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INTERVISTA- Abbracciami, Roma”: la rete, la vita e l’amore secondo Daniele Civinini

Nel suo nuovo romanzo, Daniele Civinini ci riporta ai tempi dei modem a 56k, delle prime chat e dei sogni condivisi sullo schermo. «Abbracciami, Roma» è un tributo alla generazione che ha trovato nell’incontro virtuale un modo per conoscersi davvero, tra emozioni sincere e fragilità autentiche.
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Daniele, è un piacere averti qui. “Abbracciami, Roma” è pieno di relazioni nate nel silenzio delle stanze. Cosa rende questi legami così intensi e indimenticabili?

Sicuramente l'autenticità di quei primi rapporti nati nelle primissime chat, muovendosi con estrema lentezza e con i piedi di piombo.

Spesso poi, si trattava anche di primi amori o primi grandi amori il che li rendeva completamente indelebili marchiando a fuoco cuore, mente e anima. Riguardo ciò, cito sempre i due capitoli di Love&Death dove un appena maggiorenne Daniele, in barba a tutti i problemi finanziari che si possono avere a quell'età, si era imbarcato completamente alla   cieca in una personale odissea partendo alla volta di Roma per incontrare un ancora più       giovane Ilaria.

Fughe romantiche, viaggi clandestini in completo silenzio, messaggi e chat notturne, baci di fuoco e abbracci dati con talmente tanto amore da strangolarti... come poter dimenticare quei batticuori?

Il romanzo trasmette molta tenerezza, ma anche solitudine. Che ruolo ha la solitudine nella tua scrittura?

A essere sincero, non ho molto tempo per scrivere. Quasi l''intera mia produzione avviene durante le pause pranzo a lavoro, metto su un po' di musica a caso, mi siedo e inizio a scrivere. Allora lì resto solo con i miei pensieri e come sono solito dire, vomito nero su bianco.

Tuttavia non vedo la solitudine come un male, anzi, è un piacere che pochissimi riescono a godersi a pieno: prendersi un attimo per sé, riflettere con calma, respirare profondamente senza nessuno che ti metta fretta. Credo sia uno stato meraviglioso se lo si sa domare e lo si è fatto proprio.

Dempsey si dona, ma si trattiene: è un equilibrio che riconosci anche nella tua esperienza personale?

Mi piacerebbe riuscire ad aver la bravura del protagonista nel saper dosare me stesso; tuttavia, passo da un estremo a un altro con una tale facilità da sbalordire le persone che ho davanti. Quello che fa Dempsey tuttavia è frenarsi: segue l'istinto per paura di tradirsi e mostrare una parte di sé che magari aborra o che lì, in quel frangente, in quella situazione, non deve saltar fuori. Proprio per questo ho cercato di farlo sembrare e sentire esattamente come Serse, un dio caritatevole, un padre severo ma buono e giusto, in modo che riesca a equilibrarsi senza commettere errori o fare passi falsi.

Hai scritto un libro che parla di chi si è sentito ai margini. Ti rivolgi a qualcuno in particolare?

In primis il libro è scritto e dedicato a tutti quei ragazzi e quelle ragazze che erano soliti chattare, ma soprattutto a colore che vennero a quel primo indimenticabile meeting.

In secundis, a tutte quelle persone che si sentono strane, emarginate e che si sentono non far parte, in qualche modo della società standard. Se questo libro riesce a farli sentire accettati, e ad accettarsi non posso che essere contento.

Come i protagonisti hanno capito, si può trovare casa anche dentro una chat, un libro, un locale, una stazione...

https://www.edizionimontag.it/catalogo/abbracciami-roma/

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