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Anthony David Paloscia e la verità disarmante di “Nuda” | INTERVISTA

“Nuda” è un romanzo che scava nella paura per trasformarla in consapevolezza. Anthony David Paloscia racconta la fragilità senza filtri, restituendo valore all’essere umano autentico. Nell’intervista emerge il suo sguardo empatico: accogliere le proprie ferite non è debolezza, ma un atto necessario per rinascere davvero.
Roma, (informazione.news - comunicati stampa - arte e cultura)

“Nuda” è un romanzo che affonda nelle pieghe più autentiche dell’animo umano. Quando ha sentito che questa storia doveva essere raccontata?

Ho sentito che andava raccontata, in realtà, dopo tante testimonianze: persone che, arrivate a un certo punto della loro vita, in senso dantesco, vedevano la vita tirare fuori da sotto il tappeto ciò che avevano a lungo nascosto. Questa rivelazione improvvisa è spesso accompagnata da paura e disorientamento. Nuda vuole, tra le altre cose, normalizzare quel processo di consapevolezza che prima o poi arriva nella vita di chiunque.

La protagonista attraversa un momento di crisi che diventa rinascita. È stato più difficile descrivere il dolore o la parte della guarigione?

Entrambi i momenti sono stati complessi. Il romanzo racconta un punto preciso della vita di Marta e si svolge quasi interamente nell’arco di una notte. Ho voluto far emergere paura e ossessività, anche nel modo in cui ci parliamo in quelle ore, e non è stato semplice. Non lo è stata neppure la parte di guarigione, perché non avviene in modo empirico: in questo caso la guarigione è la consapevolezza, il vero punto di partenza.

Il titolo è diretto e coraggioso. Cosa rappresenta per lei la parola “nuda”?

Per me “nuda” è la vulnerabilità che diventa forza. Quando qualcuno riesce a mostrarsi, esponendo le parti più intime di sé nonostante vergogna, paura e imbarazzo, sta trasformando il proprio vissuto e la propria esposizione in normalità. Forse è proprio questo ciò di cui abbiamo necessità: essere nudi, senza più timore.

Nel romanzo la paura è quasi un personaggio, una presenza costante. È così anche nella sua vita o nella sua esperienza di scrittore?

Guardi, credo che la paura sia una costante nella vita di tutti. È anche uno dei messaggi del libro: provare a normalizzarla. Da esordiente, la paura c’è, ma fa parte del gioco.

La scrittura sembra essere, per la protagonista, un modo per ritrovare sé stessa. Anche per lei scrivere ha un valore terapeutico?

La scrittura mi fu consigliata durante vari seminari sulla gestione delle emozioni e, oggi, la considero tra gli strumenti più validi che abbia potuto utilizzare. Nuda è stato per me un atto terapeutico: ha attraversato molte pagine della mia vita e ora, è pronta a donarsi al mondo.

Dopo “Nuda”, quali strade vorrebbe percorrere nel suo futuro letterario? Sta già lavorando a un nuovo progetto?

In realtà ho già chiuso un altro libro, che per il momento resta lì, nel cassetto, per lasciare a Nuda il suo spazio. In quel progetto confluiscono più anime: un giallo, la storia di una città, Napoli, e, soprattutto, una rilettura del concetto di madre dal punto di vista di una figlia ormai adulta.

http://www.libreriesantelli.it/

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