OSTEOPATIA: AVANTI CON GIUDIZIO
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Presidente, gli osteopati italiani sono in fibrillazione dopo la stipula dell’accordo sul loro profilo professionale da parte della Conferenza permanente Stato/Regioni. Molti di loro sono delusi, altri parlano di evento storico cercando di assumersi la paternità. Qual è la vostra posizione?
Da parte nostra invitiamo tutti i colleghi alla massima prudenza, evitando il panico o precoci trionfalismi. Quanto verificatosi è solo l’inizio dell’iter legislativo successivo alla prima norma identificativa del gennaio 2018. Malgrado il ritardo di oltre due anni rispetto ai tempi previsti, non possiamo che essere soddisfatti per questo primo tassello del quadro che porterà all’istituzione della nuova professione sanitaria. Solo allora potremo verificare la reale identità degli osteopati. Ora sappiamo solo che presto ne avremo una, e non è cosa da poco.
Quali altri passaggi sono previsti?
L’accordo stipulato identifica in termini generali le attività e le competenze degli osteopati. Lo stesso dovrà essere recepito tramite Decreto del Presidente della Repubblica dopo deliberazione del Consiglio dei Ministri. Non sappiamo però se verrà emesso un Decreto singolo sul profilo professionale o se il Quirinale preferirà una decretazione unica che contemperi successivamente anche l’accordo da stipularsi nel merito dei titoli di studio equipollenti. Infine, per completare l’iter legislativo, un nuovo accordo sull’ordinamento degli studi universitari dovrebbe preludere alla definizione di eventuali percorsi integrativi per consentire di colmare i debiti formativi.
Lei ha più volte paventato che questo primo accordo potesse pregiudicare la professione al punto da renderla marginale rispetto alle sue reali potenzialità sanitarie.
Io penso che non ci si debba fasciare la testa prima della conclusione dell’iter legislativo che consentirà di leggere nella sua completezza il ruolo degli osteopati nel Sistema Sanitario. Certo, il rischio di incongruenze rispetto al contesto internazionale e nei confronti dell’altra nuova professione del chiropratico è da tenersi in seria considerazione, ma non tanto quanto il rischio del protrarsi dei tempi a causa della deregulation che oggi nuoce più di ogni altra cosa alla causa dell’osteopatia. Al riguardo, non credo che il legislatore possa ignorare la giurisprudenza nazionale e la recente sentenza della Corte Costituzionale che ribadisce la tutela del lavoro di osteopata e la possibilità per le Regioni di inserirlo tra le discipline ospedaliere a scopo sperimentale. Ritengo, cioè, che sia interesse della Sanità italiana integrare in termini di massima efficacia l’Osteopatia e individuarne i requisiti migliori per il suo esercizio.
Ma la formazione solo triennale anziché magistrale ha deluso molte persone.
Il dato era contenuto nell’articolo della legge che identificò tanto l’osteopatia quanto la chiropratica come nuove professioni della salute. Starà a noi dimostrare l’opportunità di un ulteriore biennio specialistico, come già previsto per altre professioni sanitarie con lauree di primo livello. Per trent’anni la formazione in osteopatia nel nostro Paese è stata lasciata alla libera iniziativa. Alla peggio, definito il triennio universitario, potranno istituirsi Master per implementare le competenze specie nel settore clinico interdisciplinare a beneficio dei professionisti che vorranno essere più competitivi. Quello che conta oggi è mettere sotto controllo una formazione in osteopatia non solo contestabile legalmente, ma in troppi casi senza alcuna riferimento di efficacia. Per il bene dei cittadini e della dignità professionale.
Il timore di non disporre dei crediti necessari per la futura iscrizione all’Albo spinge alcuni osteopati ad acquisire nuovi titoli mediante frequenza di corsi in Italia all’estero. Quale consiglio darebbe loro?
Consiglio di focalizzare le energie sul lavoro con i pazienti, da svolgersi alla luce del sole in studi professionali a norma, dotandosi di polizza assicurativa e registrazione fiscale come osteopati. Il lavoro è fonte di apprendimento continuo e, come detto, è tutelato. Esso potrà considerarsi molto di più di corsi non professionalizzanti erogati da scuole non autorizzate, di lauree estere non equipollenti o di trasferte organizzate all’ultimo minuto presso università esotiche, facendo leva sulla paura. Viceversa, senza trascurare l’aggiornamento continuo (ECM) e la ricerca, consiglio di osservare scrupolosamente la deontologia. Ad esempio è inopportuno definirsi “dottori”, diffondere video o immagini di trattamenti per farsi pubblicità, lavorare a domicilio. Mentre è opportuno coltivare la cooperazione interprofessionale e motivare ai pazienti il proprio ruolo preventivo e interdisciplinare. L’interlocuzione rappresenta senza dubbio un altro punto forte degli osteopati.
