A Cura della Giornalista Valentina Busiello Il Dottore Vincenzo Formisano è il Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale del Presidio Ospedaliero San Giovanni Bosco, Azienda Sanitaria ASL Napoli 1 Centro.
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L’Ospedale San Giovanni Bosco serve una zona molto vasta e popolosa della città di Napoli, che si estende nella periferia settentrionale. Nella struttura si respira aria di rinascita e si avverte che il presente accoglie il passato e forma il futuro.
Dottore Formisano, benvenuto, ci illustra questa iniziativa di rinascita dell’Ospedale San Giovanni Bosco da parte dell’Azienda ASL Napoli 1 Centro?
L’attuale momento di espansione e rinascita dell’Ospedale San Giovanni Bosco dopo la terribile fase della pandemia Covid vede importanti lavori di consolidamento dell’edificio da un punto di vista antisismico legati al PNRR, insieme alla ristrutturazione di quattro Unità Operative, che porterà ad un notevole aumento dell’offerta sanitaria per i pazienti. L’Ospedale è strutturato su più piani, con un’ampia zona dedicata all’emergenza urgenza, il Pronto Soccorso recentemente ristrutturato, un blocco operatorio con 5 sale, tutte attrezzate con le più moderne tecnologie. Sono presenti, inoltre, varie specialità, dalla cardiologia con UTIC alla Terapia Intensiva, dalla Neurochirurgia alla Chirurgia Vascolare. Il team dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale dell’Ospedale San Giovanni Bosco è formato da 15 chirurghi, alcuni giovani, assunti recentemente ma molto promettenti, altri di esperienza trentennale, che svolgono ogni giorno un lavoro egregio con rigore professionale e dedizione verso il paziente.
Ci illustra un po’ della sua esperienza?
Sono il Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale del S. Giovanni Bosco dal gennaio 2022; in precedenza ho rivestito incarichi di Responsabile della Struttura. Sono specialista in Chirurgia Generale con indirizzo oncologico, ho un particolare interesse tecnico-professionale nella Chirurgia Colo-rettale, settore nel quale ho maturato un’esperienza trentennale, arricchita da periodi di formazione in Inghilterra ed all’INT di Milano. Ho, inoltre, frequentato per un periodo significativo la Struttura di Chirurgia Oncologica testa-collo dell’INT Pascale di Napoli. Attualmente mi interesso anche di Chirurgia laparoscopica avanzata.
Ci illustra l’Unita Operativa Complessa della Chirurgia Generale dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Napoli?
L’Unita Operativa Complessa di Chirurgia Generale ha una dotazione di 18 posti letto, ci occupiamo prevalentemente di chirurgia della parete addominale, di patologia della colecisti e delle vie biliare, di malattie della tiroide, e di patologia oncologica, che trattiamo con tecnica chirurgica sia tradizionale che minivasiva. Campo di interesse sono anche la diagnostica e il trattamento della patologia proctologica; il nostro ambulatorio dedicato è dotato di procto-station per rettoscopia digitale ad alta definizione e manometria ano-rettale e di ecografo per ecografie trans anali. Abbiamo attivo un servizio di day surgery, dove trattiamo patologie meno complesse in pazienti che non necessitano di ricovero e possono essere dimessi in giornata, così da snellire le liste di attesa e migliorare l’appropriatezza dei ricoveri, riducendo i costi.

Dottore, ci illustra gli interventi in Chirurgia Laparoscopica?
La laparoscopia è una tecnica chirurgica mininvasiva, che permette di eseguire interventi sull’addome e sulla pelvi attraverso piccole incisioni, utilizzando strumenti chirurgici dedicati e una telecamera che permette di vedere nel dettaglio le strutture anatomiche, magnificando la visione e consentendo al chirurgo dissezioni più precise. La chirurgia laparoscopica permette una veloce ripresa del paziente e delle sue attività quotidiane nel periodo post operatorio. In particolare, i pazienti si mobilizzano e si alimentano già in prima giornata post operatoria, anche perché il dolore postoperatorio risulta sensibilmente ridotto. Si riesce così a dimettere pazienti non complicati entro 48h dall’intervento chirurgico, riducendo i tempi e i costi del ricovero. I difetti della parete addominale, ad esempio, soprattutto se recidivi, possono essere trattati vantaggiosamente con tecnica laparoscopica, cosi da utilizzare un piano “vergine” e riparare il difetto dall’interno. Questo vale anche per la patologia della colecisti e delle vie biliari, per la patologia oncologica dello stomaco e dell’intestino tenue e colon e per una parte significativa della patologia chirurgica in regime di urgenza.
Dottore, ci spiega meglio cos’è un retto basso?
Il retto è l’ultima porzione dell’intestino crasso, la parte bassa riguarda gli ultimi centimetri del viscere prima del canale anale. È una regione anatomica molto delicata, che richiede un approccio multidisciplinare alla malattia, con l’intervento dell’oncologo e del radioterapista, nonchè un approccio chirurgico tecnicamente complesso.
