Aggressione a De Pierro, se non interverrà il Pm niente processo e reato estinto
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A marzo 2023 il giornalista e politico fu bloccato alla guida e violentemente picchiato. La mancata contestazione della violenza privata ha dirottato il procedimento verso il GdP con rischio estinzione. L'Italia dei Diritti - De Pierro chiede a gran voce che la competenza sia affidata al Tribunale
Roma - Il 17 marzo 2023 è una data che Antonello De Pierro, presidente del movimento politico Italia dei Diritti - De Pierro, difficilmente dimenticherà. Come ogni anno la formazione partitica era impegnata nella formazione delle liste per partecipare alle elezioni amministrative in programma nell'imminente mese di maggio. In questa circostanza è consuetudine che De Pierro preferisca seguire sempre in prima persona ogni dettaglio afferente alle candidature. Fedele a questa linea quella mattina si stava recando in Campidoglio, dove l'attendevano alcuni candidati al fine di sottoscrivere la loro candidatura. Ma non ci è mai arrivato. Il suo viaggio è terminato su via Cristoforo Colombo, all'altezza della sede della Regione Lazio. Qui, alle 11 circa, mentre era al volante di una Fiat Panda noleggiata, secondo quanto da lui denunciato e confermato da alcuni testimoni presenti, si sarebbe imbattuto in una Fiat 500 che dopo averlo superato a destra gli aveva tagliato la strada a sinistra costringendolo a fermarsi. Dall'autovettura sarebbe sceso un uomo sulla trentina, il quale si sarebbe diretto minacciosamente verso De Pierro, che frattanto avrebbe cercato di aprirsi un varco per riuscire a sfuggire al soggetto, ma senza riuscirci. Infatti riusciva a spostarsi di pochissimo e veniva raggiunto prima da un calcio sulla parte posteriore del veicolo e subito dopo il vetro dello sportello anteriore sinistro veniva colpito da una pioggia di violenti pugni tanto da mandarlo in frantumi. Mentre il traffico automobilistico si bloccava completamente, il politico, visibilmente terrorizzato dall'incredibile furia dell'uomo e scrollandosi di dosso i vetri infranti, riusciva a scendere dal veicolo per cercare di sfuggire al'inaudita violenza posta in essere, nella speranza che qualcuno dei tantissimi automobilisti rimasti fermi in quella che in pochi minuti era diventata una coda lunghissima intervenisse in suo aiuto. Ma ciò non avvenne. Rimasero tutti impietriti nelle loro autovetture. A quel punto il leader dell'IdD, il quale pur appartenendo ai ruoli della Polizia di Stato era in aspettativa speciale, nella speranza di attenuare l'impeto dell'aggressore decise ugualmente di esternare il ruolo rivestito. Ciò non solo non sortì l'effetto sperato, ma addirittura pare abbia fatto infuriare ancor di più il soggetto in questione, il quale lo avrebbe colpito direttamente alla nuca con un pugno facendolo barcollare e finire a terra. A quel punto il tizio, il quale, a quanto riuscito a intravedere nel concitato frangente dall'ex direttore di Radio Roma, viaggiava con una donna e con un bambino o una bambina, circostanza poi confermata, in sede di sommarie informazioni rese alla polizia giudiziaria, dalla trasportata, risultata essere la compagna, con l'unica variante che aveva dichiarato che in macchina erano presenti 2 bambine, figlie della coppia, si sarebbe dato alla fuga, lasciando stordito per terra il poliziotto e giornalista romano, soccorso immediatamente da un automobilista di passaggio, il quale viaggiava immediatamente dietro di lui e la cui macchina era stata leggermente urtata all'indietro dalla Panda. Infatti De Pierro, dopo che il vetro dell'autovettura su cui viaggiava era stato distrutto dalla violenza inaudita dell'aggressore, scendendo terrorizzato non attivava il freno di stazionamento, ragion per cui questa indietreggiava lentamente di qualche decina di centimetri fermando la sua corsa sull'autovettura che seguiva. Frattanto la fuga dell'aggressore aveva liberato un varco sulla carreggiata occupata, che era stata ostaggio di quegli interminabili minuti di follia, e la lunga fila che si era creata si ridusse e il flusso veicolare iniziò a scorrere senza che nessun altro si fosse fermato a prestare soccorso al malcapitato. In breve tempo giunsero sul posto un'ambulanza e alcune pattuglie della Polizia di Stato. Mentre l'aggredito veniva trasportato in codice giallo presso l'ospedale San Giovanni, i poliziotti intervenuti assunsero immediatamente le sommarie informazioni rilasciate dal soccorritore, il quale, teste oculare, confermò la dinamica fattuale denunciata da De Pierro, fornendo altresì una descrizione dettagliata dell'aggressore.
