A Biografilm il documentario di Elsa Amiel "Dentro" : l'esperienza di Armando Punzo nel carcere di Volterra

Un magnifico dialogo tra teatro e cinema, che trasforma lo spazio carcerario in un'esperienza di libertà e riflessione
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Ancona, (informazione.news - comunicati stampa - arte e cultura)

A Biografilm il documentario di Elsa Amiel "Dentro" ,  dopo il debutto di successo a Visions du Réel, a Nyon, dove ha ricevuto il Premio Interreligioso per un film che "mette in luce il tema della solidarietà umana". 

 A Bologna, dove la regista francese ha presentato questo magnifico dialogo tra teatro e cinema,  che trasforma lo spazio carcerario in un'esperienza di libertà e riflessione, la incontriamo con Armando Punzo che, nel carcere di Volterra, sperimenta da anni una singolare pratica artistica con detenuti condannati a lunghe pene, creando con loro le sue opere teatrali.

 Di lui dice:

"Chiunque lo veda lavorare, pensare e incarnare le idee attraverso i corpi degli altri, ne trae un  insegnamento », sottolinea Amiel. Ciò che colpisce di più è il suo impegno quotidiano: quest'uomo si è recato  in prigione ogni singolo giorno  per oltre 38 anni. In lui c'è una coerenza totale tra la sua etica di creatore e pensatore, di regista e di essere umano".

 Elsa Amiel ha iniziato a sviluppare il suo progetto poco dopo la prima del suo film d'esordio Pearl , del 2018, dopo essersi imbattuta, appunto, nell'opera di Armando Punzo, regista teatrale di fama, premio alla carriera della Biennale di Venezia nel 2023,  che ha trascorso gli ultimi decenni all'interno del carcere a Volterra, spinto da una profonda passione artistica a creare opere con i detenuti, tutti condannati a lunghe pene.

 Entro i confini del penitenziario, incoraggia i condannati a esprimersi nel modo più libero possibile, trasformando la loro vita dietro le sbarre in un inaspettato veicolo di libertà, almeno a livello creativo. Il lavoro di Punzo e della Compagnia della Fortezza si svolge all'interno di quell'edificio che, pur tenendoli rinchiusi, li libera. 

Una simile prospettiva sul teatro e sull'importanza di un'esperienza creativa collettiva è uno dei motivi per cui Elsa Amiel, figlia di un artista teatrale (il mimo svizzero Jean-Pierre Amiel) e già interessata a come i corpi vengono rappresentati sullo schermo, è stata attratta da questo spazio chiuso che l'immaginazione può aprire, con l'aiuto dalla visione cinematografica.

  Nel documentario, alcuni uomini sono assorti nella lettura, a Volterra, un carcere di massima sicurezza dove, dal 1988, Punzo si è rinchiuso con detenuti che scontano lunghe pene per creare spettacoli impegnativi e audaci., dove il teatro è uno stile di vita. l'opportunità di creare collettivamente, di offrirsi allo sguardo degli altri, dentro e fuori dalle loro celle.

Sfocando i confini spaziali tra interno ed esterno, la macchina da presa di Elsa Amiel indugia sull'espressività di un volto, improvvisamente animato dalle parole, catturando un attore che prova un gesto nei corridoi del carcere, ogni angolo dei quali sembra intriso dell'energia del teatro.

Scene girate perlopiù all'interno delle mura del carcere: nella sala riservata alla compagnia, dove attori e regista concepiscono il loro prossimo spettacolo, e nel cortile esterno, dove si dedicano all'esplorazione teatrale . In questi spazi relativamente piccoli e ristretti, la regista utilizza la profondità di campo per far risaltare i protagonisti, inserendoli al contempo nel contesto circostante. 

Il montaggio si avvolge a spirale verso l'interno, rifiutando la linearità convenzionale delle prove e delle rappresentazioni. Perché presto altri entreranno, a loro volta, nella magia delle parole per incarnare "le nostre" reclusioni. 

Dentro accompagna questi detenuti che, corpo e anima, trasformano la loro reclusione in una paradossale esperienza di libertà, ponendoci meno fuori dal mondo e, precisamente, nel suo cuore stesso. 

Pertanto, il titolo "Dentro" si riferisce non solo alla condizione dei detenuti, ma anche alle infinite idee ed energie che racchiudono e che non vedono l'ora di liberare.  E questo vale non solo per i detenuti, ma anche per Punzo stesso che ad un certo punto del documentario, con la sua voce fuori campo, spiega di non star cercando di "salvare" nessuno: "In realtà il problema sono io, con questioni irrisolte con la realtà, con il mondo. Ho bisogno di lavorare con le persone per approfondire questi interrogativi".

Regia, sceneggiatura: Elsa Amiel
Produttori: Eugénie Michel-Villette, Lionel Baier, Agnieszka Ramu
Fotografia: Paulina Pisarek, Elsa Amiel
Musica: Fred Avril
Suono: Antoine-Basile Mercier, Marc Thill, Xavier Lavorel, Rémi Chanaud, Louis-Julien Pannetier, Théo Viroton
Società di produzione: Les Films du Bilboquet, Bande à part Film, RTS Radio Télévision Suisse

In italiano, durata 95 minuti

Ufficio Stampa

Giancarlo Garoia
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