Come una pecora su uno scoglio: tracce e colpa

Alessio Tanzi costruisce con Come una pecora su uno scoglio (SBS Edizioni) un noir sensoriale: tracce ricorrenti e vuoti affettivi serrano la scena.
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Nel noir Come una pecora su uno scoglio, pubblicato da SBS Edizioni, Alessio Tanzi apre con un prologo che comprime spazio e tensione: un appartamento dell’EUR, una pistola, la scena ridotta a materia, suono e conseguenze. La narrazione lavora per tracce più che per spiegazioni, disponendo reperti e attriti con una scrittura sensoriale e controllata. La prima persona di Fermo Trimani—che si definisce “pecora su uno scoglio”—trasforma la memoria in un congegno narrativo: non lineare, ma fatto di ritorni, immagini e vuoti che restano.

Roma agisce come mappa e personaggio, con coordinate riconoscibili (Santi Pietro e Paolo, palazzo Eni, Sant’Eugenio) che scandiscono ritmo e temperatura. L’ingresso del sostituto procuratore Flavio Nevola introduce la pressione istituzionale dentro un racconto già attraversato da dipendenze dichiarate e legami irrisolti, con Eva a occupare uno spazio emotivo centrale proprio per sottrazione. Gli indizi ricorrenti non puntano all’effetto facile: stratificano senso, fino a far coincidere indagine e coscienza.

Ne risulta un noir urbano che unisce precisione scenica e densità psicologica e sostiene con coerenza la propria presenza nella vetrina letteraria collegata a Casa Sanremo Writers 2026.

Come una pecora su uno scoglio

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