideologico" del provvedimento.
In uno dei suoi ultimi passaggi in commissione prima del voto in Aula, il progetto di “Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere”, redatto dalla commissione regionale per la Promozione di condizioni di piena parità tra donne e uomini su mandato unanime di tutti i gruppi, ha ricevuto il parere positivo in sede consultiva dalla commissione Cultura, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport, presieduta da Giuseppe Pagani, riunita in seduta congiunta con la commissione Parità, presieduta per l’occasione da Rita Moriconi (Pd). Voto favorevole di Pd e Mauro Malaguti (Gruppo Misto), voto contrario di Fi-Pdl, astensione della Lega Nord.
Le critiche di Andrea Leoni (Fi-Pdl) partono dall’articolo della legge dedicato al linguaggio di genere: “Siamo davanti alla dittatura ideologica del pensiero, a un vero e proprio tentativo di indottrinamento, i titoli si assegnano al ruolo, non alle persone”. Leoni si dice poi “basito” per il capitolo relativo alla medicina di genere, e accusa: “Noi di certo condividiamo l’impegno contro la violenza e la discriminazione, e sono un bene gli sforzi per garantire una maggiore rappresentanza delle donne nelle istituzioni- spiega-, ma l’approccio ideologico getta troppe ombre sulla legge, è evidente che si tratta solo di una bandiera da spendere prima delle elezioni regionali, tanto che oltre la metà della legge rimarrà solo su carta”.
Stefano Cavalli (Lega Nord) interviene per “annunciare già da ora, per coerenza, che su alcuni articoli siamo nettamente contrari, condividiamo l’impianto e l’impegno su temi come la violenza ma- sostiene- nonostante l’adesione come firmatario del nostro capogruppo ci sono alcuni punti che non possiamo accettare”.

Di opinione differente, invece, Mauro Malaguti (Misto), vicepresidente della commissione Parità: “L'approccio sbagliato è quello di chi vede ideologia nel semplice rispetto dei ruoli e delle parti, la cronaca di ogni giorno è dominata da femminicidi o altri casi di violenza sulle donne, una norma che intervenga a favore della parità di genere è a dir poco necessario per costruire le basi per una società più giusta dove questi eventi tragici non possano più ripetersi”.
La posizione delle forze di opposizione porta alla reazione da parte dei consiglieri di maggioranza: Paola Marani (Pd) rivendica il “valore intellettuale della legge e la portata culturale di elementi dal forte impatto simbolico, altro che impostazione troppo ideologica”. Per Thomas Casadei (Pd) “non si può parlare di ideologia quando ci preoccupiamo di affrontare problematiche reali per tutti, con un approccio improntato alla diffusione di un rispetto reciproco”. Monica Donini (Fds) ricorda “l’incentivo al protagonismo femminile che nasce con questa legge” e rimarca “il principio di autodeterminazione della soggettività femminile che ha ispirato la norma”. Anche l’assessore alle Pari opportunità, Donatella Bortolazzi, inteviene per sottolineare “l’importanza e l’efficacia di questa legge, che alzerà ulteriormente la qualità delle politiche di genere in Emilia-Romagna, eventuali mancanze le vedremo al momento dell’applicazione, e capiremo così cosa c’è da fare e interverremo di conseguenza”.

La presidente della commissione Parità e relatrice del progetto di legge, Roberta Mori, ha aperto e chiuso la fase di dibattito, portando l’attenzione “sulla prevenzione e il contrasto alla violenza di genere, che è il fine ultimo di tutta la legge quadro attraverso la diffusione di una nuova mentalità” e “sulla democrazia paritaria, che grazie a questa legge sarà finalmente effettiva già a partire dalle prossime elezioni regionali”. Mori respinge poi al mittente le critiche sul linguaggio di genere, ricordando che “la lingua non si impone ma cresce con l’evolversi delle culture, ed è ora di adeguarci”, e ribadisce il concetto di legge quadro, sottolineando che “attendendoci esclusivamente alle competenze avremmo scritto nemmeno metà legge, ma il punto di forza di questa norma è proprio il suo affrontare in maniera organica, per intervenire e correggere, tutti gli ambiti dove ancora oggi purtroppo assistiamo a discriminazioni di genere”.
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