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"Tabù – Ho fatto colazione con il latte alle ginocchia" , drammaturgia e messa in opera di Roberto Scappin e Paola Vannoni, al Teatro Pazzini di Verucchio (RN)

La produzione Quotidiana.com ha chiuso la stagione teatrale del Pazzini mettendo in discussione ciò che riteniamo “vietato” e invitandoci a riflettere sulle regole invisibili che governano la nostra esistenza
Bologna, (informazione.news - comunicati stampa - arte e cultura)

"Tabù – Ho fatto colazione con il latte alle ginocchia" al Teatro Pazzini di Verucchio (RN)

 Drammaturgia e messa in opera Roberto Scappin e Paola Vannoni
tecniche Roberto Pozzi, produzione Quotidiana.com, coproduzione Teatro della Cadutaq
in collaborazione con Armunia Residenze Artistiche|Centro Sociale Poggio Torriana.

Lo spettacolo nasce dall’idea di esplorare i divieti e le inibizioni che guidano la nostra vita privata e sociale, partendo da una mail ricevuta nell’ambito di una metodica di “estorsione sessuale”.

I tabù, presenti nella sfera sessuale ma non solo, condizionano desideri, relazioni e comportamenti, generando spesso clandestinità, malattia mentale e limitazioni delle possibilità.

Roberto Scappin e Paola Vannoni, seduti uno di fronte all'altra, con in mezzo  il busto di Aristotele, del quale, improvisamente, viene ricordata la "perversione", nel segno della degenerazione delle forme di governo e del potere.

La moralità punitiva, oggi, al fine di assicurarsi il potere.

Una moralità "nascosta" perchè, oggi una parte crescente della non-libertà non ha il volto classico del tiranno. Non si presenta come comando personale o imposizione drammatica. Si manifesta piuttosto come dipendenza da  abitudini, piattaforme, dispositivi tecnici, ambienti economici che nessuno di noi controlla davvero e che tuttavia orientano profondamente il nostro spazio d’azione.Sono i nuovi volti, invisibili, del potere, perchè la dominazione contemporanea non ha più bisogno di mostrarsi per essere efficace.

 Il padrone non ha bisogno di colpire ogni giorno lo schiavo per soggiogarlo. E’ sufficiente che lo schiavo sappia che potrebbe farlo in qualunque momento. È questa consapevolezza a plasmare il suo comportamento. Il potere si fa così più sobrio, più interiorizzato.

Attraverso una narrazione intensa e provocatoria, Tabù interroga il pubblico: sono strumenti di controllo e oppressione o salvavita dell’equilibrio sociale? Uno spettacolo che mette in discussione ciò che riteniamo “vietato” e ci invita a riflettere sulle regole invisibili che governano la nostra esistenza.

Ecco che ci si confronta con il proibito, con i divieti che ogni disubbidienza o trasgressione fatica a demolire, radicati come sono nel nostro Dna, non per scelta ma per costituzione; concetti protetti sotto l’ègida della moralità, che non hanno spesso alcuna reale attinenza con l’essere morale. Tabù. Ovvero il divieto di avere contatti con determinate persone, di frequentare certi luoghi, di cibarsi di alcuni alimenti, di pronunciare determinate parole, di mostrarsi indecisi, di fallire… E nessun pensiero non ammissibile alla coscienza.

 Contrastare questo mondo che celebra l’eroismo, il successo rapido e le trasformazioni radicali, attraverso piccoli passi, tante piccole-azioni, ripetute nel tempo, che gradualmente cambiano la direzione della vita di una persona. 

Ufficio Stampa
Giancarlo Garoia
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