Italia e Diritti Umani. Intervista al Professor Banchio sulla complicità nelle crisi internazionali

Pablo Banchio, esperto in diritti umani, critica la gestione della giustizia in Italia su gravi crimini internazionali, come gli arresti per crimini di guerra e il caso del Generale israeliano, accusato di genocidio. Denuncia la complicità italiana nel non perseguire crimini contro l'umanità e l'influenza delle alleanze internazionali con Israele. Evidenzia la mobilitazione globale pro-Palestina, con Israele in perdita nella guerra del racconto e la Palestina vincente in quella della dignità
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Il Professor Pablo Banchio, esperto in diritti umani, esprime preoccupazione per la gestione della giustizia in Italia riguardo a gravi crimini internazionali. In un'intervista, discute i recenti eventi che coinvolgono l'Italia, tra cui gli arresti di individui accusati di crimini di guerra, e il caso del Maggior Generale israeliano Ghassan Alian, accusato di genocidio. Il professore critica la complicità dell'Italia nel non perseguire crimini contro l'umanità, rivelando come la politica estera italiana sia influenzata da alleanze internazionali, specialmente con Israele. Sottolinea la crescente mobilitazione globale a favore della Palestina e la perdita di Israele nella guerra del racconto, mentre la Palestina ha vinto quella della dignità.

Domanda: Professor Banchio, negli ultimi giorni, l'Italia è stata coinvolta in eventi internazionali che sollevano preoccupazioni gravi in merito ai diritti umani. In particolare, si è parlato degli arresti di Stephane Omeonga, calciatore belga, e di Abedini, un uomo innocente secondo la giustizia italiana, ma arrestato su ordine di Washington. Ora, secondo la Hind Rajab Foundation, il Maggior Generale israeliano Ghassan Alian, accusato di crimini di guerra e genocidio, si troverebbe in Italia. Qual è il suo punto di vista su questa situazione?

Professor Banchio: La situazione che stiamo vivendo è estremamente preoccupante e dimostra l'indifferenza delle istituzioni italiane nei confronti dei diritti umani. Il caso di Ghassan Alian è emblematico. Questo individuo è accusato di crimini di guerra, genocidio e crimini contro l'umanità per il suo ruolo nella gestione per portare a termine il genocidio nei territori palestinesi. La Hind Rajab Foundation ha presentato una denuncia alla Corte Penale Internazionale e alle autorità italiane, chiedendo che venga arrestato e processato. L'Italia, come firmataria dello Statuto di Roma, ha l'obbligo di perseguire questi crimini, ma invece di fare giustizia, continua a ignorare il suo dovere. Questo atteggiamento di complicità è inaccettabile e mette in luce un doppio standard, dove le alleanze politiche atlantiste e la sottomissione agli Stati Uniti e a Israele prevalgono sulla giustizia.

Domanda: In questo contesto, come lei collega la situazione alla gestione del conflitto israelo-palestinese? Cosa pensa di queste posizioni?

Professor Banchio: È evidente che il governo italiano si sta allineando con una potenza che sta compiendo gravi crimini contro l'umanità. Israele, con il sostegno degli Stati Uniti e di altri alleati, continua a condurre una guerra genocida contro il popolo palestinese, e il governo italiano, anziché opporsi a queste atrocità, continua a sostenere uno stato terrorista. La recente dichiarazione di Tajani, che ha negato l'esistenza di crimini di guerra da parte di Israele, è un altro esempio della complicità italiana. Israele sta violando in modo palese e sistematico i diritti umani, eppure non c'è alcuna reazione forte da parte delle istituzioni italiane. Questo silenzio è tanto più grave se si pensa che l'Italia è parte della comunità internazionale che dovrebbe garantire la giustizia per le vittime di crimini di guerra e genocidio.

Domanda: Allora, cosa pensa di queste parole di Tajani che ha dichiarato che Israele non ha compiuto crimini di guerra?

