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UN MILIONE AL GIORNO… CONSULCESI: UN ALTRO RECORD DI RIMBORSI AI MEDICI SPECIALISTI
Da oggi 21 milioni in 21 giorni ad oltre 400 medici in tutte le Regioni d’Italia. Inarrestabile l’ondata di sentenze favorevoli per i camici bianchi tutelati da Consulcesi. Il Presidente di Consulcesi, Massimo Tortorella: «Imminente la prossima azione collettiva. Già forte l’adesione in convenzione a costi ridotti per OMCeO,
Roma,
(informazione.news - comunicati stampa - società)
Un milione al giorno per tre settimane. Totale: ventuno milioni di euro in consegna ai medici ex specializzandi ’82-2006. Parte il nuovo “Giro d’Italia” dei rimborsi targato Consulcesi. La realtà leader in Italia e in Europa nella tutela medica, in virtù delle ultime sentenze favorevoli ai camici bianchi e di condanna nei confronti della Presidenza del Consiglio, distribuirà fino al 6 ottobre più di un milione di euro in tutte le Regioni. A beneficiarne, più di 400 medici provenienti da tutta Italia, per una media di oltre 50mila euro, completamente esentasse, per ogni professionista. I Tribunali di tutta Italia continuano ad emettere sentenze favorevoli ai medici che hanno fatto ricorso per il mancato riconoscimento della borsa di studio, prevista da precise direttive europee, nel periodo compreso tra il 1982 e il 2006. Solo in favore dei medici tutelati da Consulcesi sono stati riconosciuti, ad oggi, oltre 402 milioni di euro. Una cifra destinata a crescere visto che sono attese nuove sentenze nell’immediato futuro.
Per lo Stato si tratta di una emorragia incontrollabile: il rischio sempre più concreto è quello di un esborso complessivo di oltre 4 miliardi, che potrebbero aumentare – e di molto – per una recente sentenza della Cassazione (17434/2015 del 2 settembre) che ha riconosciuto il diritto dei medici e aperto un nuovo fronte, confermando che il bacino dei potenziali ricorrenti si estende anche a tutti quelli che hanno iniziato un corso di specializzazione dal 1978. Considerando che la giurisprudenza è ormai consolidata e che la liquidazione delle somme da parte della Banca d’Italia arriva sempre più velocemente, da più fronti si chiede con forza un accordo transattivo tra le parti valido soltanto a chi avrà fatto ricorso prima della trasformazione in legge. In Parlamento ci sono già tre Ddl che tutelerebbero i diritti dei medici e consentirebbero alle casse pubbliche un notevole risparmio. Una necessità sottolineata anche di recente dal Sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo: «Faremo in modo che i diritti che possono essere riconosciuti lo siano presto». Una presa di posizione netta che ricalca quella che il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, aveva rilasciato solo alcuni mesi fa: «Va trovata una soluzione e snellito l’iter per ottenere i rimborsi per gli ex specializzandi».
Per ottenere per tutti i medici il riconoscimento di questo diritto negato è imminente la prossima azione collettiva di Consulcesi che, attraverso le parole del Presidente Massimo Tortorella, conferma di «aver già trovato una forte adesione tra OMCeO, Enti e Società scientifiche, insieme alle quali si faranno valere i diritti di migliaia di professionisti ancora in attesa di vedersi rimborsare ciò che è loro diritto ricevere. Per qualsiasi informazione specifica sono già a disposizione oltre 350 avvocati e consulenti legali che rispondono gratuitamente al nostro numero verde 800.122.777 e sul sito www.consulcesi.it».
APPROFONDIMENTI
La vicenda risale agli inizi degli anni Ottanta, quando furono promulgate le direttive europee (75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE) che imponevano a tutti gli Stati membri di corrispondere il giusto compenso ai medici durante gli anni della scuola di specializzazione in medicina. Nonostante l’obbligo entrasse in vigore all’inizio del 1983, lo Stato italiano non ha corrisposto le borse di studio dovute ai medici immatricolatisi tra gli anni accademici 1982-1983 e 1990-1991. Più di recente si è aperto anche un secondo fronte per coloro che si sono iscritti tra il 1994 e il 2006. In quest’ultimo caso le borse di studio sono state pagate, ma non comprendevano il riconoscimento della rivalutazione periodica, delle coperture previdenziali e assicurative e delle differenze contributive. Il mancato adempimento ha creato un enorme contenzioso di fronte ai tribunali di tutta Italia da parte dei camici bianchi ingiustamente discriminati. Il mancato rispetto delle precise indicazioni contenute nelle direttive ha anche portato a una condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia europea, con le sentenze del 25/02/1999 e del 03/10/2000. Una recente sentenza della Cassazione (17434/2015 del 2 settembre) ha inoltre aperto un nuovo fronte, confermando che il bacino dei potenziali ricorrenti si estende anche a tutti quelli che hanno iniziato un corso di specializzazione dal 1978.
