Democrazia al bivio, battaglia di Antonello De Pierro contro blindatura della Casta e vizi del sistema elettorale

Dalla mancata notifica della ricusazione nel 2022 ai successi amministrativi tra Lazio e Campania, il presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro denuncia la lesione del contraddittorio e la blindatura della raccolta firme, chiedendo parità di condizioni ai nastri di partenza per tutte le forze politiche
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Nel panorama politico italiano contemporaneo, caratterizzato da un astensionismo crescente e da una progressiva disaffezione dei cittadini verso le istituzioni, emerge con forza la denuncia di una delle anomalie più gravi e taciute del nostro ordinamento: l’asimmetria procedurale e la blindatura oligarchica delle competizioni elettorali. Al centro di questo scontro civile e costituzionale si colloca l’operato di Antonello De Pierro e del movimento Italia dei Diritti–De Pierro, protagonista da anni di una battaglia intransigente per il ripristino dell’equità ai nastri di partenza di ogni consultazione popolare.

La riflessione promossa dal movimento muove da una duplice direttrice: da un lato, le storture applicative e gli errori procedurali che penalizzano le forze extraparlamentari, come il drammatico precedente delle elezioni politiche del 2022 in Umbria,; dall’altro l’architettura normativa e costituzionale che consente ai partiti già presenti nelle aule parlamentari di auto-esentarsi da adempimenti burocratici gravosi, imponendoli invece rigorosamente a chi sta "fuori".

Il "muro" della raccolta firme, il privilegio della Casta e il paradosso delle amministrative

Il cuore pulsante della battaglia storica ingaggiata da Antonello De Pierro e dall’Italia dei Diritti–De Pierro risiede nella denuncia di una norma definita apertamente come un privilegio di casta, bipartisan e incostituzionale nella sostanza, pensata al solo scopo di perpetuare l'occupazione degli scranni parlamentari.

Nelle elezioni politiche nazionali e nelle consultazioni europee, il legislatore ha strutturato un meccanismo a doppio binario:chi è già presente in Parlamento gode dell'esenzione dall'obbligo di raccogliere le sottoscrizioni popolari e chi è fuori dal Parlamento deve affrontare una complessa, onerosa e burocraticamente asfissiante macchina per la raccolta e la vidimazione di decine di migliaia di firme su scala nazionale, spesso entro termini temporali risicati.

L'esempio dello sport e la distorsione delle amministrative

Antonello De Pierro ricorre spesso a un'analogia di disarmante chiarezza per smascherare questa disuguaglianza:

Se nel campionato di Serie A di calcio l'Inter, in virtù della vittoria dello scudetto precedente, venisse fatta partire nella stagione successiva con 20 punti di vantaggio in classifica, o se al campione del mondo di Formula 1 venisse garantita per regolamento  la pole position permanente ad ogni Gran Premio, parleremmo di competizione truccata. Nelle elezioni politiche italiane accade esattamente questo.

Il paradosso diventa stridente se confrontato con la prassi in vigore per le elezioni amministrative (comunali). Nei comuni, infatti, la regola è egualitaria: tutte le liste, comprese quelle che esprimono il sindaco uscente o i consiglieri in carica, sono tenute a raccogliere i sottoscrittori e a dimostrare sul campo il proprio radicamento presente.

L’Italia dei Diritti–De Pierro non sostiene affatto che i movimenti debbano essere esentati dalle regole di trasparenza, ma esige l’esatto contrario: che tutti partano nelle medesime condizioni. Se la raccolta firme è uno strumento per attestare la serietà di una proposta politica, essa deve valere per tutti i soggetti, senza distinzione tra "ammessi di diritto" e "aspiranti".

Il "mercato dei simboli" e il depauperamento della rappresentanza

Questa norma ad excludendum produce distorsioni surreali che mortificano la dignità della politica. Per superare lo sbarramento della raccolta firme, gruppi politici privi di un reale radicamento o nati da scissioni dell'ultimo minuto si lanciano nella caccia al "simbolo esentato", chiedendo in prestito o affittando sigle di partiti parlamentari in disuso o di componenti minori.

Si sono visti così cartelli elettorali eterogenei e coalizioni d'occasione nate al solo scopo di usufruire della "franchigia" dalla raccolta firme (come avvenne con la convergenza tra Luigi Di Maio e Bruno Tabacci nel 2022 o il raggruppamento di decine di sigle promozionato da Cateno De Luca per le europee). Questo mercanteggiamento di simboli e concessioni svilisce il senso del consenso e penalizza le forze autentiche che, come l'Italia dei Diritti–De Pierro, preferiscono la coerenza e il lavoro sul territorio ai compromessi di palazzo.

