A Cura della Dottoressa Michela Mignano. " Fame emotiva: mangiare per non sentire"

Psicologa, pedagogista clinico, psicomotricista funzionale.
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“ Fame emotiva: mangiare per non sentire “ 

Cosa succede quando il cibo smette di essere solo nutrimento e inizia a intrecciarsi con il nostro mondo interiore? A volte, per gestire emozioni intense, si ricorre al cibo come conforto: è un'esperienza comune, che prende il nome di fame emotiva o fame nervosa.
Inizialmente, la fame nervosa può apparire come una strategia di auto-cura, una soluzione che offre un sollievo immediato. Tuttavia, questa liberazione è solo momentanea. Ben presto, quello che sembrava un rimedio si trasforma in una gabbia, un circolo vizioso che può generare ulteriore sofferenza.
La fame emotiva infatti, è un impulso a mangiare che non deriva da una reale necessità fisica di nutrimento, ma da emozioni come stress, ansia, tristezza o noia. Per chi soffre di disturbi alimentari, gestire questa forma di fame può essere particolarmente difficile.

Mangiare attiva i circuiti di ricompensa nel cervello, facendoci sentire momentaneamente meglio. Tuttavia, quando la fame nervosa diventa un’abitudine frequente e non abbiamo altri strumenti per gestire le nostre emozioni, può trasformarsi in un problema serio.
È possibile riconoscere la fame emotiva facendo attenzione ad alcuni segnali comuni:

senso improvviso di urgenza: possono manifestarsi attacchi di fame che ci portano a consumare cibo in modo compulsivo per trovare immediata soddisfazione
desiderio di cibi specifici: voglia intensa di alimenti particolari, spesso ricchi di zuccheri, grassi o sale. In alcuni casi, questo comportamento può essere vissuto soggettivamente come una forma di dipendenza da cibo, anche se non è riconosciuto come diagnosi clinica ufficiale
mangiare senza pensare: consumare cibo automaticamente, senza prestare attenzione o gustarlo veramente
assenza di sazietà: continuare a mangiare nonostante lo stomaco sia pieno, sensazione di avere sempre fame senza sentirsi mai soddisfatti
emozioni negative dopo aver mangiato: sperimentare sensi di colpa, vergogna o tristezza dopo aver mangiato.
La fame emotiva è spesso un segnale di emozioni non affrontate. Ecco come iniziare a elaborarle:

riconoscere le emozioni: identifica quali emozioni stai provando. Può essere utile dare loro un nome, come tristezza, rabbia, solitudine o frustrazione
accettazione senza giudizio: permettiti di provare queste emozioni senza giudicarti
esprimere le emozioni: utilizza strumenti come la scrittura di un diario, l’arte o la musica per esprimere come ti senti
strategie di coping positive: impara tecniche per gestire le emozioni, come il problem solving o parlare con una persona di fiducia
pratica l’auto compassione: sii gentile con te stesso e ricorda che tutti possono provare emozioni difficili.
La prima cosa da fare, oltre a differenziare la fame fisiologica da quella emotiva, è acquisire la consapevolezza delle nostre emozioni, osservare ciò che sentiamo e provare a dare un nome ai nostri stati d’animo. Osserviamoli, lasciamo che la nostra mente li veda, li identifichi e poi li lasci andare. "Stiamo" nel momento presente, senza fuggire dai nostri sentimenti, anche se fa male.
Per sviluppare un approccio più equilibrato nei confronti del cibo e delle nostre emozioni, o possiamo:
identificare i trigger emotivi: un diario alimentare per tenere traccia di quando e perché mangiamo può aiutarci a identificare modelli e fattori scatenanti emotivi.
sviluppare tecniche di coping per gestire le emozioni: esercizio fisico, meditazione, hobby, tecniche di respirazione o una telefonata a un amico sono rimedi che possono aiutarci a gestire le nostre emozioni.
stabilire una routine alimentare regolare: mangiare a orari regolari ci aiuta a evitare picchi di fame e prevenire gli sbalzi d’umore.
riconoscere i segnali di fame e sazietà: impariamo ad ascoltare il nostro corpo e smettiamo di mangiare quando siamo soddisfatti non sazi.
‍evitare severe restrizioni alimentari: le diete molto restrittive possono aumentare il desiderio emotivo di cibo. Una dieta equilibrata che includa occasionalmente i nostri cibi preferiti può aiutarci a gestire al meglio la nostra alimentazione.

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Ufficio Stampa

Direttore Scientifico Busiello Valentina
Italia

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