All’Auditorium Manzoni di Bologna il concerto della Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna, diretta dal suo Direttore principale Roberto Abbado, con il violinista Ilya Gringolts nel Concerto per violino e orchestra in re minore di Aram Khačaturjan

All'Auditorium Manzoni di Bologna la Filarmonica del Teatro Comunale, diretta da Roberto Abbado, ha proposto un programma novecentesco: il Concerto per violino op. 46 di Khačaturjan, con il debutto di Ilya Gringolts, e la Prima Sinfonia op. 10 di Šostakovič, scritta a 19 anni, in un'esecuzione magistrale.
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All’Auditorium Manzoni di Bologna il concerto della Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna, diretta dal suo Direttore principale Roberto Abbado, con il violinista Ilya Gringolts, al debutto con l’orchestra della Fondazione lirico-sinfonica felsinea.

Il programma è dedicato a due importanti compositori del Novecento: Aram Khačaturjan e Dmitrij Šostakovič.

 Nella prima parte Ilya Gringolts ha interpretato il Concerto per violino e orchestra in re minore op. 46 di  Aram Khačaturjan, composto nell’estate del 1940, il secondo dei tre concerti scritti da Kachaturian per ciascuno dei componenti il rinomato trio sovietico formato da Lev Oborin al pianoforte, David Oistrakh al violino, e Sviatoslav Knushevitsky al violoncello ed eseguito per la prima volta a Mosca il 16 dicembre di quell’anno. Nel 1941 ha ricevuto il Premio Stalin per le Arti.

Le varie parti della composizione evocano motivi e ritmi esotici, tuttavia Kachaturian non cita mai direttamente specifiche melodie armene; tutto il lavoro è caratterizzato da inebriante vitalità alternata a languide inflessioni che ricordano la musica popolare nativa.

 Il Concerto è strutturato in tre movimenti: Allegro con fermezza, Andante sostenuto, Allegro vivace. Il movimento iniziale, in forma-sonata, si apre con una grande forza orchestrale sul quale il solista apre il tema principale in forma energica.

 All’oboe la  introduzione del secondo tema, lirico e pensieroso, subito sviluppato dal violino solista in modo pensoso e seducente, con una sezione di sviluppo che combina e contrappone i due temi, poi con una cadenza che riporta al tema principale e alla coda agile e perentoria.

L’Andante centrale è introdotto da fagotto e archi bassi; il violino esegue una melodia cantabile dall’intenso carattere slavo. Sprazzi orchestrali spezzano l’atmosfera commovente, poi il movimento si chiude meditabondo, così come era iniziato.
Il carattere popolare del terzo movimento è determinato dal vivace ritmo di danza del tema principale. La melodia del solista è preceduta da un potente forza orchestrale; poi un tema più pacato, derivato direttamente da quello del primo movimento, che concede un po’ di tregua nella sezione centrale, tuttavia il tema principale è sempre presente in sottofondo come accompagnamento sincopato.

La conclusione del concerto è una coda energica e decisa.

  Ilya Gringolts, lungamente applaudito, ha concesso una replica con il malinconico e affascinante " Labirinto Armonico" di Pietro Antonio Locatelli

La seconda parte del concerto ha proposto la Prima Sinfonia in fa minore, op. 10 di Dmitrij Šostakovič: un capolavoro di esecuzione sotto la guida di Roberto Abbado.

Si inizia in maniera originale: i singoli strumenti si scambiano  veloci frammenti nettamente caratterizzati che ci trascinano in un mondo di cambiamenti , di colore e di atteggiamento. 

Il primo movimento giustappone un carattere robusto simile a una marcia con materiale più lirico e influenzato dalla danza. L'orchestra spesso si comporta come un insieme di personalità distinte piuttosto che come una massa unificata. Una tromba, un fagotto o un clarinetto possono rendere teatrale un breve intervento. L'arguzia della musica è inseparabile dal suo esatto tempismo: una risposta ritardata o un improvviso cambio di registro possono alterare il significato di una frase.

Lo scherzo conferisce al pianoforte un ruolo particolarmente evidente. Il suo attacco taglia la trama orchestrale, contribuendo all’energia tagliente del movimento. I passaggi più silenziosi offrono contrasto senza rendere il mondo del tutto sicuro. Il rapporto tra il movimento meccanico e una voce lirica più vulnerabile è già una parte significativa del linguaggio di Shostakovich.

Il movimento lento cambia la temperatura emotiva in modo più deciso. Una linea melodica sostenuta richiede un respiro più lungo, ed i colori dell’orchestra si fanno più interrogativi. La sfida è non trasformarla in una confessione separata e non correlata. La sua intensità appartiene allo stesso lavoro che ha già fatto dei bruschi cambiamenti di carattere parte della sua identità.

Il finale riunisce queste diverse capacità in un ampio movimento conclusivo. Interruzioni drammatiche, movimenti rapidi e passaggi più riflessivi mettono alla prova le aspettative dell'ascoltatore di un semplice trionfo giovanile. Le percussioni e i registri orchestrali gravi possono acquisire un peso notevole, mentre le singole voci rimangono esposte.

 La conclusione è potente perché la partitura ha stabilito più di un modo di sentire quella potenza


Ilya Gringolts

Vincitore nel 1998 del Premio “Paganini”, Gringolts è ospite di alcune delle più prestigiose orchestre internazionali, tra cui Los Angeles Philharmonic, NHK Symphony Orchestra, BBC Symphony Orchestra e Filarmonica del Teatro alla Scala. È inoltre primo violino del Quartetto Gringolts.



Roberto Abbado

 vincitore del Premio “Abbiati” e presenza ricorrente nelle stagioni del Teatro Comunale di Bologna, completa il programma con la Prima Sinfonia in fa minore op. 10 di Šostakovič, scritta a soli 19 anni, nel 1924-1925, come lavoro di diploma del compositore al Conservatorio di Leningrado, ed eseguita per la prima volta nel 1926.

Aram Khatchaturian, Concerto per violino in re minore op. 46

Dmitri Schostakowitsch, Sinfonia n. 1 in fa minore op. 10
 

Ilya Gringolts, violino

Orchestra del Teatro Comunale di Bologna

Roberto Abbado, direttore d'orchestra

Ufficio Stampa

Giancarlo Garoia
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