Arte e Cultura
Marco Forti racconta “Ma che colpa ne ho”: quando la musica diventa responsabilità
Nel brano si parla di perdono, un tema raro nella musica contemporanea. Cosa ti ha spinto a raccontarlo senza retorica?
Hai detto bene: <<(...) un tema raro nella musica contemporanea>>. È proprio questo il motivo che mi ha spinto a raccontare questa storia e, per di più, senza retorica, senza troppi artifici o l'utilizzo di "effetti moderni musicali". L'ho voluta raccontare in maniera molto diretta, come lo sono le nuove generazioni, però stavolta ho dato spazio al mio animo artistico e non solo al mio essere troppo strutturato o troppo tecnico. Credo che per arrivare al cuore ci sia bisogno di verità e di una comunicazione chiara, comprensibile e semplice, seppur complicata nel suo genere. Essendo la musica il mezzo più potente di comunicazione che ci sia e più vicino nel rappresentare la società, se la "contemporaneità" non conosce temi come questi, penso sia arrivato il momento di cominciare a fare delle campagne di sensibilizzazione a riguardo!
L’amicizia con Marco De Alexandris dura da più di quindici anni. In che modo questa relazione ha trasformato il tuo modo di scrivere?
Questa è una bella domanda ma per risponderti c'è bisogno che ti faccia una premessa: sappiamo che ogni tipo di rapporto tra le persone, anche se porta con sé delle etichette sociali, è autentico e diverso. Marco dice che la nostra amicizia è di Spirito e, solo ora, dopo ben 15 anni ne ho capito il senso! Infatti in 15 anni di conoscenza, io e Marco ci siamo frequentati poco. Per farvi un esempio, i nostri incontri si possono contare sulle dita di 2 mani, ma parliamo in relazione ad un lasso di tempo molto vasto! Mi rendo conto che questo rapporto va oltre l'apparenza e il numero di giorni di frequentazione: sembra che ci capiamo senza dire parole; senza condividere troppi momenti insieme...
Rispondendoti ora alla domanda, certamente questa è sempre stata fonte di riflessione ed ispirazione per il mio percorso, da 15 anni a questa parte! Di certo quest'aspetto, nel tempo, è ricaduto anche sulla mia musica e, di riflesso, sul mio modo di scrivere. Sono più maturo; all'epoca ero adolescente e forse poco pronto per certi argomenti. La mia scrittura adesso è più consapevole, questo sì!
Il nuovo progetto discografico sembra voler unire musica e testimonianza. Quanto è rischioso, artisticamente, esporsi così tanto?
Esporsi troppo e soprattutto soffermarsi su degli aspetti "non troppo in linea con il mercato di oggi" certamente, a livello artistico, è molto rischioso perché si teme di non essere capito. Io però credo che se si sceglie e si lavora con il cuore, quest'ultimo non ti fa sbagliare quasi mai! D'altronde sto soltanto dando voce ad una persona che purtroppo voce non può avere. La madre è la sua voce parlante, da una vita ed io, ora, con la realizzazione di questo mio nuovo progetto discografico dal titolo "Forza di Vivere", sono la sua voce cantante.
Immaginando un live ideale, che ruolo avrebbe “Ma che colpa ne ho” all’interno della scaletta?
Sono in seria difficoltà, se devo essere sincero perché a livello musicale, la vedrei bene come terza o quarta canzone; come significato testuale e di sceneggiatura, la vedrei invece come brano d’apertura, visto che è il singolo testimone dell'inizio del progetto e della conoscenza con Marco De Alexandris.
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