"Scavalcamontagne*", la Stagione teatrale Galeata e Civitella di Romagna

Apertura Sabato 22 Novembre Ore 21,15 Teatro C. Zampighi Galeata Leonardo Manera in Corto Circuito
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La Stagione teatrale Galeata e Civitella di Romagna

Scavalcamontagne , ovvero  * Antiche compagnie di artisti girovaghi che viaggiavano a lungo ed in condizioni difficili per portare i loro spettacoli nelle periferie, dovendo effettivamente “scavalcare montagne” per raggiungere i luoghi più remoti." è il titolo che abbiamo voluto dare a questa stagione teatrale che mette insieme i teatri   di Galeata e Civitella di Romagna.

Luoghi lontani , men di quel che si creda, ma che sanno dare soddisfazioni

E l'immagine del manifesto con un attore pomposo con tanto di gorgiera e  teschio  amletico in mano (" iconico" direbbe qualcuno) prima del monologo piu noto di tutta la storia del teatro , ma con il calzino bucato vuole giocare con la dichiarata inadeguatezza e cialtroneria che spesso rendono paradossalmente piu' poetico il mondo dell'arte, soprattutto di questi tempi.

Ci vediamo cos',sospesi tra naivete' e sforzo artistico,  ironicamente artigianali nel proporre spettacoli in luoghi non usuali, fuori spesso dai circuiti consueti ma dove passione e voglia di partecipare non abdicano affatto rispetto a tempi " un pò così'".

E la programmazione della nostra stagione vuol giocare un pò con questa dichiarazione poetica di  "inadeguatezza" 

E così le cialtronerie e le inadeguatezze dichiarate dei protagonisti di Amamaz di Bartolini e Pizzol ( giunto al suo trentesimo anno di eta' e come tutti i decenni passati festeggiato sul palco con tanto di torta) o degli improbabili operai di Work class, ma anche del gregario in fuga de Il Condor con Camillo Grassi e soprattutto del maschio moderno del Corto circuito di Leonardo Manera o del barbiere -filosofo di Barbir di Denis Campitelli tracciano una linea ( naturalmente rossa, le .linee son sempre rosse) di rapporto che poi si allunga a comprendere la geniale inadeguatezza tra confessioni e grasse autoironie del Wolfgang Amade' Mozart di Tullio Solenghi la ridefinizione della donna moderna in relazione a mamme , nonne e bisnonne di Doppio Brodo di Maria Pia Timo e le volonta' di emancipazione un pò naif delle ragazze calciatrici di Giovinette fino alla celbrazione della spontaneita' e dell'umanita' al potere nel Sandro di Andrea Santonastaso, ritratto appassionato con pipa dell'amato Sandro Pertini.

Si è cercato di mantenere bassi ( forse i piu bassi della Provincia) i prezzi dei biglietti pur nel fisiologico aumento creando anche diverse proposte di abbonamento ( dal ridotto all'intero) che comprende sia le singole sottorassegne di Galeata e Civitella sia l'abbonamento generale

 SABATO 22 NOVEMBRE ORE 21,15 TEATRO C. ZAMPIGHI GALEATA

LEONARDO MANERA in Corto circuito

L’inquieto vivere dell’uomo moderno La vita dell’uomo moderno occidentale sembra ostaggio di continue spinte contrapposte: ad esempio, se da un lato si esalta il mangiare sano, dall’altro siamo circondati da gratificante cibo spazzatura che aspetta solo di essere ingurgitato voracemente; oppure, si elogia continuamente la filosofia del body positivity e dell’accettazione del proprio corpo, mentre intanto l’intelligenza artificiale crea immagini di influencer dalle curve perfette e sui giornali di gossip si esalta la perfezione delle show girl, subito in forma dopo il parto. Si producono auto sempre più performanti ma contemporaneamente si pensa a limiti di velocità sempre più stringenti. Nella vita a due, poi, è più apprezzato chi può mantenere a lungo un rapporto stabile e continuativo, oppure chi può concedersi sempre nuovi partner e rinnovare ogni volta i sentimenti e la sessualità? E’ la nostra vita, nella quale è difficile prendere una direzione ed è spesso impossibile scegliere tra dimensione etica ed estetica. E’, in qualche modo, il caos degli opposti. In “Corto circuito”, Leonardo Manera, tra monologhi e personaggi contemporanei, prova attraverso la comicità a fare chiarezza, confrontandosi con la voce di un dio laico della modernità che lo induce continuamente in tentazione. Quale sarà la scelta finale?