Non v'è chi non veda l'assoluta gravità e l'enorme disvalore sociale dell'episodio snodatosi in quei minuti interminabili di terrore. A prescindere da chi fosse alla guida della Panda un cittadino sta viaggiando tranquillamente lungo una via urbana e senza alcun motivo apparente un'altra autovettura gli taglia la strada e lo obbliga a fermarsi. Intuite le intenzioni minacciose del conducente, subito sceso, tenta di sottrarsi all'aggressione che sta per consumarsi. Riesce a muovere l'auto di pochissimo, questa viene subito presa a calci e immediatamente dopo vengono sferrati una decina di violenti pugni sul vetro dello sportello del lato guida, che va in frantumi. Il malcapitato scende e gli viene sferrato un pugno mirato alla nuca mandandolo in ospedale in codice giallo. Chi colpisce in quel modo non è difficile immaginare che voglia fare molto male e le conseguenze avrebbero potuto essere probabilmente molto più gravi, con possibile emorragia cerebrale, se chi ha subito il colpo nella regione occipitale stesse assumendo una terapia farmacologica a base di antiaggreganti o avesse assunto da poco anche un farmaco antinfiammatorio.
Vista la particolare posizione del giornalista e leader dell'Italia dei Diritti - De Pierro in quel periodo, oggetto da molti mesi di decine di migliaia di insulti, minacce e attacchi diffamatori per la sua attività politica e giornalistica, in particolar modo promananti dalla galassia No Vax per le posizioni assunte a favore dei vaccini, si era pensato, come riportato anche da alcuni organi di stampa, a un movente ritorsivo legato al suo impegno sociopolitico, ma per una serie di elementi contingenti quest'ipotesi ha perso pian piano forza, anche se in realtà non è stato ancora chiarito cos'abbia fatto scattare la furia aggressiva. A meno che non si voglia dare credito a quanto dichiarato in sede di sommarie informazioni rese alla polizia giudiziaria dalla compagna del presunto aggressore, circostanza che renderebbe ancora più paradossale e inquietante quanto accaduto. Dagli atti in esame risulta che questa abbia dichiarato che "Percorrevamo la via C.Colombo provenienti dall'eur in direzione centro...... ho notato il conducente di una Fiat panda di colore grigio scuro che guidava in maniera imprudente tanto da mettere in pericolo gli altri utenti della strada... il mio compagno si era alterato tanto che ha deciso di affiancarlo e superarlo al fine di fermarlo e contestargli il comportamento scorretto tenuto..... è quindi sceso dall'auto ed raggiunto il conducente dell'altro veicolo...."
Come se non bastasse, alla domanda della polizia giudiziaria "se risponde al vero che il suo compagno abbia infranto il finestrino anteriore sx della Fiat Panda condotta dal denunciante", questa replicava con "sì, in quanto il conducente dell'altra autovettura si era chiuso in macchina e stava tentando di allontanarsi dal luogo".
Queste dichiarazioni, che sostanzialmente confermano l'accaduto, sembrerebbero escludere motivazioni di matrice politico-ideologica alla base dell'inqualificabile condotta, ma accendono i riflettori su uno scenario inquietante, come se fosse una cosa normale bloccare vetture in marcia per "contestare" con inconcepibile violenza, spaccando finestrini a pugni e procurando traumi cranici, presunti comportamenti scorretti alla guida. Dichiarazioni che sembrano candidamente sdoganare e legittimare una sorta di Far West metropolitano.
Per il presidente dell'IdD sono state diverse le conseguenze sotto il profilo esistenziale, politico-istituzionale e professionale a seguito dell'evento violento subito, a causa del quadro clinico palesatosi, con una sintomatologia di vario tipo che si è protratta per molti mesi (e a tutt'oggi a volte si manifestano ancora), puntualmente documentate, fino ad arrivare all'accertamento di un danno permanente. Inevitabilmente la sua attività relazionale ha subito una brusca compressione in un frangente cruciale per lui e per il movimento politico che presiede. Infatti durante la campagna elettorale iniziata poco dopo è stato costretto a rinunciare a ogni comizio o incontro pubblico con gli elettori, com'è solito fare a sostegno dei vari candidati sul territorio. E i risultati sono stati evidenti. Per la prima volta l'Italia dei Diritti - De Pierro non è riuscita a eleggere rappresentanti in nessun comune. L'unica eccezione è stata rappresentata dal comune di Roccagiovine, dove a essere candidato era lo stesso De Pierro, già consigliere uscente. Qui proprio in quei giorni stava lavorando, per la sua candidatura a sindaco, alla formazione di una lista competitiva per arrivare a un'elezione che da più parti davano molto probabile. Le condizioni di salute a seguito del trauma subito lo hanno costretto inizialmente a rinunciare alla candidatura stessa per poi formare in extremis una lista finalizzata, obtorto collo, almeno a conquistare i 3 seggi spettanti all'opposizione, obiettivo raggiunto, ma senza che lo stesso abbia potuto ottemperare agli impegni relazionali con gli elettori che una campagna elettorale impone, a iniziare dai comizi r dagli incontri pubblici.