In sintesi, come potrebbe descrivere l’attività esemplare dell’osteopata a cui riferire competenze e modalità di esercizio?
In cinque punti:
- Analisi: anamnesi ed esame clinico per effettuare la valutazione di opportunità. Ricerca dell’indicazione totale o parziale di intervento, oppure di controindicazione che induca rinuncia e inoltro del paziente a diversa competenza sanitaria con cui instaurare un sodalizio virtuoso;
- Progettazione: valutazione funzionale e classificazione per importanza delle disfunzioni osteopatiche riscontrate. Lo scopo è quello di costruire un piano di trattamento come base per l’alleanza col paziente. I trattamenti saranno in numero minore possibile per ottenere miglior risultato. Ognuno per almeno 50 minuti.
- Esecuzione: il Trattamento Manuale Osteopatico andrà effettuato senza alcun ausilio strumentale. La sua verifica di efficacia contestuale ad ogni applicazione, con l’obiettivo di adeguare o modificare il trattamento alla luce delle risposte riscontrate (diagnostica continuativa e motivata);
- Valutazione: oggettivazione dei risultati non solo sul piano dei sintomi, ma soprattutto su quello dei segni clinici. In questo caso la preparazione scientifica e l’esperienza pluriennale faranno la differenza;
- Collocazione: conformità ambientale, rispetto delle norme cogenti, fiscalità e, come detto, inter-professionalità e deontologia.
Molti si chiedono se il termine “esclusivo” riferito ai vostri associati sia da riferirsi a una sorta di elitarismo teso ad escludere colleghi, anziché aggregare.
E’ esattamente il contrario. Gli osteopati esclusivi difendono il diritto appartenente a un gruppo specifico di persone che esercitano esclusivamente la professione di osteopata e come tali pagano le tasse (con IVA dal 5% al 22%), avendo peraltro effettuato studi formali in Osteopatia. Essi non negano affatto l'esistenza dei colleghi con differenti qualifiche o di altri professionisti sanitari che esercitino l’osteopatia dopo corsi regolari. Al contrario, pensano che le differenze siano ricchezza, a partire dal contributo che ognuno possa dare per il più equo riconoscimento e, ancor meglio, per lo sviluppo della disciplina la cui vocazione complementare ben si sposa con differenti competenze. Chi demonizza il collega ha già perso questa partita!
Oltre alla trasparente rappresentanza dei requisiti degli associati, quali iniziative avete in serbo per sostenerne l’affermazione?
Ricordiamo che ADOE è nata poco più di un anno fa, quando i tavoli che discussero il profilo professionale avevano già concluso la fase istruttoria. Noi non siamo tra quelli a cui riferire meriti o demeriti su questo primo accordo. I soci fondatori mi chiesero di assumere pro-tempore la presidenza in considerazione delle mie attività di accreditamento della pedagogia osteopatica, di partecipazione all’elaborazione della norma di standardizzazione europea e dopo la cooperazione col Ministero, prima, e col legislatore poi per la definizione dell’articolo di legge che identificò la nuova professione. Oggi sappiamo che la nostra scelta anticipò l’orientamento della legge, essendo stata definita l'identità esclusiva dell'osteopata in preparazione dell'omonimo decreto. Abbiamo pertanto la responsabilità di batterci per l’affermazione dei modelli internazionali più accreditati ed efficienti per questa professione anche in Italia. Tutti i suoi aspetti tecnici, scientifici e pedagogici saranno da noi considerati e incentivati. Ne sosterremo la legalità formativa pregressa e futura, le applicazioni più conformi, la ricerca delle evidenze, la deontologia e la conformità fiscale sanitaria.
… e anche questa non è cosa poco. Grazie e in bocca al lupo!
Ufficio Stampa
Roberta Filipazzi
Istituto Europeo per la Medicina Osteopatica srl (Leggi tutti i comunicati)
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