SABATO 13 DICEMBRE TEATRO C. ZAMPIGHI GALEATA ORE 21,15

CAMILLO GRASSI
Il condor

di
Gianni Clementi

“Il Condor” è un testo sul ciclismo, vissuto dal gregario.

Il gregario, in gergo sportivo, è quello addetto all’aiuto del Capitano. Deve soccorrerlo nei momenti di crisi, tirargli la volata. In poche parole, deve immolarsi per la gloria di un altro. È pagato per questo.

Ma chi, in vita sua, non ha mai pensato di vincere almeno una volta? Chi non ha mai sognato di arrivare sul traguardo per primo?

Non è raro che sconosciuti gregari per anni si trasformino improvvisamente in campioni. Quasi sempre sono aiuti chimici che gli consentono di superare il fatidico limite della mediocrità e la cronaca sportiva – e non solo – di questi anni ce lo ricorda giornalmente.

E quando “il fine giustifica i mezzi”, spesso le ipotesi di gloria si trasformano in tragedia.

Oltre che nel ciclismo, questo avviene anche nella vita e, forse, mai come oggi, in una società competitiva e senza scrupoli, dove solo i vincenti – a qualsiasi costo – sembrano avere diritto di cittadinanza.

È un mondo che non prevede concettualmente i deboli, anche se ovviamente non può farne a meno.

“Il Condor” forse usa il pretesto ciclistico per parlare d’altro, ma anche per ricordare odori dimenticati d’infanzia, profumi d’arance spagnole, visioni ad alta quota di una povertà sconosciuta alle nostre rassicuranti latitudini.

Resta il sogno del gregario: un desiderio talmente umano da non poter non sollecitare in chi lo ascolta, in uno sfogo ironicamente tragico, un istinto di solidarietà.



Regia: Massimo Venturiello
Musiche: Stefano Delvecchio
Disegno Luci: Marco Laudando
Costumi: Mara Masiero
Locandina: Francesco Bocchini

VENERDì 30 GENNAIO TEATRO C. ZAMPIGHI GALEATA ORE 21,15
FEDERICA FABIANI, ROSSANA MOLA, RITA PELUSIO
IN

Giovinette - Le calciatrici che sfidarono il Duce

Collaborazione artistica Marco Rampoldi
Adattamento drammaturgico Domenico Ferrari con la collaborazione di Laura Curino, Rita Pelusio Regia Laura Curino

1932. Decimo anno dell’era fascista.

Sulla panchina di un parco di Milano un gruppo di ragazze lancia un’idea, per gioco, quasi per sfida: giocare a calcio. Fondarono il GFC (Gruppo Femminile Calcistico), la prima squadra di calcio femminile italiana che in breve raccolse intorno a sé decine di atlete.

Gli organi federali in principio assecondarono l’iniziativa, consentendo loro di allenarsi, ma non di giocare in pubblico. Inoltre dovevano usare un pallone di gomma e non di cuoio, indossare la gonna non i pantaloncini, passare la palla solo rasoterra e in porta dovevano far giocare dei ragazzini adolescenti. Tutto questo per preservare le loro “capacità riproduttive”.

Nonostante ciò la loro avventura sportiva riuscì caparbiamente a resistere per quasi un anno, quando, proprio alla vigilia della loro prima partita ufficiale, il regime le costrinse a smettere di giocare.

La loro fu una sfida al loro tempo, al regime, alla mentalità dominante che vedeva nel calcio lo sport emblema della virilità fascista.

Di questo pugno di ragazze, che a loro modo sfidarono il Duce e la cultura del loro tempo, alcune si riciclarono in altri sport, altre uscirono dalla storia, altre ancora entrarono in una storia più grande, partecipando dieci anni dopo alla lotta partigiana.

La loro epopea è raccontata con ironia e leggerezza da un trio di attrici che, mischiando comicità e narrazione, ci mostra come, pur a distanza di tanti anni e di tante battaglie, certi pregiudizi siano duri a morire e come la lotta per la libertà e i propri diritti passi anche attraverso lo sport.

Ufficio Stampa

Giancarlo Garoia
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