Intervista al Prof. Franco Banchi, Magnifica Humanitas: DENTRO E SOPRA LA STORIA
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Prof. Banchi, la convince il fatto che in molti ambienti questa enciclica sia stata etichettata solo come un testo sull'Intelligenza Artificiale ?
“Non mi convince. D'altra parte, se leggiamo il sottotitolo, emerge con chiarezza la soluzione del problema. Leone XIV parla di “custodia della persona umana nel tempo dell' IA”. Quindi tutto si chiarisce. La Chiesa, grazie alla sua Dottrina Sociale che cammina ormai nei secoli, ha affrontato tante “cose nuove”. Dalla prima catena di montaggio nell'Ottocento alla robotica ed IA nei nostri giorni. Senza paura ed applicando un sapiente discernimento, i cristiani hanno il compito di accompagnare il fattore umano in ogni tempo e dinanzi ad ogni sfida. Nessun timore o prevenzione assoluta. Per il Papa un corretto approccio alla tecnologia può addirittura accompagnare e valorizzare la creazione divina”
Che cosa ha reso difficile la comprensione di questa prospettiva ?
“Guardi, voglio essere sincero: quanti dei commentatori, specialmente in campo giornalistico hanno letto integralmente l'enciclica, composta da 245 paragrafi ed un numero quasi equivalente di pagine? E' normale a livello di comunicazione aver colto l'aspetto potenzialmente più mediatico, quello legato alla IA. Invece l'enciclica ha numerosi livelli di lettura: storico, sociale, economico, politico e soprattutto teologico, la vera architrave del testo”.
Può approfondire questo livello teologico di lettura ?
“Molto volentieri. Non solo a mio parere, la “magnifica humanitas” di cui si parla trova fondamento e radice entro una visione teologica, anzi più propriamente cristologica. In un mondo dalle tante manovre, il nostro cuore avverte il bisogno di scoprire un disegno diverso (simile a quello che Maria contempla nel Magnificat ). Disegno di misericordia che, attraverso la storia, diventa bussola per un'esistenza evangelica nell'era digitale. Al centro della storia si situa il mistero dell' Incarnazione. Nella carne ferita ed amata il Padre ci rivela la vera e magnifica umanità. E' in Cristo che l'uomo trova la sua via e cresce verso la pienezza, dentro ed oltre la storia”
Ed è in tale contesto che Leone XIV mette il evidenza le due icone contrapposte della Torre di Babele e la figura di Neemia, ricostruttore di Gerusalemme...

“Proprio così. Il Papa usa queste due “icone” per chiarire il concetto di falsa e vera costruzione umana della storia e non solo. La Torre di Babele è l'affermazione del mito dell'autosufficienza umana e dell'orgogliosa scalata verso la perfezione. Invece da questa presunzione nascono tutti i mali: presunzione, invidia, confusione, disordine. In una parola: l'uomo si disumanizza. E questo “filo rosso” è molto presente nel testo di Leone XIV, visto che per i nostri giorni parla di transumanesimo e post-umanesimo. Il primo rappresenta il sogno di oltrepassare i limiti umani; il secondo addirittura, ipotizza l'ibridazione stessa tra essere umano e macchina”.
Invece l'icona di Neemia...
E' l'icona opposta rispetto alla torre di Babele. Neemia, ebreo a servizio del Re persiano, torna a Gerusalemme ridotta in macerie e lavora per ricostruirla attraverso il concorso responsabile di tutte le famiglie, ascoltando tutti, recependo paure e dubbi. Così la ricostruzione procede ordinata secondo una visione di bene comune. E soprattutto, come scritto nell'enciclica “è un'opera che ha Dio al centro e ricostruisce i legami prima delle pietre”
Prof. Banchi, lei ha recentemente scritto che questa enciclica ha anche una forte venatura politica. Può dirci qualcosa al riguardo ?
“Lo confermo. Proprio alla luce della premessa teologica fatta prima, per Leone XIV i credenti che operano nella storia, nelle istituzioni e nella politica, a livello locale, nazionale e sovranazionale, non possono coltivare una spiritualità fondata sulla separazione tra fede e vita. Il rispetto integrale di ogni uomo e di ogni donna non può prescindere dalla tensione al bene comune ( che ha come primo compito la difesa della vita ), dalla destinazione universale dei beni, dal rispetto dei principi di sussidiarietà e solidarietà, dall’impegno per la giustizia sociale e per il rispetto dello sviluppo integrale dell’uomo, uso dell’AI compreso, che uno dei temi dell’enciclica, ma non quello esclusivo. E’ per questo che la Magnifica Humanitas può correttamente definirsi anche enciclica politica. Ed i politici, non solo quelli mossi dall'ispirazione cristiana, hanno davanti una luminosa strada ben tracciata”.
Ufficio Stampa
Franco Banchi
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