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UNATRAS e Governo: rapporti metereopatici. Il parere di Assotir

Un Comunicato dell’UNATRAS diffuso ieri ci informa che le trattative, presso il Ministero dei Trasporti, tra committenti e trasportatori, coordinate dal Sottosegretario Giachino, si sono interrotte con un nulla di fatto. Se una notizia, per essere tale, deve contenere l’elemento della novità, questa francamente non è una notizia. Nel senso che l’esito era scontato. E, visto il ripetersi delle stesse sceneggiate ormai da anni, l’averlo anticipato non ci conferisce un particolare merito.
, (informazione.news - comunicati stampa - economia) Un Comunicato dell’UNATRAS diffuso ieri ci informa che le trattative, presso il Ministero dei Trasporti, tra committenti e trasportatori, coordinate dal Sottosegretario Giachino, si sono interrotte con un nulla di fatto. Se una notizia, per essere tale, deve contenere l’elemento della novità, questa francamente non è una notizia. Nel senso che l’esito era scontato.
E, visto il ripetersi delle stesse sceneggiate ormai da anni, l’averlo anticipato qualche mese fa non ci conferisce un particolare merito divinatorio. Al massimo, siamo stati più bravi del servizio meteorologico, ma bisogna anche dire che la nostra previsione era assai più facile.
Partirei dalla premessa che noi nutriamo grande rispetto per i numeri che UNATRAS esprime, attraverso le associazioni aderenti; ma, ancora di più, il nostro rispetto va ai trasportatori. Tutti,con o senza appartenenza associativa.
Ciò detto, mi vorrei limitare a qualche ulteriore osservazione. Se guardiamo al solo 2009, possiamo vedere un tira e molla tra UNATRAS e il Governo, in cui si passa con grande disinvoltura dalle minacce di proclamazione del Fermo a fasi di innamoramento, con i più sperticati riconoscimenti, da una parte e dall’altra, circa il reciproco grande senso di responsabilità e la volontà di fare le cose sul serio, nell’interesse della categoria. Ieri, l’orizzonte si è di nuovo rabbuiato. Il tempo minaccia tempesta o si tratta solo della solita nuvola passeggera? Vedremo.
Per il momento siamo in una fase calda, in cui tornano gli appelli alla categoria. E’ una sorta di chiamata alle armi, evidentemente dettata più dall’esigenza di salvare la faccia, mostrando un po’ di muscoli, che non dalla volontà di proporre ai trasportatori un terreno vertenziale credibile, in cui questi possano riconoscere la strada per uscire dal pantano, in cui sono stati trascinati.
L’inconsistenza della piattaforma rivendicativa è stata evidente da subito, costruita con il coinvolgimento di non si sa bene quali trasportatori, visto che non se ne trova uno che si dichiari interessato al riguardo. E, d’altra parte, cosa si vuole dai trasportatori? Che sostengano richieste di cui non sono affatto convinti? O si vuole impedire loro, ad esempio, di ritenere che, nella sfilza di richieste di UNATRAS, manca quella più importante: la tariffa minima ( o costo minimo di sicurezza, che dir si voglia), obbligatoria per tutti, a prescindere dal tipo di contratto?
Si pretende che siano tutti d’accordo sull’art.83 bis, che ha promesso loro - ma non ha dato - una tariffa, obbligandoli, in compenso, ad indicare il costo del gasolio per ogni viaggio, con il risultato di incorrere nelle sanzioni della legge, se non lo fanno (avete capito bene: il trasportatore deve indicare il costo del gasolio- a pena di sanzione- ma non può indicare il prezzo del viaggio)?
Anche un bambino capirebbe che siamo di fronte non solo al danno, ma addirittura ad una beffa colossale, a cui UNATRAS ha dato un contributo decisivo.
I vari argomenti affrontati in questi 4 mesi al Tavolo sono, quando va bene, temi di contorno rispetto al tema centrale, che è quello di dare al settore uno strumento efficace con cui poter recuperare forza contrattuale nei confronti di una committenza spesso banditesca e, comunque, sempre più arrogante; che, non solo paga poco, ma pretende che il trasportatore le faccia anche da banca.
E, allora, come si spiega il riproporsi continuo di questa litania inconcludente? Faremmo un torto al buon senso, prima che ai dirigenti di UNATRAS, se liquidassimo l’argomento, facendo riferimento alla sola insipienza di alcuni.
In realtà, c’è dell’altro. C’è un’evidente frattura all’interno di UNATRAS, tra chi si rende conto che la liberalizzazione del 2005 non ha tenuto alla prova dei fatti, e cerca una via d’uscita - magari restando “all’interno della legge 32/2005” - e chi, essendo stato di questa liberalizzazione protagonista e sostenitore, non vuole accettare la sconfitta di una linea che, al di la delle buone intenzioni, si è rivelata sciagurata per i trasportatori.
Da questo miscuglio di posizioni esce fuori una linea contraddittoria, fatta di alti e bassi, che chiede il cambiamento, ma senza la determinazione per volerlo. Una politica fatta di “vorrei ma non posso”, che si risolve in una inconcludenza totale. Se questo è il prezzo dell’unità, allora c’è molto da riflettere. L’unità è stata sempre individuata come il mezzo più idoneo per dare maggior forza alle richieste della parte più debole (i trasportatori, appunto).
Ma se le richieste sono sbagliate, o semplicemente non utili, allora, a che serve l’unità, se non a impelagare la categoria in una serie di giri di valzer senza costrutto? Chi trae vantaggio da questo stato di cose è, ovviamente, la committenza, che ha come migliori alleati la debolezza e le contraddizioni di UNATRAS e company.
Infatti fa la voce grossa, perché sa di avere di fronte un cane che abbaia ma non morde. Nel frattempo, continua a tenere nell’angolo i trasportatori.
Sarebbe interessante, anche se poco verosimile, se qualcuno, prima dei nuovi, prevedibili, rasserenamenti, volesse, sull’argomento, aprire una seria discussione.

Claudio Donati,
Segretario Generale di Transfrigoroute Italia Assotir
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