Riforma del Catasto, Romagnoli: "Aumento tasse e danni per l'economia pontina"
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E’ di questi giorni la bocciatura per un solo voto, in Commissione Finanze alla Camera, dell’emendamento che voleva eliminare l’art.6 della Riforma del Catasto presentata dal Governo, a valere dall’ 1/1/2026.
Secondo l’esecutivo questo articolo introduce solo una innovativa metodologia per mappare immobili e terreni non accatastati, immobili abusivi o terreni agricoli edificabili, andando poi a rideterminare i valori catastali delle abitazioni adeguandoli ai valori di mercato (da vani a metri quadri), tenendo conto anche delle aree in cui sono edificati, senza portare alcun aumento della tassazione immobiliare. Sarà così?
Ne abbiamo parlato con Efrem Romagnoli, past president dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed attuale componente del Consiglio della Camera di Commercio FR-LT.
In realtà – dice Romagnoli - sono molti a pensare l’esatto contrario, come il Presidente di Confedilizia Spaziani Testa, e cioè a ritenere che l’intento ultimo sia proprio l’aumento del gettito da immobili.
Differentemente, infatti, si assisterebbe alla indolore convivenza della rendita catastale riformata e rivalutata con la rendita “vecchia” che, invece, continuerebbe ad essere la base imponibile della tassazione. E questo sembra poco credibile.
Ma dal 2026 cosa potrebbe succedere?
Magari che l’Amministrazione Finanziaria ritenesse utilizzabili, come imponibile, solo le “nuove” rendite. E l’aumento del prelievo sarebbe realtà, sempre che nel frattempo non si ritenesse anche di intervenire sulle aliquote.

A Latina, come nel resto della penisola, la maggiore incidenza si avrebbe soprattutto sugli immobili di medio-basso valore, come ad esempio per un A/3 la cui rendita oggi è in funzione dei 3 vani, e che domani sarà rapportata ai circa 60-70 mq di superficie, tramite un coefficiente. Si stima che gli aumenti medi delle rendite potrebbero raggiungere anche il 128%.
In prospettiva gli sgraditi effetti collaterali sarebbero numerosi e diffusi. Oltre all’aumento dell’IMU ci sarebbe l’incremento dell’incidenza di tutte le imposte dirette e indirette su immobili, in particolare dell’imposta di registro sui trasferimenti immobiliari, dell’imposta di successione relativamente ai fabbricati, ed inoltre un effetto incrementativo dei canoni di locazione, senza tralasciare la perdita di agevolazioni ISEE. Da tutti questi aggravi, sarebbero inevitabili ulteriori effetti inflattivi.
E’ inoltre evidente che siffatto aumento impositivo agirà da disincentivo all’acquisto di immobili, con il negativo impatto sul settore edilizio che è uno dei principali volani dell’economia italiana. E questo, potrebbe essere particolarmente penalizzante per la nostra realtà pontina in cui il settore edile, già in crisi, potrebbe pagare il prezzo più alto.
Non dimentichiamoci di essere in un periodo di crisi economica che non finirà a breve. Il PIL è ancora nettamente al di sotto dei livelli 2019 e le stime annuali dicono che servirà tutto il 2022 per ritornare ai valori pre-covid. Ovviamente, tale valutazione non considerava l’effetto che avrebbe avuto sulla nostra economia l’aumento dei prezzi delle materie e della energia derivante dal periodo pandemico, dalla guerra commerciale tra Usa-UE con la Russia e dal conflitto in corso.
E quindi quale è il dubbio?
Non vorremmo che la revisione delle rendite fosse funzionale al fatto che dal 2027 bisognerà iniziare a restituire i prestiti del PNRR che, come noto, va abbinato a misure di accompagnamento, tipo riforma fiscale, per eliminare le debolezze strutturali dello stato, il che equivale a dire che serve fare nuovo gettito, magari con lo strumento più semplice, cioè una rafforzata e diffusa imposta patrimoniale, stavolta ammantata da riforma del catasto.
Ufficio Stampa
Roberto Leoni
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