D'AMORE E DI LIBERTÀ, in scena sabato 21 al teatro Luigi Pistilli di Cori

La storia di una donna briganta, del suo amore per la natura, per la libertà sociale e personale che vive e muore per due grandi e indistruttibili sogni: la libertà e l’amore.
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Oggi, sabato 21 dicembre, alle ore 18.00 andrà in scena al teatro ‘Luigi Pistilli’ di Cori lo spettacolo di teatro-danza ‘D'amore e di Libertà’, su testo di Antonio Veneziani, musiche di Eugenio Vicedomini, scenografie di Serge Uberti.

La storia della donna è sempre stata, purtroppo, una storia anonima e senza volto.
Con D’amore e di libertà, si vuole recuperare e dare voce a una donna che, pur nel suo
piccolo, ha contribuito a fare l’Italia.
Persino il termine “briganta” fa ancora arricciare il naso a qualcuno, persino a qualche
storico.
In questo spettacolo si racconta una donna, senza pregiudizi né storici né tanto meno
moralistici, la si racconta semplicemente attraverso il tributo di coraggio e di sofferenza
che lei, come tante altre donne, ha dato per far nascere questo paese che è l’Italia.
Il brigantaggio femminile non ha una vera data di nascita. C’è ancora chi contesta abbia
diritto di cittadinanza.
Il brigantaggio femminile è stato non solo importante e indispensabile come supporto a
quello maschile ma ha avuto caratteristiche peculiari.
Questo spettacolo di teatro danza, scritto da Antonio Veneziani, uno dei maggiori poeti
italiani, e coreografato e danzato da Maria Borgese, considerata una danzatrice che lascia
il segno con ogni suo spettacolo, racconta una briganta, poetessa, conoscitrice di erbe e
stagioni, stratega e capace di amare senza maschere.
L’ambientazione sono i Monti Lepini dove ha vissuto e operato.
D’amore e di libertà è un libretto d’opera danzato e coreografato che confonde spesso
passato e presente, privato e pubblico.
D’amore e di libertà è la storia di una donna briganta, del suo amore per la natura, per la
libertà sociale e personale che vive e muore per due grandi e indistruttibili sogni: la libertà
e l’amore.
D’amore e di libertà vuole essere un omaggio a tutte quelle donne che hanno lavorato per
noi ma è anche un modo per aprire un dibattito serio sull’altra metà del cielo. Dunque non
un dramma della disperazione, casomai un melodramma d’amore e di libertà.
Lo spettacolo vede in scena Maria Borgese sovrastata da un quadro del maestro Serge
Uberti.
È un teatro “povero”, che più che stupire vuole farsi godere e far pensare. Il piacevole
consumo è dato dall’atmosfera, dalla danza, dalle parole, e da tutto quello che offre il
moderno teatro da camera.Insomma un’ora per ricordare con piacere il passato e con più
lena affrontare il futuro.

Ufficio Stampa

Alessandra Tabolacci
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