Tra diario personale e sguardo collettivo
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Nel disco parli molto di generazioni e di cambiamento culturale. Pensi che la tua musica possa avere anche una funzione sociale o preferisci che resti un racconto personale?
Ho sempre detto che mi piace quando mi dicono “che bella canzone” ma che preferisco di gran lunga quando mi dicono “grazie per quello che hai scritto”.
In "Bologna" celebri la tua città senza nasconderne i difetti. È una metafora del tuo modo di amare le persone, accettandone limiti e contraddizioni?
A pensarci bene, io sono un po’ così. Ma ciò non toglie che Bologna, secondo me, sia una delle città più belle del mondo. Anche a Milano manca il mare e non c’è il traffico… ma non è bella come Bologna.

Alcuni brani scelgono una struttura lineare e immediata. Hai mai sentito la tentazione di osare di più dal punto di vista compositivo, magari rischiando qualcosa in termini di immediatezza?
Io sono una persona abbastanza diretta nella vita. Questa cosa si rispecchia anche nei miei testi. Senza troppi giri di parole, cerco di farmi capire e di convincere nell’ immediatezza l’ interlocutore.
Se tuo figlio tra vent’anni ascolterà questo album, quale canzone vorresti che sentisse più vicina al vero te stesso di oggi?
Probabilmente sarò sempre il papà di “Piccolo astronauta” e spero che i miei testi lo aiutino a muoversi nella società giungla di oggi.
https://open.spotify.com/intl-it/album/17Ty77LkwafKSAOJEccvQ7?si=xKMSHHeKTIiTe-Vni8MiVQ
Ufficio Stampa
Cristiano Romanelli
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