Arte e Cultura
NEL CUORE DEL TANGO: SILVIO ZALAMBANI RACCONTA LA SUA TOURNÉE ARGENTINA
Silvio Zalambani è attualmente protagonista di un’intensa tournée internazionale che lo ha portato a Buenos Aires, cuore pulsante del tango. A dieci anni dalla sua ultima visita il sassofonista romagnolo, specializzato nel repertorio del tango argentino e del jazz latino, sta vivendo un’esperienza artistica profonda e coinvolgente. Tra incontri artistici prestigiosi, concerti con grandi nomi della scena porteña e un’accoglienza a dir poco calorosa da parte del pubblico locale, Zalambani si sta immergendo in un viaggio musicale che segna una nuova, eccezionale tappa nella sua carriera. Lo abbiamo raggiunto per farci raccontare le emozioni, gli incontri e i retroscena di questa straordinaria avventura.
È approdato da pochi giorni a Buenos Aires per una serie di concerti prestigiosi e collaborazioni importanti. Come sta vivendo questa esperienza nella culla del tango?
La sto vivendo intensamente. Sono passati dieci anni dalla mia ultima visita, e naturalmente ho notato dei cambiamenti: alcuni positivi, altri meno. Ciò che rimane immutato è l’energia travolgente di questa città. Qui sto incontrando nuovi talenti, giovani artisti che allora non c’erano, e sto scoprendo un panorama musicale in continua evoluzione. Questi ultimi dieci anni sono stati fondamentali per me per maturare e studiare, e ora tocco con mano quanto l’esperienza mi abbia preparato a fare quello che sto facendo. Dieci anni fa non sarei stato pronto. Oggi ho la fortuna di collaborare con musicisti straordinari, sia dal punto di vista artistico che umano. Non sento alcuna barriera culturale tra me e loro: mi hanno accolto con un rispetto e un’attenzione sorprendenti. E poi c’è Buenos Aires, con il suo indiscutibile fascino: la sto vivendo intensamente, muovendomi tra un quartiere e l’altro, scoprendo angoli nuovi e rivisitando luoghi che mi avevano già conquistato.
In questi giorni è alle prese con le prove con il Quinteto Revolucionario, e l’entusiasmo è alle stelle. Com’è suonare con loro e quali emozioni sta provando alla vigilia del vostro debutto insieme?
Il Quinteto Revolucionario è formato da cinque musicisti straordinari, ognuno eccellenza del proprio strumento nella scena del tango contemporaneo. Joaquin Benitez, il più giovane, è tra i bandoneonisti emergenti più promettenti. Esteban Falabella è uno dei migliori chitarristi di Buenos Aires, Sergio Rivas è un contrabbassista eccezionale, Sebastian Prusak un violinista di altissimo livello, e infine Cristian Zarate, pianista e arrangiatore, è un talento incredibile, costantemente nominato ai Latin Grammy. Il primo approccio musicale con loro è stato molto naturale, sorprendentemente fluido: è come se avessimo sempre suonato insieme. Non ho avvertito alcuna difficoltà, anzi, mi sono sentito parte integrante del gruppo fin da subito. In scaletta ci saranno cinque brani di Piazzolla e quattro miei, e sentirli interpretati da loro, con il loro approccio porteño, dà alla mia musica una profondità ancora più autentica. È emozionante sentire il mio repertorio inserirsi così bene in questo contesto.
Il pubblico argentino ha accolto il suo talento con grande calore, al punto che le Flores Negras erano convinte che lei fosse un argentino emigrato in Italia! Come ha vissuto questa curiosa presentazione e che tipo di connessione sente con la scena porteña?
L’accoglienza è stata straordinaria. Ho suonato con il quartetto vocale Flores Negras al “Cambalache”, posto affascinante che conserva l’anima dei vecchi conventillos di Buenos Aires. Nonostante il diluvio che si è abbattuto sulla città, il pubblico era numerosissimo, con persone disposte a stare sotto la pioggia pur di ascoltarci. Il fatto che alcuni pensassero che fossi un argentino emigrato in Italia è stato divertente e, in un certo senso, gratificante. Io dico sempre che non sono un argentino, ma un “argentano”, un ponte tra l’Italia e questa cultura. È incredibile vedere come la mia musica venga percepita in modo così naturale all’interno di questa scena.
Il suo è stato inserito tra i concerti consigliati del weekend, subito prima di Shakira! Che effetto le fa vedere il suo nome tra grandi artisti internazionali e cosa significa per lei questo riconoscimento?
È stato davvero curioso! Mentre facevo colazione mi è apparsa una lista degli eventi più importanti del weekend, curata da un giornalista della Radio Nazionale Argentina. In cima c’era il mio concerto con il Quinteto Revolucionario, e subito dopo il nome di Shakira! Ho riso tanto, perché è una di quelle cose che difficilmente immagineresti. Ovviamente lo prendo con leggerezza, ma è anche una conferma di quanto sia importante uscire dalla propria “comfort zone” e mettersi in gioco a livello internazionale. Se restassi solo nel mio piccolo mondo, queste cose non succederebbero. È un segnale che il lavoro che sto facendo ha un senso anche in un contesto così grande.
Dopo Buenos Aires volerà a Barcellona per un altro appuntamento importante. Quali sono i prossimi passi del suo viaggio musicale?
Dopo Buenos Aires, avrò un breve passaggio in Sicilia per delle lezioni, poi volerò a Barcellona, dove mi ritroverò con Sandra Render. Insieme a Nico Perez suoneremo in trio nel locale Atahualpa, in una località fuori Barcellona che, ironia della sorte, si chiama Argentona! Faremo un repertorio di tango tradizionale rivisitato. Il giorno dopo, invece, suoneremo alla Libreria Byron, nel centro di Barcellona, un luogo dedicato alla musica d’ascolto con una programmazione internazionale di grande livello. Qui mi esibirò con Sandra Rehder ed Elbi Olalla, che insieme formano l’eccezionale duo Proyecta Tango. In questo concerto eseguiremo anche alcuni miei brani, ed è una grande emozione portarli in questo contesto. Saranno tappe importanti che continueranno a dare nuova linfa al mio percorso musicale, che, come sempre, è in continua evoluzione.
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