Arte e Cultura
“Oggi”: juanito, la paranoia e la fragilità raccontata senza filtri
Un caro saluto a te, juanito. A livello tecnico, qual è stato l’aspetto più complesso o più stimolante nella costruzione del sound di “Oggi”?
Beccare l’ “OOOOOGGI” del ritornello in live, stimolante? sì; ho fatto pezzacci le prime volte in studio e poi in giro? pure; pure tanti.
Il tuo percorso parte dal rap, ma oggi abita territori diversi. Come si è evoluto il tuo modo di intendere la forma canzone?
Certamente potendoci soffermare sulla creazione dei brani ci siamo resi conto tutti insieme che non aveva senso metterci dei paletti; I pezzi vengono composti per piacerci il più possibile, senza farci limitare da preconcetti o etichette.
Il 2024 è stato un anno di scrittura e maturazione. In che modo quel periodo ha influenzato le scelte artistiche che ascoltiamo oggi?
Sicuramente è stato l’anno in cui ho ascoltato più indie nella mia vita, mi sono trovato a discutere con me stesso, a trovare i miei testi troppo cervellotici e poco emotivamente impattanti; riascoltando con più tranquillità quello che abbiamo prodotto però mi sono reso conto che erano più fisime mie che realtà oggettive, guardandomi indietro sono molto fiero del nostro percorso.
Guardando avanti al 2025, quali elementi del tuo linguaggio vuoi continuare a sviluppare e quali, invece, senti pronti a essere trasformati?
Sicuramente sto cercando ancora il mio equilibrio; “Giocare a calcio è molto semplice, ma giocare un calcio semplice è la cosa più difficile che ci sia.” So che questa frase appartiene a un mondo lontano da quello della musica ma penso che il senso permanga anche nel nostro ambito. Riuscire a dire cosa sento nel modo più efficace possibile è sicuramente il mio obiettivo per il 2026.
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