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Politica e Istituzioni

Marco Carra: gioco d'azzardo, Governo, Regioni e Comuni al lavoro per ridurlo

L'Italia è il Paese con la maggiore domanda e offerta.
Milano, (informazione.news - comunicati stampa - politica e istituzioni) Ridurre la domanda e l'offerta di gioco (di almeno il 30% per le slot machine che sono attualmente 400mila sul territorio nazionale e dimezzare i punti gioco che sono oggi 96mila sul territorio nazionale, come si propone il Governo) nel giro di pochi anni significa dunque salvaguardare la vita di molte persone.
Se ne è parlato questa settimana, nell'ambito del convegno organizzato dai Gruppi del Pd in Consiglio regionale e al Senato "Regolamentare il gioco", con l'obiettivo di fare il punto sugli ultimi aggiornamenti normativi in materia e su più recenti progetti, sociali e tecnologici per combattere le patologie ad esso legate.
Una problematica, quella che riguarda il gioco d'azzardo patologico, che, come hanno sottolineato i consiglieri regionali Pd Carlo Borghetti e Mario Barboni "riguarda le persone e coinvolge più istituzioni ed enti e più aspetti, dall'economia alla salute, dalla tecnologia alla educazione". "Regione Lombardia - hanno ricordato - dal 2013 ha cercato di porre regole, nell'ambito delle competenze regionali, con la ormai nota legge contro le ludopatie. E' di pochi giorni fa l'annuncio da parte della Giunta del nuovo bando di 2 milioni di euro per azioni di contrasto al gioco al quale possono accedere Comuni o altri enti in partenariato, un bando con tempistiche però un po' troppo strette, a nostro avviso - ha commentato - poiché, lasciando un mese come limite per la presentazione dei progetti, non si permette di allargare la partecipazione ad una platea vasta di soggetti".
Il senatore Pd Franco Mirabelli, capogruppo in Commissione parlamentare Antimafia, ha messo invece in evidenza come "La Conferenza Stato Regioni e il successivo decreto governativo che ne scaturirà potranno essere la risposta a quella domanda: un passo che sarà decisivo per la riforma e il riordino del settore, perché da qui si dovrà partire, dalla Conferenza. La regolamentazione e il riordino che derivano dall'accordo Stato Regioni deve servire a ridurre domanda e offerta di gioco". La senatrice Emilia De Biasi, presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato, ha posto l'attenzione sulla necessità che la Conferenza Stato Regioni agisca in fretta: "Non è affatto automatico che le Regioni prevedano dei servizi sanitari di prevenzione e contrasto - ha detto - Occorre mettere il gioco in un contesto sistemico perché gli Osservatori, di per sé, se non sono legati a una programmazione e a puntuali interventi di monitoraggio, non servono a nulla. Abbiamo invece bisogno di politiche di prevenzione coordinate".
Il Governo, per gestire una dimensione assai complessa, ha scelto non la linea proibizionista, ma la linea riformista. Una riforma che procede per gradi, perché non potrebbe essere altrimenti, ma che avvierà un processo irreversibile, secondo il sottosegretario al Ministero dell'Economia e delle Finanze Pier Paolo Baretta. "Concentriamoci sui primi passi - ha affermato Baretta - . A partire da una riforma che provi a dare un po' di omogeneità nazionale, perché sino a oggi si sono registrate situazioni a macchia di leopardo. Una qualche omogeneità è dunque necessaria, senza mettere in dubbio il potere degli enti locali, ma cercando di porre un freno al problema della frantumazione. Se non c'è omogeneità, infatti, anche i singoli provvedimenti possono avere effetti imprevisti: è una contraddizione che va gestita. In quest'ottica è altrettanto evidente che non basta curare ma bisogna prevenire, riducendo anzitutto l'offerta di gioco".
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Marco Carra
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