"Il Viaggio dei Sapori" – La cucina poetica di Giuliano Spina
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Abbiamo intervistato lo chef Giuliano Spina. È stata una telefonata di 40 minuti dove spiegava le sue ragioni che lo hanno sempre portato a lavorare fuori dalla sua terra. E la cosa più interessante è la sua poesia di cucina mentre ha raccontato le sue emozioni.
"La mia cucina è un viaggio. Un viaggio che non conosce frontiere, un pellegrinaggio sensoriale dove ogni ingrediente è una parola e ogni piatto è una poesia."
"Quando penso alla cucina internazionale, non penso a un insieme di ricette lontane e confuse. Penso a una tavola che accoglie. Una tavola dove la cannella del Maghreb stringe la mano alla soia giapponese, dove il lime del Messico danza con l’olio extravergine d’oliva."
Il cuore mediterraneo
Il mio cuore batte forte per il Mediterraneo. Ma attenzione, non solo per l’Italia — che amo profondamente — ma per tutto il Mediterraneo. Perché il Mediterraneo non ha un solo passaporto.
La cucina mediterranea è Italia, certo: è il pomodoro dolce di Pachino, è la pasta tirata a mano nelle cucine delle nonne. Ma è anche Grecia: è il profumo dell’origano selvatico sull’isola di Santorini, è il miele che cola sulle baklava. Ed è Turchia: è il fuoco del sumac, la carezza dello yogurt speziato, è il caffè che racconta storie.
Il Mediterraneo è un luogo dell’anima, dove il sole cuoce gli ingredienti con la stessa passione con cui un poeta cuoce le parole.
Il viaggio si espande
E poi il viaggio continua...
In Thailandia, scopro che il peperoncino può essere delicato come una carezza. Il basilico thai, con il suo aroma pungente, mi ricorda che ogni erba ha un carattere, ogni spezia una voce.
In Giappone, apprendo il silenzio. Il rispetto. Il taglio preciso del coltello diventa un gesto sacro, un haiku culinario. Il miso, il dashi, il wasabi: sono note di un'orchestra antica, in equilibrio perfetto.

Dall’India, porto il coraggio del curry. Il suo fuoco mi insegna che la cucina è anche passione, eccesso, colore. Ogni spezia è un frammento di universo che esplode in bocca.
Poi volo verso l’America Latina...
In Messico, ascolto il canto del mais e assaggio la malinconia del cacao. Il tamarindo è un bacio acido, le tortillas sono mani che abbracciano.
In Argentina, trovo la carne che racconta storie di terra e fuoco. L’asado è un rito, non un piatto. È un tempo lungo, come quello dell’amore vero.
Conclusione
La mia cucina non vuole imitare, ma raccontare. Raccontare di terre lontane che si uniscono nel piatto. Non cucino piatti esteri, cucino storie che ho incontrato. Ogni ricetta è una lettera spedita da un altro angolo del mondo.
Lavoro duramente per aprire il mio primo ristorante dove ogni portata è un biglietto per viaggiare. E la destinazione? Il cuore.
"Il gusto è un dialetto universale. Basta un morso per capire un popolo. Basta una spezia per innamorarsi di un continente."
— Giuliano Spina per Domenico Silvestri
Ufficio Stampa
Domenico Silvestri
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