A essere rinviato a giudizio per i fatti che hanno coinvolto De Pierro è stato il trentatreenne romano Daniele Pomponio, a seguito di accurate e impeccabili indagini preliminari espletate dai poliziotti del commissariato Tor Carbone, agli ordini della dottoressa Laura Petroni, dopo che era stata la stessa vittima, dopo aver svolto alcune ricerche, a individuarlo e a fornire elementi utili alla sua identificazione.
Ma il processo, che dovrebbe celebrarsi presso il Giudice di Pace di Roma, rischia di morire nella culla prima ancora di iniziare. Infatti proprio l'ascrizione alla competenza decisionale del Giudice di Pace, invece che del Tribunale Ordinario, come ritengono e chiedono a gran voce il movimento Italia dei Diritti - De Pierro e il suo presidente, permetterà all'imputato di estinguere il reato a mezzo offerta banco iudicis, evitando che sia un giusto processo a stabilire la colpevolezza o meno dello stesso. Un siffatto esito, a fronte di un evento di tale gravità, è ritenuto inaccettabile dal movimento IdD e dal suo leader, il quale ha già annunciato clamorose manifestazioni di protesta a oltranza al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica su una circostanza ritenuta paradossale. Sarebbe come legittimare chiunque ad andare in giro a prendere a botte le persone e poi estinguere il reato con l'esborso di un migliaio di euro, che in pratica non coprirebbero nemmeno le spese subite. Un messaggio socialmente pericoloso che, a prescindere dal caso di specie, l'Italia dei Diritti - De Pierro metterà in evidenza urbi et orbi con la certezza di suscitare indignazione nella pubblica opinione. Una circostanza ritenuta assolutamente irricevibile, che già andrebbe rivista sotto il profilo normativo, ma che nella fattispecie in questione, a giudizio del movimento, si sarebbe potuta evitare.
Ma vediamo tecnicamente perché il procedimento si trova incardinato presso il Giudice di Pace Penale e non presso il Tribunale Ordinario e cosa avrebbe potuto evitare ciò.
C'è una codifica del codice penale, fortunatamente ancora in vigore, che a giudizio del movimento e del suo presidente non è stata presa in considerazione. Si tratta dell'ipotesi di reato di violenza privata, che nella circostanza si evince senza particolari sforzi esegetici o esercizi di logica deduttiva. Peraltro dalla presunta condotta che integra tale fattispecie si sarebbe sviluppata tutta l'azione criminosa. Se l'aggressore non avesse fermato la marcia di De Pierro, impedendone la prosecuzione, non si sarebbero materializzate le altre azioni che hanno delineato il divenire fenomenico dell'intero evento incriminato. Non v'è chi non veda nella narrazione fattuale l'impossibilità di nutrire dubbi circa una circostanza che non può che risultare coercitiva nei confronti della vittima, coartandone la sua formazione volitiva e la sua libertà di movimento. Elementi che sembrano essere sfuggiti al Pm Stefano Pesci, titolare dell'indagine, il quale dalle parti dell'Italia dei Diritti - De Pierro gode di particolare stima e considerazione. Infatti, a fronte di un importantissimo elemento emergente in maniera inequivocabile anche dalla dettagliata informativa redatta dalla polizia giudiziaria, dalle dichiarazioni di un utente della strada, teste oculare, escusso sul posto nell'immediatezza dei fatti dagli agenti intervenuti, ma soprattutto dalle sorprendenti dichiarazioni della stessa compagna del Pomponio, il magistrato ha ritenuto di trasmettere gli atti alla Procura presso il Giudice di Pace "ravvisando nei fatti" solo la "violazione all'art. 582 c.p.", articolo riconducibile alle lesioni personali.
Peraltro lo stesso decreto di citazione a giudizio pone l'accento sulla condotta che ha dato il via all'intero dispiegarsi della violenta azione posta in essere, quando nel capo di imputazione dice testualmente "...dopo aver fermato all'altezza della Regione Lazio con la propria autovettura quella condotta da De Pierro Antonello Rocco..." in quella che appare come una beffarda contraddizione.
De Pierro e il suo movimento, a fronte di quello che ritengono un clamoroso errore valutativo, auspicano che si ponga al più presto rimedio per evitare che si giunga a una pronuncia di estinzione del reato e far sì che la condotta ascritta all'imputato sia giudicata durante la celebrazione di un giusto processo presso il Tribunale ordinario.
L'unico deputato a disporre un rinvio per incompetenza in questa fase è il Pm d'aula, a cui De Pierro, rappresentato dall'avvocato Claudio Contu, ha già fatto appello, il quale ha accolto l'eccezione sollevata, ma ha rinviato il tutto alla fase dibattimentale, dove con ogni probabilità l'incongruenza procedurale emergerebbe e il giudice sarebbe costretto a dichiarare l'incompetenza giurisdizionale. Ma al dibattimento, si rischia di non arrivare.
Il giornalista romano, con il sostegno del suo movimento politico, ha già annunciato una battaglia mediatica, con manifestazioni davanti alla sede del Giudice di Pace Penale e davanti al Tribunale di Piazzale Clodio, al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica e sollecitare l'intervento di altre forze politiche sulla vicenda.
Ufficio Stampa
dario domenici
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