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INTERVISTA- “Sharia - Il viaggio verso la vita”, quando la scrittura arriva dall’anima

Sara Galea racconta un libro che non ha scritto con la mente, ma che sembra esserle stato dettato da una voce interiore. Pagine nate in silenzio, durante risvegli notturni, che aprono varchi profondi tra realtà, simbolo e coscienza, trasformando il dolore in consapevolezza.
Roma, (informazione.news - comunicati stampa - editoria e media)

Bentrovata, Sara. Come hai scelto il titolo del romanzo “Sharia - Il viaggio attraverso la vita”?

Bentrovato.

Questo titolo è emerso in un sogno. Mi sono svegliata di notte, verso le tre, in quello stato di dormiveglia in cui il sogno sembra ancora proseguire. In quel momento una figura, il personaggio del sogno, che si trovava in una sorta di passaggio, mi ha chiesto di scrivere un libro, dicendomi che sarebbe stato come una palestra e che avrebbe dovuto chiamarsi proprio così: Sharia il viaggio verso la vita. Nel sogno stesso ho immaginato di doverlo annotare su un foglio, e così ho fatto, mi sono alzata e l’ho scritto. La mattina dopo, mentre facevo le cose di casa, passando accanto alla scrivania ho notato quel foglio di carta e mi sono ricordata del sogno, e del titolo. In un primo momento quel nome mi ha fatto tentennare, perché mi ricordava la sharia islamica, provocando un attimo di esitazione. Ricordo invece di essermi messa poi al computer per cominciare a scrivere il libro, ma senza riuscirci, e così sono andata a cercare il significato più profondo del nome. È stato bellissimo, perché di là del significato che tutti conosciamo e che può generare paura, ho scoperto che sharia significa “la strada da seguire, la via verso la verità, il cammino, la via”. A quel punto mi sono detta che forse era arrivato il momento di andare oltre certi automatismi mentali, di superare i limiti del pensiero comune e guardare le parole per ciò che sono davvero, nella loro accezione originaria, e non solo per le interpretazioni che ne derivano da religioni, filosofie o sistemi di potere. Traducendo quel titolo, ne usciva un significato bellissimo:

la via verso la verità è il viaggio verso la vita.

Così ho capito che non potevo cambiare quel titolo. Se davvero dovevo portare avanti questo cammino, potevo farlo esattamente soltanto per come mi era stato affidato, e da lì ho confermato il titolo: Sharia il viaggio verso la vita. C’è un dettaglio, però, che quella mattina è tornato alla mia memoria con assoluta chiarezza: il nome doveva essere scritto con la S, la A, la R e la A maiuscole, quindi Sharia. Perché in quel nome, che rappresenta il progetto dell’anima, ovvero il viaggio per ritrovare il senso della propria vita, c’era anche il mio: Sara. Così è nato il titolo: Sharia il viaggio verso la vita. Sharia, che si pronuncia come aria. L’editore in fase di contratto aveva messo per iscritto che si riservava di cambiarlo, ma di fronte alla mia volontà di non volerlo cambiare, a costo di non pubblicarlo, lo ha lasciato così. So che questo mi penalizza, perché molti si fermano al titolo, ma questo è un libro che deve andare dove deve arrivare, gli altri possono leggere i milioni di libri con titoli allettanti e più o meno commerciali.

Hai attinto a esperienze personali, oniriche o meditative?

Nonostante, nel momento in cui ho iniziato a scrivere Sharia il viaggio verso la vita, arrivassi da un lungo percorso interiore fatto di meditazione, sogni lucidi, , onirici, ipnosi, esperienze trascendenti e molte tecniche introspettive, anche di tipo psicoanalitico, posso dire che questo libro non sia nato da un’intenzione cosciente. È stato scritto esclusivamente di notte, perché così mi era stato chiesto in sogno. Ogni volta che cercavo di scriverlo durante il giorno, infatti, accadeva qualcosa di inspiegabile: la mente non collaborava, si svuotava, e ogni capacità espressiva sembrava svanire. Solo durante i risvegli notturni, in quel passaggio delicato tra sogno e coscienza, le parole fluivano. Per questo, nonostante tutto il cammino fatto, posso dire di non aver attinto direttamente, in modo consapevole, a quelle esperienze. Credo però che sia evidente che quel percorso abbia lasciato il segno. Ogni pratica, ogni immersione, ogni visione ha trovato una via per emergere. È come se il libro sia nato da un luogo più profondo, uno spazio interiore che non appartiene alla mente pensante, ma a una coscienza più vasta, più silenziosa, e forse proprio per questo il testo è riuscito a scendere in profondità. Ho scritto in uno stato che potrei definire di trance naturale, in quella soglia in cui il confine tra veglia e sogno è sottile, e la mente è ancora rallentata, quasi letargica, ed è li in quello spazio che credo che tutto ciò che avevo vissuto prima si sia intrecciato nel libro.

