Una visita che parla al cuore: l’incontro tra il Presidente Begaj e la comunità arbëreshë di Ururi
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Ururi, 18 ottobre 2025
A volte succedono cose che, anche se si svolgono in luoghi piccoli e magari un po’ fuori dai grandi eventi, riescono comunque a lasciare il segno. È il caso della visita che il Presidente dell’Albania, Bajram Begaj, ha fatto di recente a Ururi, un paese molisano dove ancora oggi vive una comunità arbëreshë — discendenti degli albanesi arrivati in Italia da oltre cinque secoli.
È stata una giornata molto intensa, carica di emozione. Non solo perché un capo di Stato ha visitato un piccolo centro, ma per quello che quella visita ha significato per tante persone: un riconoscimento, un segnale che la memoria, le tradizioni e le lingue minoritarie contano ancora, che non sono relitti del passato, ma ricchezze vive.

Durante la cerimonia, è stato inaugurato un monumento a Giorgio Castriota Skanderbeg, l’eroe nazionale albanese. Per gli arbëreshë, Skanderbeg è molto più di un personaggio storico: è un simbolo di identità, di resistenza, di orgoglio culturale. Quel momento — semplice, ma molto sentito — ha toccato corde profonde, soprattutto per chi, come molti arbëreshë, si sente tra due mondi: quello dell’appartenenza originaria e quello della vita quotidiana italiana.
Quello che mi ha colpito — e che mi fa pensare anche come insegnante — è quanto sia importante tenere vive queste radici. Le lingue minoritarie, come l’arbëreshë, portano dentro di sé secoli di storia, di migrazioni, di incontri. Eppure, spesso vengono dimenticate, come se non avessero più nulla da dire. Ma è proprio il contrario: hanno tanto da insegnarci, anche oggi.
Il Presidente Begaj ha avuto con la sindaca di Ururi, Laura Greco un dialogo sincero, umano, che ha mostrato come la politica — quando è fatta bene — può avvicinare le persone e costruire legami veri, non solo accordi formali. In fondo, eventi come questo ci ricordano che la storia non è qualcosa che sta nei libri, ma che può prendere vita, farsi presente, diventare promessa di futuro.
Da insegnante, porto via da questa storia un messaggio : se non trasmettiamo alle nuove generazioni il valore di queste identità, rischiamo di perderle per sempre. E sarebbe un peccato, perché dentro ogni lingua minoritaria c’è un mondo intero. Sta a noi fare in modo che quel mondo non venga dimenticato.
Ufficio Stampa
Antonio De Cristofaro
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Italia
a.decristofaro7@virgilio.it




