Al m.a.x. Museo di Chiasso i manifesti provenienti da tutta Europa.

Il m.a.x. museo di Chiasso presenta oltre 80 manifesti donati da artisti come Waibl, Galli, Vogt, Lamm e Monguzzi, ripercorrendo un secolo di storia della grafica pubblicitaria europea, dallo Swiss Style al postmoderno.
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Alla riapertura dalla pausa estiva il m.a.x. museo di Chiasso accoglie il suo pubblico con una mostra che si inserisce nel filone della “grafica contemporanea”, con l’intento di presentare e rendere visibile una selezione delle opere donate al m.a.x. museo stesso nel corso degli anni da importanti artisti, graphic designer e filantropi.

 In totale, sono esposti in mostra oltre un'ottantina di manifesti provenienti da tutta Europa, esposti secondo un filo conduttore tematico-cronologico che ripercorre la nascita e lo sviluppo della réclame: la selezione copre un arco temporale di circa un secolo - dai primi del Novecento all’inizio degli anni Duemila.

 Fra gli artisti in mostra vi sono Heinz Waibl (1931 – 2020), Orio Galli (1941 – 2025) e Armin Vogt (1938), i cui importanti Archivi grafici, per loro volontà, sono entrati a far parte della collezione del m.a.x. museo; si aggiungono i significativi Fondi di manifesti donati da Lora Lamm (1928 – 2024; Gran Premio svizzero di design 2015) e Bruno Monguzzi (1941; Gran Premio svizzero di design 2025); e ancora, vari collezionisti appassionati dell’arte dei manifesti che hanno scelto il m.a.x. museo per le loro donazioni.

 Per quanto riguarda le raccolte private, in mostra si trovano opere provenienti da grandi collezioni come pure da archivi di settore miscellaneo. Partendo dalla cromolitografia di inizio Novecento per arrivare alla stampa offset e poi a quella digitale, la mostra mette in risalto anche l'affermarsi dello “Swiss Style”, con il suo rigore compositivo e di lettering geometrico. L’esposizione giunge fino all’inizio dell’era postmoderna, dove la fotografia e i fotomontaggi cambiano il paradigma della comunicazione visiva.

Mostra a cura di Mario Piazza e Nicoletta Ossanna Cavadini.

Ufficio Stampa

Giancarlo Garoia
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