Come si previene il cancro al colon retto?
E’ fondamentale attuare misure di prevenzione primaria, ossia adeguare lo stile di vita e soprattutto l’alimentazione; infatti, noi siamo il frutto dell’interazione dei nostri geni con l’ambiente. La nostra azienda, la ASL Napoli 1 centro, promuove efficacemente anche percorsi di screening volti alla diagnosi precoce, ossia programmi di prevenzione secondaria, che consentono una rilevazione tempestiva della malattia e, quindi, il trattamento di tumori in stadio precoce, con notevole aumento della sopravvivenza, o perfino della possibilità di guarigione.
Dottore ci parli delle nuove frontiere in campo oncologico?
Ad oggi, i protocolli terapeutici sono internazionali. La ricerca di base ha fatto e continua a fare passi da gigante e le informazioni e le scoperte si diffondono velocemente, divenendo patrimonio condiviso della comunità scientifica. In campo oncologico attualmente conosciamo molti dei complessi processi molecolari, che permettono alla cellula neoplastica di sottrarsi ai meccanismi di controllo della crescita e della differenziazione. Sebbene ci sia ancora tanta strada da fare, sono convinto che nell’arco dei prossimi decenni le neoplasie saranno sconfitte attraverso la comprensione di come si può fermare ed invertire il processo di trasformazione neoplastica a livello molecolare. La Chirurgia oncologica evolverà verso procedure sempre meno invasive e robotiche e l’atto chirurgico sarà sempre di più inserito in un contesto multidisciplinare, con l’interazione di diversi specialisti.
Dottore Formisano ci illustra la Medicina di Precisione?
Nella medicina di precisione la terapia viene “cucita” addosso al paziente, viene personalizzata con l’ausilio, ad esempio, degli anticorpi monoclonali, prodotti con tecniche di DNA ricombinante. Queste nuove molecole colpiscono i loro bersagli con estrema precisione ed efficacia, senza avere, oltretutto, molti degli effetti collaterali dei farmaci chemioterapici tradizionali, che non sono in grado di discriminare tra cellule malate e sane.
Cosa ci può dire sull’umanizzazione della medicina?
Bisogna ripristinare l’alleanza terapeutica tra medico e paziente. Oggi il medico ha perso il ruolo sociale che aveva un tempo. La possibilità di accedere con facilità alle informazioni di carattere scientifico in tutti i settori può dare alle persone la falsa impressione di poter diventare competenti in brevissimo tempo in materie, che richiedono magari decenni di studio. Talvolta, si può generare la falsa impressione che la medicina sia onnipotente e che si debba sempre necessariamente guarire, o addirittura, che non si debba più morire; questo può generare incomprensioni o perfino, comportamenti aggressivi da parte degli utenti. La comunicazione con il paziente e i suoi familiari è, pertanto, fondamentale, in particolare il modo in cui si comunica una diagnosi o un programma di cure. È importante parlare senza troppi tecnicismi, cioè in maniera semplice e facilmente comprensibile, affinchè il paziente possa comprendere realmente quello che dovrà affontare.
È vero che in Italia i Chirurghi Generali sono sempre meno?
E’ un momento storico in cui scarseggiano i giovani medici che scelgono di fare i chirurghi. Nell’ultimo anno circa il 54% delle borse di studio delle scuole di specializzazione in Chirurgia Generale sono rimaste vacanti. Bisogna riportare la professione del chirurgo al prestigio di una volta e soprattutto creare dei contesti lavorativi in cui il chirurgo giovane sappia di poter crescere professionalmente, lavorare con serietà e tranquillità e migliorare la sua attività tecnico-professionale nel tempo. Altrimenti, i giovani non ritorneranno alla Chirurgia, che è una disciplina molto faticosa dal punto di vista sia fisico che mentale ed oggi è esposta ad un contenzioso medico-legale sempre crescente. Bisogna, inoltre, considerare la complessità della curva di apprendimento del giovane chirurgo, che richiede molti anni per diventare autonomo in sala operatoria. Se da un lato la laparoscopia e la robotica hanno permesso anche all’assistente di seguire l’intervento allo stesso modo del primo operatore, vedendo esattamente le stesse cose, mentre la procedura si svolge, la complessità delle tecniche richiede un training sicuramente più lungo, difficile e faticoso. D’altro canto, oggi per un giovane chirurgo c’è una prospettiva più ampia di conoscenza scientifica e tecnica, anche grazie alla possibilità e alla necessità di lavorare in team multidisciplinari e, quindi, di
confrontarsi con altri specialisti. La nostra esperienza ci dice che comunque, malgrado la complessità del momento, vale ancora la pena di accettare la sfida di essere un chirurgo.
Ufficio Stampa
Valentina Busiello
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