"Il suono delle pagine": Matthias Martelli e Simone Zanchini, fisarmonica, al Teatro Pazzini di Verucchio (RN)

Un viaggio attraverdo le pagine del grande teatro e della grande letteratura italiana, fino all'elogio della lentezza e dell'attenzione
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 Al Teatro Pazzini di Verucchio (RN), con "Il suono delle pagine", Matthias Martelli rivede e rielabora, con curiosità ironia ed amore, le pagine del grande teatro e della grande letteratura italiana sul palco del Teatro Pazzini di Verucchio:  dal grammelot dei giullari e di Dario Fo a Dante Alighieri, da Trilussa a Rodari, fino ad oggi,all'arivo dell'epoca dei sacerdoti delle nuove tecnologie.

 Narrazione, poesia, ironia amara  e grottesco si mescolano senza tregua, accompagnate dalla fisarmonica e dall'innventiva di Simone Zanchini, lui pure grande improvvisatore, Un viaggio letterario che inizia dai grammelot giullareschi con "una tecnica teatrale antica che consiste nell’imitazione di lingue e atteggiamenti senza parole vere e proprie", condotto da Matthias Martelli, considerato l’erede del teatro giullaresco, illuminato dalla potenza della musica dal vivo del fisarmonicista Simone Zanchini.

"Mistero Buffo" di Dario Fo diventa allora musica, tutto si muove senza tregua, in una traversata ironica attraverso i secoli, in cui le parole saltano giù dalle pagine e diventano materia viva, corpo, voce, fino all'elogio della lentezza. "Andare lenti"

Andare lenti è incontrare cani senza travolgerli, è dare i nomi agli alberi, agli angoli, ai pali della luce, è trovare una panchina, è portarsi dentro i propri pensieri lasciandoli affiorare a seconda della strada, bolle che salgono a galla e che quando sono forti scoppiano e vanno a confondersi al cielo. È suscitare un pensiero involontario e non progettante, non il risultato dello scopo e della volontà, ma il pensiero necessario, quello che viene su da solo, da un accordo tra mente e mondo.

(Franco Cassano)

. La vocazione per il teatro, in particolare quello fisico, che associa alla parola la gestualità e l’espressione del corpo, nasce grazie a Mistero buffo di Dario Fo, visto quando Martelli aveva solo una decina d’anni.

Così l'artista lo descrive

«Il mio percorso è particolare: prima mi sono laureato in Storia, ma dentro di me avevo sempre questo aspetto giocoso e la voglia di ironizzare, fare parodie e voci, imitare personaggi, scrivere. Una grande spinta creativa, insomma». In un momento di crisi, la decisione di iscriversi all’Atelier Teatro Fisico di Torino: «Dopo una settimana di scuola ho capito che quella era la mia strada. Da lì sono arrivato a fare produzioni con i teatri stabili in maniera abbastanza atipica: prima ho fatto teatro di strada, monologhi nei circoli Arci, nelle piazze e perfino negli scantinati» ricorda.

Il suono delle pagine nasce grazie alla collaborazione con la Scuola del Libro di Urbino che quest’anno, in occasione del suo centenario, ha chiesto a Martelli uno spettacolo: «Avevo idea di lavorare unendo pezzi della letteratura e del teatro con brani di musica jazz. La prima versione è stata con un pianista e un sassofonista. Dopodiché, Urbino Plays Jazz mi ha proposto di replicare con Simone Zanchini, uno dei più importanti fisarmonicisti a livello mondiale, che ha sperimentato tantissimi generi diversi. Abbiamo unito le due cose e ci siamo trovati molto bene».

Nasce un sodalizio che restituisce la parola alle mute pagine, una parola che a teatro è musica e che si sposa con la fisarmonica di Zanchini: «Simone è eccezionale e mette in piedi pezzi jazz e klezmer, addirittura Bach. Si passa dal comico al poetico, dal tragico al satirico con la musica che balza da una parte all’altra». Così, i versi di Dante, La ninna-nanna de la guerra di Trilussa, stralci da Rodari e l’elogio della lentezza del professor Franco Cassano – «uno dei momenti più belli e più forti di tutto lo spettacolo» – rivivono sulle scene in vesti nuove.

.* Foto e Video  di Mauro Casadei MACA

Ufficio Stampa

Giancarlo Garoia
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