Al Museo Civico Archeologico di Bologna "Elliott Erwitt. L'arte di osservare", fino al 28 Febbraio 2027

"La fotografia come ideale fuggevole: l'istante in cui tutto combacia", mostra a cura di Biba Giacchetti e organizzata da Civita Mostre e Musei in collaborazione con il Museo Civico Archeologico del Comune di Bologna
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ELLIOTT ERWITT L'ARTE DI OSSERVARE  al Museo Civico Archeologico di Bologna (Via dell'Archiginnasio 2), fino al 28 Febbraio 2027.

 Curatrice: Biba Giacchetti.

Organizzazione: Civita Mostre e Musei in collaborazione con il Museo Civico Archeologico del Comune di Bologna.

 Circa 100 fotografie divise in cinque sezioni, che uniscono scatti iconici a immagini inedite provenienti dalla collezione privata del fotografo.

"La fotografia come ideale fuggevole: l'istante in cui tutto combacia"

 Erwitt racconta, con la sua ironia, uno spaccato della storia e del costume del Novecento: in circa 100 immagini, i famosi ritratti di Che Guevara che sorride, di Kerouac, di Marlene Dietrich, e fotografie che hanno fatto la storia, come quella di Jackie Kennedy al funerale del marito o di Nixon e Krusciev, con il dito puntato di Nixon. un messaggio della storia che spinge ed altera la percezione di chi osserva.

Presenti anche i celebri scatti di Marilyn Monroe, diva che Erwitt conosceva bene e che ci restituisce in una versione insolita, pensosa e priva di pose e maschere, oppure nel pieno del suo personaggio all’interno del poderoso set di The Misfits, che segnò la fine di un’epoca, la fine del suo matrimonio con Arthur Miller, lo sceneggiatore, ma anche l’ultimo film con Clark Gable, che morirà poco dopo le riprese.

Nel percorso espositivo anche le foto dei suoi amati cani, metafora del genere umano a cui Erwitt ha dedicato numerosi libri, e un portfolio di immagini dedicate all’amore, fra queste il bacio di due innamorati riflessi nello specchietto dell’auto al tramonto, rimasta a lungo nel suo archivio e riscoperta in tempi recenti.

 Ci sono poi foto private, come quella alla sua primogenita Ellen, ancora neonata osservata nel letto dalla madre, e gli autoritratti di Erwitt segno distintivo della sua grande autoironia.  

Elliot Erwitt, l’uomo dietro alle foto

Elliot Erwitt, deceduto nel 2023 a 95 anni, è riconosciuto come uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi. I libri di Erwitt, i saggi giornalistici, le illustrazioni e le sue campagne pubblicitarie sono apparse su pubblicazioni di tutto il mondo per oltre quarant’anni.

 Nato a Parigi da una famiglia di emigrati russi, passa i suoi primi anni in Italia, a Milano. A 10 anni, si trasferisce in Francia con la sua famiglia e da qui negli Stati Uniti, nel 1939, prima a New York e, due anni dopo, a Los Angeles. 

Durante i suoi studi alla Hollywood High School, Erwitt lavora in un laboratorio di fotografia che sviluppa stampe “firmate” per i fan delle star di Hollywood.  

La grande opportunità gli viene offerta dall’incontro, durante le sue incursioni newyorchesi a caccia di lavoro, con personalità come Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker, che amano le sue fotografie al punto da diventare i suoi mentori. Nel 1949 torna in Europa, viaggiando e immortalando realtà e volti in Italia e Francia. Questi anni segnano l’inizio della sua carriera di fotografo professionista. Chiamato dall’esercito americano nel 1951, continua a lavorare per varie pubblicazioni e, contemporaneamente, anche per l’esercito stesso, mentre soggiorna in New Jersey, Germania e Francia. 

 Nel 1953, congedato dall’esercito, Elliott Erwitt viene invitato da Robert Capa, socio fondatore, a unirsi a Magnum Photos in qualità di membro fino a diventarne presidente nel 1968 per tre mandati. Oggi Erwitt è riconosciuto come uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi. I libri di Erwitt, i saggi giornalistici, le illustrazioni e le sue campagne pubblicitarie sono apparse su pubblicazioni di tutto il mondo per oltre quarant’anni. 

Pur continuando il suo lavoro di fotografo, Elliott Erwitt negli anni Settanta comincia a girare film. Tra i suoi documentari, si ricordano Beauty Knows No Pain (1971), Red White and Blue Grass (1973), il premiato dall’American Film Institute The Glass Maker of Herat (1997). Negli anni Ottanta Elliott Erwitt produce diciassette commedie satiriche per la televisione per la Home Box Office. 

Tra le sedi espositive più prestigiose dove Erwitt ha presentato i suoi lavori si segnala: Museum of Modern Art e International Centre of Photography a New York, Scavi Scaligeri a Verona, The Chicago Art Institute, The Smithsonian Institution a Washington, The Museum of Modern Art a Parigi (Palais de Tokyo), The Maison Européenne de la Photographie di Parigi,  Museo Reina Sofia Museum di Madrid, The Barbican a Londra, The Royal Photographic Society a Bath, The Museum of Art of New South Wales a Sydney, Spazio Oberdan e MUDEC a Milano, International Center of Photography a New York,  Casa dei Tre Oci a Venezia, Reggia di Venaria Reale a Venaria, Palazzo Ducale a Genova, altre diverse sedi asiatiche e molte altre.  

Ufficio Stampa

Giancarlo Garoia
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