Marianne Mirage, a Inteatro Fest di Polverigi: una grande versatilità, un grande amore per la poesia

Voce piena e amore nei brani dei suoi primi due album e negli omaggi a Edith Piaf, Ornella Vanoni e Ray Charles
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Bologna, (informazione.news - comunicati stampa - arte e cultura)

Marianne Mirage, all’anagrafe Giovanna Gardelli, nata a Cesena, a Inteatro Fest di Polverigi  con brani dei suoi primi due album (Quelli come me del 2016 e Vite private del 2019),  per l'etichetta Sugar di Caterina Caselli. 

 Nel Parco di Villa Nappi, accompagnata dalla sua chitarra, apre il suo concerto con "La canzone  del vampiro", dedicata al padre:

Se mi dicessi un giorno: "Amore
Sono un vampiro e devo andare"
Aspetterei il levar del sole
Da qui all'equatore....

e poi  "Il campo", dedicata a Anna e Aldo, due contadini della sua terra romagnola.

Per me la natura è una cattedrale, un luogo di preghiera; un contatto con il divino e con l’eterno. Dalle piante imparo la resilienza, il mutuo soccorso, ma anche la forza e la voglia di farsi spazio” .

 Segue, da Joan Baez, "Do(n)na Do(n)na" , dal suo nuovo EP, composto da due brani con una storia profonda "Donna Donna", appunto, e Vent du Nord.e, poi, "Cielo" e "Le vie", brani pieni di amore, a voce piena ed estesa, omaggio alla grande Edith Piaf.

 E, infine, 

E ancora:

E poi il brano, scritto da Francesco Bianconi dei Baustelle, "Le canzoni fanno male."

“Parlava dell’effetto che le canzoni producono sulla nostra anima. Non lo capì nessuno, ma fu il più passato in radio”  

"Senza paura" , un grande omaggio a Ornella Vanoni, "Iride", "Venere", "Tramontana", "Chiudi gli occhi", per chiudere con un gospel degli anni 20, "Jesus loves me"

“Per me l’arte non è solo un esercizio estetico e musicale, ma un racconto personale. Tutte le mie canzoni sono mosse da un bisogno, un sentimento; per questo sono eterne. Oggi siamo abituati a soffermarci solo sull’immagine, il contenuto diventa quasi secondario. Invece nel mio mondo è il contrario: per me la musica è una questione di etica. Per esempio parlo molto di natura, perché ne sono preoccupata, e strada facendo ho scoperto che chi mi ascolta la pensa come me, è sintonizzato su questa stessa eticità del vivere”.

 Ricordiamo le sue parole quando  Patti Smith le chiese di aprire i suoi concerti: 

È stato il vero regalo di quell’anno. Quando mi ha chiamata sul palco a cantare con lei People have the power, ho davvero capito la potenza emotiva della musica. Era un pezzo simbolico, uscito dopo 10 anni di assenza dalle scene”.  

 Il concerto termina ricordando il grande Ray Charkes, di "Hit the road jack" : una grande versatilità, quella di Marianne Mirage, un grande amore per la poesia.

° Foto di Anna Monti

Ufficio Stampa

Giancarlo Garoia
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