Professor Banchio: Le parole di Tajani sono gravi e irresponsabili. Negare l'evidenza dei crimini di guerra commessi da Israele è un atto di complicità. La Corte Penale Internazionale ha aperto indagini su Israele per crimini di guerra e genocidio, eppure Tajani continua a difendere l'indifendibile. Questo atteggiamento è un esempio lampante di come la politica estera italiana sia influenzata da alleanze geopolitiche piuttosto che dai principi di giustizia e diritti umani. Il silenzio delle opposizioni, che non prendono una posizione netta contro queste dichiarazioni, è altrettanto preoccupante. La mancanza di reazione da parte delle forze politiche italiane è un segno del grado di subordinazione che esiste nei confronti degli Stati Uniti e di Israele.=

Domanda: Un altro punto che ha sollevato preoccupazione è il rinvio dell'accordo sul cessate il fuoco tra Israele e Hamas. Secondo quanto dichiarato, il governo israeliano, con il sostegno di estremisti come Ben Gvir e Smotrich, sta ostacolando ogni sforzo di pace. Cosa ne pensa di questa situazione?

Professor Banchio: È chiaro che i governi israeliani, con il sostegno dei loro alleati internazionali, non vogliono la pace. Piuttosto, l'obiettivo è portare avanti un'agenda di genocidio e di espansione territoriale. I fanatici come Ben Gvir e Smotrich non sono interessati a un accordo di pace, ma piuttosto a mantenere il controllo sui territori palestinesi attraverso la violenza e l'oppressione. Le minacce che hanno fatto a Netanyahu per impedire il cessate il fuoco dimostrano l'influenza di questi estremisti, che vogliono continuare a massacrare la popolazione palestinese. Il fatto che l'Italia non prenda una posizione decisa in questo contesto è estremamente preoccupante. La comunità internazionale ha mostrato una crescente preoccupazione per la situazione, ma il governo italiano si è limitato a fare da spettatore, senza prendere posizione contro le atrocità di Israele.

Domanda: Ha anche dichiarato che Israele ha perso la guerra del racconto, mentre la Palestina ha vinto quella della dignità. Può spiegare meglio questa affermazione?

Professor Banchio: Israele ha perso il controllo sulla narrazione, nonostante il suo enorme potere mediatico e il sostegno internazionale. Una procuratrice israeliana Moran Gaz, ha affermato che non ci sono prove tantomeno denunce di stupro per quanto riguarda il 7 ottobre. Ogni giorno emergono nuove prove delle atrocità che il governo israeliano sta commettendo nei confronti della popolazione palestinese. Le immagini di bambini uccisi bruciati vivi o mentre giocavano con i loro piccoli giocattoli, di famiglie distrutte, di ospedali, scuole, chiese e moschee bombardate, sono diventate impossibili da ignorare. La Palestina, nonostante la sua condizione di occupazione e oppressione, ha dimostrato una dignità che Israele non può distruggere. La lotta palestinese ha ottenuto sempre più supporto a livello globale, grazie alla resistenza e alla forza morale del popolo palestinese. Al contrario, lo stato terrorista Israele si è dimostrato incapace di giustificare le sue azioni di fronte alla comunità internazionale. In questo senso, la Palestina ha vinto la guerra della dignità, mentre Israele ha perso la guerra del racconto.

Domanda: Infine, come vede il futuro della diplomazia internazionale riguardo al conflitto israelo-palestinese? Crede che ci sia ancora spazio per una soluzione pacifica?

Professor Banchio: Purtroppo, non vedo segni concreti di una soluzione pacifica all'orizzonte, almeno non con gli attuali attori al potere. Israele, con il sostegno degli Stati Uniti e di altri alleati, non è interessato a una pace giusta e duratura. Al contrario, sta cercando di consolidare il suo controllo su territori occupati e di eliminare ogni forma di resistenza palestinese. La comunità internazionale deve fare di più per fermare questa violenza. Tuttavia, la mobilitazione globale, la crescente solidarietà con il popolo palestinese e la pressione internazionale possono ancora portare a un cambiamento. La speranza risiede nella società civile globale, che continua a denunciare le atrocità e a lottare per un futuro di giustizia e pace. Ma è necessario un cambiamento radicale nelle politiche dei governi che, come quello italiano, continuano a sostenere l'occupazione e l'oppressione in Palestina.

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