Arte e Cultura
Il "Rossini buffo" per i CONCERTI DEI SALONS ROSSINI a GRADARA (PU)
Martedì 29 luglio alle 21 nel Cortile d’Onore della Rocca di Gradara si terrà il quarto appuntamento di Salons Rossini, ciclo di concerti che ha come protagonisti gli allievi dell’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda” 2025. La rassegna, giunta alla sua quarta edizione, si ispira ai celeberrimi e vivaci Salons rossiniani dell’epoca, e si svolge in alcuni borghi della provincia di Pesaro Urbino, offrendo agli spettatori del ROF l’occasione di scoprire il territorio provinciale e portando contemporaneamente gli spettacoli del Festival a un pubblico nuovo in luoghi insoliti e suggestivi.
I concerti, che rientrano nella programmazione del Festival Giovane 2025, sezione del Rossini Opera Festival dedicata ai giovani talenti del futuro, sono introdotti da una guida all’ascolto a cura di Cecilia Nicolò della Fondazione Rossini e si concludono con un brindisi.
La serata sarà dedicata al Rossini buffo. Valeria Gorbunova (mezzosoprano), Anna-Helena MacLachlan (mezzosoprano), Aldo Sartori (tenore), Abel Zamora (tenore), Maurizio Bove (baritono), Nicola Farnesi (baritono), Jiazhou Wang, (baritono), Huigang Liu (basso), accompagnati al pianoforte da Rubén Sánchez-Vieco, proporranno duetti dal
Barbiere di Siviglia e da La Cenerentola.
Scrive, a proposito del dibattito Rossini serio/ Rossini buffo, Alberto Zedda:
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"Un’ opinione diffusa ritiene la vocalitá applicata da Rossini nell’opera seria diversa da quella proposta per quella buffa.
L’opera seria richiederebbe un piú spericolato virtuosismo: escursione nelle zone estreme dei registri, acuto e grave; accensioni drammatiche di epica dimensione; agilitá, accento, volume, resistenza e prestanza eccezionali, per costruire personaggi che si collocano nell’empireo dei semidei. Per l’opera buffa basterebbero invece voci meno importanti, poiché il ventaglio di richieste espressive e tecniche sarebbe meno ampio. Tradizionalmente, infatti, la figura del buffo richiama l’immagine di un cantante poco definito, ne’ vero basso ne’ vero baritono, che potrebbe farsi onore anche con poca voce purché scenicamente intelligente e in grado di mitragliare sillabati rapidissimi e di caricare di tic e doppi sensi le battute di personaggi che si presuppongono macchiettistici.
Ai soprani e mezzosoprani dell’opera buffa si richiedono grazia, dolcezza, brillantezza, spiritositá piuttosto che forza e veemenza, sicché il versante leggero di queste categorie vocali sembrerebbe il piú adatto a condurre il divertimento al naturale lieto fine. Quanto ai tenori, il destino di principi azzurri, trionfatori di modeste avversitá, li affranca dall’obbligo di lanciare anatemi, di trascendere in invettive, di lacerarsi in conflitti, sicché una voce aggraziata e soave risulterebbe sufficiente. Tutto questo puó esser vero per le opere buffe composte prima che Rossini irrompesse sui palcoscenici lirici, quando il genere comico era considerato di categoria inferiore. I compositori tenevano conto di questa classificazione al ribasso, sicché le opere comiche erano piú brevi, prevedevano un organico strumentale ridotto e semplice, allineavano compagnie non numerose, impiegavano poco o niente coro. Le tessiture vocali venivano contenute in ambiti ragionevoli, destinate a elementi modesti giacché era escluso che il Divo abbandonasse i coturni dell’opera seria per vestire gli umili panni della commedia dell’arte.
Questa contrapposizione ideologica sorse all’origine dell’opera buffa, nata per allentare la tensione della tragedia con intermezzi scherzosi e farseschi. Con Rossini la situazione cambia radicalmente. Giá dalle farse veneziane, che segnano il suo debutto di compositore operistico, si coglie un impegno innovativo radicale, non diverso da quello che il Maestro profonderá nelle opere di genere drammatico. Strutture formali, ordito strumentale, lessico vocale assumono i contorni che ritroveremo, sostanzialmente immutati, nelle opere successive, buffe, serie, e semiserie. Fu subito chiaro che, per interpretare decentemente le richieste della partitura, l’artista di seconda categoria non bastava piú. Rossini smetterá presto di comporre farse, troppo difficili per le modeste pretese del repertorio leggero del tempo, troppo brevi e convenzionali nei soggetti per suscitare l’interesse dei divi, e, con L’italiana in Algeri, forgerá perentoriamente il prototipo dell’opera comica moderna"
Gli ultimi due appuntamenti della rassegna, entrambi programmati per le 21, si terranno giovedì 31 luglio nel Teatro della Rocca Ubaldinesca di Sassocorvaro e sabato 2 agosto nel Cortile d’Onore di Palazzo Ducale a Urbino.