Consulcesi, oltre a essere attiva da 20 anni sul fronte della difesa dei diritti dei camici bianchi e ad aver già ottenuto sentenze positive per migliaia di medici, per un totale di oltre 400 milioni di euro, ha anche coinvolto il mondo politico e istituzionale per trovare una soluzione definitiva alla questione. Dopo due Disegni di legge già all’attenzione del Parlamento e volti a trovare un accordo transattivo – valido però solo per coloro che avranno presentato domanda presso le sedi giudiziarie competenti – negli ultimi mesi se n’è aggiunto un terzo. È stato depositato al Senato dalla principale forza di governo, a riprova di un interesse bipartisan alla risoluzione del problema. Si tratta in tutti e tre i casi di una soluzione valida, l’unica praticabile per garantire allo stesso tempo i legittimi interessi dei medici che non hanno ricevuto quanto loro dovuto e l'esigenza dello Stato di contenere i costi.
Per lo Stato si tratta di una emorragia incontrollabile: il rischio sempre più concreto è quello di un esborso complessivo di oltre 4 miliardi, che potrebbero aumentare – e di molto – per una recente sentenza della Cassazione (17434/2015 del 2 settembre) che ha riconosciuto il diritto dei medici e aperto un nuovo fronte, confermando che il bacino dei potenziali ricorrenti si estende anche a tutti quelli che hanno iniziato un corso di specializzazione dal 1978. Considerando che la giurisprudenza è ormai consolidata e che la liquidazione delle somme da parte della Banca d’Italia arriva sempre più velocemente, da più fronti si chiede con forza un accordo transattivo tra le parti valido soltanto a chi avrà fatto ricorso prima della trasformazione in legge. In Parlamento ci sono già tre Ddl che tutelerebbero i diritti dei medici e consentirebbero alle casse pubbliche un notevole risparmio. Una necessità sottolineata anche di recente dal Sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo: «Faremo in modo che i diritti che possono essere riconosciuti lo siano presto». Una presa di posizione netta che ricalca quella che il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, aveva rilasciato solo alcuni mesi fa: «Va trovata una soluzione e snellito l’iter per ottenere i rimborsi per gli ex specializzandi».
Per ottenere per tutti i medici il riconoscimento di questo diritto negato è imminente la prossima azione collettiva di Consulcesi che, attraverso le parole del Presidente Massimo Tortorella, conferma di «aver già trovato una forte adesione tra OMCeO, Enti e Società scientifiche, insieme alle quali si faranno valere i diritti di migliaia di professionisti ancora in attesa di vedersi rimborsare ciò che è loro diritto ricevere. Per qualsiasi informazione specifica sono già a disposizione oltre 350 avvocati e consulenti legali che rispondono gratuitamente al nostro numero verde 800.122.777 e sul sito www.consulcesi.it».
APPROFONDIMENTI
La vicenda risale agli inizi degli anni Ottanta, quando furono promulgate le direttive europee (75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE) che imponevano a tutti gli Stati membri di corrispondere il giusto compenso ai medici durante gli anni della scuola di specializzazione in medicina. Nonostante l’obbligo entrasse in vigore all’inizio del 1983, lo Stato italiano non ha corrisposto le borse di studio dovute ai medici immatricolatisi tra gli anni accademici 1982-1983 e 1990-1991. Più di recente si è aperto anche un secondo fronte per coloro che si sono iscritti tra il 1994 e il 2006. In quest’ultimo caso le borse di studio sono state pagate, ma non comprendevano il riconoscimento della rivalutazione periodica, delle coperture previdenziali e assicurative e delle differenze contributive. Il mancato adempimento ha creato un enorme contenzioso di fronte ai tribunali di tutta Italia da parte dei camici bianchi ingiustamente discriminati. Il mancato rispetto delle precise indicazioni contenute nelle direttive ha anche portato a una condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia europea, con le sentenze del 25/02/1999 e del 03/10/2000. Una recente sentenza della Cassazione (17434/2015 del 2 settembre) ha inoltre aperto un nuovo fronte, confermando che il bacino dei potenziali ricorrenti si estende anche a tutti quelli che hanno iniziato un corso di specializzazione dal 1978.
Consulcesi, oltre a essere attiva da 20 anni sul fronte della difesa dei diritti dei camici bianchi e ad aver già ottenuto sentenze positive per migliaia di medici, per un totale di oltre 400 milioni di euro, ha anche coinvolto il mondo politico e istituzionale per trovare una soluzione definitiva alla questione. Dopo due Disegni di legge già all’attenzione del Parlamento e volti a trovare un accordo transattivo – valido però solo per coloro che avranno presentato domanda presso le sedi giudiziarie competenti – negli ultimi mesi se n’è aggiunto un terzo. È stato depositato al Senato dalla principale forza di governo, a riprova di un interesse bipartisan alla risoluzione del problema. Si tratta in tutti e tre i casi di una soluzione valida, l’unica praticabile per garantire allo stesso tempo i legittimi interessi dei medici che non hanno ricevuto quanto loro dovuto e l'esigenza dello Stato di contenere i costi.
Ufficio Stampa
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