Il cardinal Simoni (Arcidiocesi di Firenze) con Francesco nel giorno di Pasqua
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Nel giorno di Pasqua, il più importante della cristianità, il cardinale Ernest Simoni - Arcidiocesi di Firenze - si è recato in Vaticano dove è stato invitato a partecipare ai solenni riti assistendo nella Basilica di San Pietro alla santa messa durante la veglia di Pasqua celebrata dal Pontefice e la celebrazione eucaristica nel giorno di Pasqua in Piazza San Pietro.
Il Porporato ha poi accompagnato il Santo Padre Francesco sul balcone della loggia centrale della Basilica di San Pietro per il tradizionale messaggio di Pasqua e la Benedizione Urbi et Orbi alla città e al mondo impartita dal Papa.
Un grande onore per il 94enne Cardinale di origine albanese, residente ormai da sette anni nell'Arcidiocesi di Firenze, poter accompagnare il Papa sul balcone di San Pietro, il più conosciuto al mondo. Tanta la commozione dei fedeli, connazionali e non solo, che hanno seguito padre Ernest da tutto il mondo, nel vedere l'anziano sacerdote albanese, condannato lo scorso secolo più volte a morte dal regime ateo comunista albanese, perseguitato e costretto per quasi 30 anni di ingiusta detenzione, rivestito nel 2016 della Porpora Cardinalizia per volere di Papa Francesco che lo ha definito "martire vivente".
"Meditiamo sulle parole e sulle esortazioni paterne del Santo Padre: 'Gesù il Vivente, è con noi per sempre. Lasciamoci sorprendere dal lieto annuncio della Pasqua, dalla luce che illumina le tenebre e le oscurità in cui troppe volte il mondo si trova avvolto'. Seguiamo l'esempio del Papa - ha poi commentato il Cardinale - convertiamo i nostri cuori e mettiamo in pratica i suoi quotidiani insegnamenti. Preghiamo per il Sommo Pontefice affinché il Signore possa sempre donargli salute, forza e grazia per così condurre la 'Barca di Pietro' in questi nostri tempi oscuri minacciati da guerre, carestie nella secolarizzazione dell'umanità, affinché possano sperimentare tutti il dono della fede e godere delle promesse di Gesù oggi Risorto dalle tenebre della morte per la nostra salvezza.
Cristo è Risorto Alleluia! Cristo è veramente Risorto. Oggi come più di duemila anni fa ha donato se stesso per la nostra salvezza in espiazione dei nostri peccati e salvare tutta l'umanità. In questo giorno solenne, il più importante dell'anno liturgico - ha poi proseguito Padre Ernest - essere accanto al Santo Padre nella benedizione Urbi et Orbi e ascoltare le sue parole ed il grido dell'implorata pace è stato per me una grande grazia e un dono indescrivibile a parole. Una grazia anche per tutta la mia amata Albania; come non pensare ai miei confratelli ed ai tanti cristiani che, portando la Croce sul Calvario durante la persecuzione in odio alla fede, hanno offerto fino alla loro vita seguendo la promessa del Risorto che gli precede e ci precede nella Gerusalemme Celeste. Le campane non annunciavano più la Santa Pasqua durante l'ira del Comunismo. Il motto del dittatore era: se non estirpiamo il clero cattolico non avremo mai la vittoria. Le chiese erano state distrutte o trasformate in altro e i campanili abbattuti. Ricordo che, nel giorno di Pasqua e nei giorni a seguire nel campo di lavoro ed in prigione, tra cristiani, di nascosto e rischiando di essere impiccati, ci scambiavano la pace del Risorto stringendoci la mano e ripetendo a bassa voce: Cristo è Risorto! Quanta gioia provavamo nel ripetere questa verità! Ricordo che alcuni carceri si erano accorti che rammentavamo la Santa Pasqua e, a nostro modo, benché in prigione, festeggiavamo ma non ci percuotevano né denunciavano ai superiori, erano giovani di famiglie cristiane ma soffocati dalle minacce del regime e, quindi, costretti a perseguitarci.
Quando ero in prigione, all'alba, non sapevamo se avessimo rivisto il tramontare del sole, dopo giornate scandite da torture, vessazioni, violenze ed interrogatori, dove i carcerieri volevano addirittura che rivelassimo il contenuto delle confessioni. Durante la detenzione nei campi di lavoro nelle miniere, dove estraevamo rame e pirite, se una sola pietra si fosse staccata nei bui cunicoli nelle viscere della terra, cadendoci addosso, saremmo volati al cielo tutti, visto le condizioni precarie nelle quali lavoravamo senza nessuna sicurezza e protezione. Mai avrei creduto, dopo i tanti calci presi, l'atroce dolore delle catene che mi stringevano tremendamente i polsi, dopo avermi privato della libertà, soprattutto senza poter esercitare il ministero di sacerdote senza poter servire il popolo ed annunciare la salvifica Buona Novella, vivere ora dei giorni così belli, ricchi di doni spirituali a servizio dei fedeli per la salvezza delle anime.
Mai avrei creduto di ricevere la berretta cardinalizia, grande dono inaspettato, veramente un grande dono di cui mai smetterò con tutto il cuore di ringraziare Papa Francesco; preghiamo per il Santo Padre affinché il Signore possa donargli forza e salute nel suo universale ministero. Grande emozione anche oggi quando ho appreso la notizia di accompagnare il Santo Padre sul balcone per la benedizione Urbi et Orbi come Cardinale Diacono: nella storia della Chiesa tanti Pontefici hanno rivolto preghiere e benedizioni da quella loggia".
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