 C’è un personaggio con cui hai empatizzato maggiormente?

Sì. Me ne sono resa conto soltanto poco prima di pubblicare questo libro, iniziato ventidue anni fa e terminato dopo quindici anni di scrittura. Effettivamente, fino a quel momento, non me n’ero resa conto invece, in prossimità della pubblicazione, mi è apparso tutto molto chiaro: ero entrata fortemente in empatia con Roiviel. Nel libro, lui è ritratto come un amico importantissimo per Sharia, ma nella vita era mio marito, Oliviero.Ecco, nel libro ho giocato con il suo nome, l’ho trasformato. Oliviero è diventato Roiviel, e poi Roiviel è diventato un Veliero. Anche questo, in un certo senso, lo ho vissuto come un passaggio simbolico, una metamorfosi. Una trasmutazione poetica che è avvenuta in modo naturale, non studiata, come se fosse già scritta da qualche parte, e come accade nei sogni, ha preso forma da sola. Mi sono accorta anche di un’altra cosa, rileggendo alcuni capitoli, poco prima di pubblicare il libro, ho realizzato di aver scritto dieci anni prima, che accadesse, che lui si sarebbe ammalato e sarebbe morto. Quando l’ho riletto, mi ha fatto troppo male, mi sono sentita morire, come se avessi suggerito io al destino di farlo accadere. Così ho deciso di togliere alcune parti, quelle in cui lo ritraevo già venuto a mancare, lasciandone soltanto una, bellissima, magica. Lui è diventato un Veliero, e io un’altra imbarcazione, la Galea. Siamo insieme in mare aperto, lo affianco e lo porto via dagli abissi, dal suo dolore, dalla malattia, lo porto verso l’ alto, lo sollevo dall’ombra e lui, fiero, illuminato dal sole, sulle acque increspate comincia a navigare verso la sua luce, verso la sua vita. Soltanto dopo mi sono resa conto di aver descritto, senza saperlo, gli ultimi tre mesi e mezzo della sua esistenza quando, nonostante fossimo separati da vent’anni, gli sono rimasta accanto per tutto il tempo, insieme ai nostri figli, navigando insieme fino a lasciarlo andare verso la luce. Li ho capito di aver scritto questo libro senza rendermi conto di cosa scrivessi, altrimenti avrei cancellato nel momento stesso in cui manifestavo quelle parole, o forse non avrei scritto proprio nulla di ciò. Insieme a Sharia ho scritto il futuro… ho navigato nell’ energia della vita, attraversando degli spot che forse mi hanno segnata

Quanto c’è di autobiografico nel romanzo?

Non è un’autobiografia, ma dell’anima sì, lei ha scritto, e lo ha fatto con voce propria. In Sharia il viaggio verso la vita compaiono lampi, suggestioni, piccoli flash di vita reale: l’infanzia, qualche eco dell’adolescenza, ma non è la mia storia, è il percorso dell’anima. È un libro animografico. Io scrivevo di notte. Era come se l’anima si prendesse la penna e mi conducesse altrove. Apparivano immagini, simboli, rivelazioni che sembravano nascere da dentro, ma andavano oltre me. Solo dopo, ascoltando chi lo aveva letto, ho capito, tutti dicevano la stessa cosa: “È come se Sharia parlasse con me”, allora ho compreso: forse quell’anima non era solo mia. Forse Sharia è un ponte tra chi ha scritto e chi legge. Tra l’invisibile e il possibile. Forse…La trama? Non è reale. Non esistono quei due gemelli. Io non sono un’archeologa subacquea, è un’invenzione dell’anima sì, ma orchestrata con simboli e archetipi vivi, con portali interiori, visioni. Sogni. Certo, alcune suggestioni sono esistete anche fuori dalla carta. Come il viaggio ad Assisi. Quel viaggio l’ho fatto davvero, da adulta, con i miei genitori. Conobbi il profeta che predisse il terremoto. Incontrai luoghi, sguardi, ma nel libro Assisi diventa un varco interiore, un pellegrinaggio dell’anima. Rileggendolo, da osservatrice, mi accorgo che ogni pagina porta in superficie ciò che ho seminato in più di trent’anni di ricerca interiore. Tecniche olistiche, visioni, trasformazioni. Tutto si è mosso prendendo forma nella scrittura. È come se si sono attivati i codici invisibili della mia esistenza: l’anima, il tempo, la memoria del corpo, la voce dello spirito, il passato, il presente. Ci sono l’energia, la creazione, l’universo, e tutte le dimensioni dell’esistenza. C’è tutto, tutto tranne la mia vita. Quella è rimasta in me, racchiusa, come un’esperienza di crescita, una comparsa silenziosa venuta ad accompagnare il viaggio dell’anima, l’anima della vita.

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