Arte e Cultura
INTERVISTA- Il battito tribale di “La Sirena” di Maree Selvagge
Maree Selvagge, è un piacere averti qui. “La Sirena” occupa un ruolo importante all’interno della tua carriera musicale?
Ciao, e grazie per la bella opportunità! Posso dire per certo che sia stato il punto d’inizio, quel brano che, per semplice curiosità esplorativa, mi ha dato la confidenza per mettere il naso fuori dalla mia zona di comfort e provare a raccontarmi in musica, dopo anni di “se” e “ma” che avevano fatto arenare il mio entusiasmo. Perciò direi di sì: è un inizio e un punto d’arrivo, perché è da “La Sirena” che ho maturato la consapevolezza di poter osare.
Quali emozioni vorresti suscitare nel pubblico?
La musica è emozione di per sé, vorrei però portare al pubblico una sorta di lente, una prospettiva che permetta a chi ascolta di immedesimarsi, di comprendere il senso del pezzo, e di esserne mosso di conseguenza. Ne “La Sirena” in particolare spero si possa distinguere chiaramente la voglia sfrenata di vitalità, la libertà di poter essere se stessi, la serenità di poter abbandonare anche solo per un attimo le vesti costruite per inserirci nel tessuto sociale e tornare a respirare.
Ci sono delle tematiche che ti stanno particolarmente a cuore? Come mai?
I pezzi che scrivo sono solitamente frammenti di riflessioni, ricordi e catarsi di scenari di vita vissuta. La malinconia è un tema ricorrente, perché ha accompagnato molti capitoli della mia esistenza e, in misura diversa continua a farlo tutt’ora. Ma la sfera emotiva è complessa e talvolta difficile da scomporre in blocchi distinti: tristezza, gioia, malinconia, furore sono tutte sfumature che tendono a mescolarsi in maniera imprevedibile, ed è un po’ questa alchimia selvaggia che vorrei raccontare meglio.
Per te, che valore ha la musica nella società attuale? Questa deve avere anche il coraggio di parlare dei disagi, delle zone d’ombra?
La musica è da sempre uno sfogo, o un compagno fidato, o un modo per far sublimare quanto si sta provando in un certo momento. Ma da decine di anni è oggetto di studi, e c’è chi decide di comporre in un contesto più commerciale, meno autentico, almeno per gli scopi per cui viene concepita. La gente tende a consumare musica anche solo per trovarci un riflesso del tipo di esistenza da condurre, e non a caso quanto acquisisce traino e si trasforma in trend è anche di solito lo specchio di una società. Per citare in maniera imperfetta Caparezza, si parla più di personaggi di musica e meno della musica stessa ormai, e viene sempre meno l’idea di fare musica per esprimere considerazioni, sfogare pensieri, denunciare, sublimare. Il coraggio che mi chiedevi sta venendo sostituito da ragioni più grette, ma sì, penso che al cuore della musica ci debba sempre essere uno slancio per dare voce a qualcosa che ci opprime, o al contrario, per elevare qualcosa che ci ha fatto stare bene.
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