Il "blindaggio" giuridico, l'impossibilità di adire la Consulta e il confronto con l'amparo

Per quale motivo una norma così palesemente lesiva dell'Articolo 3 (Uguaglianza) e dell'Articolo 51 (Pari accesso alle cariche elettive) della Costituzione italiana non viene piallata dalla Corte Costituzionale?

L'analisi di Antonello De Pierro individua il nocciolo del problema in un cortocircuito istituzionale che rende le norme elettorali praticamente impenetrabili dal sindacato di costituzionalità.

Il sistema italiano (incidentale) vs il ricorso diretto

In Italia vige il modello incidentale: un cittadino o un partito non può impugnare direttamente una legge dinanzi alla Consulta (ricorso diretto). Per arrivare ai giudici delle leggi occorre che la questione sia sollevata da un giudice ordinario o amministrativo nel corso di un processo reale (giudizio a quo).

Nel caso delle impugnative elettorali preparatorie (esclusioni di liste o contestazioni sulla raccolta firme) i ricorsi avverso la ricusazione delle liste vengono esaminati dagli uffici elettorali e dall'Ufficio Centrale per il Referendum/Elezioni istituito presso la Corte di Cassazione e la Cassazione, in questo ambito, opera in veste amministrativa e non giurisdizionale. Non essendo un "giudice" in senso stretto all'interno di un processo, l'Ufficio Centrale non può sollevare questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Consulta, Il risultato è che la legge discriminatoria applicata dagli uffici non può essere rinviata alla Corte Costituzionale prima delle elezioni. Una volta celebrate le consultazioni, il danno è consumato e il Parlamento eletto diventa l'unico giudice della regolarità dei propri componenti attraverso la Giunta delle Elezioni.

Il modello comparato, l'amparo messicano e spagnolo

La denuncia dell'Italia dei Diritti–De Pierro trova riscontro e validazione dal confronto con gli ordinamenti stranieri, dove la tutela dei diritti politici fondamentali è garantita in modo assai più avanzato.

In Messico, il Juicio de Amparo e il Juicio para la protección de los derechos político-electorales consentono a qualunque cittadino o formazione politica di adire direttamente la giurisdizione elettorale o costituzionale per bloccare atti e norme discriminatorie prima dello svolgimento del voto.

In Spagna, il Recurso de Amparo offre una protezione diretta dinanzi al Tribunal Constitucional contro atti dei poteri pubblici che ledano il diritto di partecipazione politica.

In Austria e Germania, la Verfassungsbeschwerde permette il ricorso diretto per la violazione del diritto d'accesso alle cariche pubbliche in condizioni di parità.

In Italia, l'assenza di un amparo o di un canale di ricorso diretto alla Consulta lascia le leggi elettorali varate dalla maggioranza di turno blindate da un'immunità di fatto, consentendo alla Casta di auto-preservarsi senza temere censure immediate.

Il Caso Umbria 2022, il "giallo" della mancata notifica e la perdita di chance

Questa complessa architettura di barriere burocratiche si salda in modo drammatico con gli errori operativi della macchina amministrativa. Il caso emblematico vissuto dall’Italia dei Diritti–De Pierro durante le elezioni politiche del settembre 2022 nella circoscrizione Umbria rappresenta la prova tangibile di come la mancanza di garanzie procedurali possa estromettere arbitrariamente una forza politica.

La cronaca del cortocircuito

In occasione delle politiche 2022, la lista presentata dal movimento nel Lazio, pur ricusata, ha visto un regolare iter di notifica che ha consentito ai legali del movimento di agire e difendersi nelle sedi previste. In Umbria, al contrario, si è verificata una gravissima svista burocratica: al movimento non è stata recapitata alcuna notifica formale di ricusazione.

I vertici dell'Italia dei Diritti–De Pierro e il presidente Antonello De Pierro hanno appreso dell'esclusione della lista esclusivamente a mezzo stampa.

La violazione del contraddittorio

I tempi del procedimento elettorale sono scanditi da ore, non da mesi. In assenza di un atto formale e notificato con canali certificati non è stato possibile decorrere i termini per impugnare il provvedimento, al movimento è stato sbarrato l'accesso alla Cassazione impedendo di fatto di proporre quel ricorso che, con ogni probabilità, avrebbe condotto alla riammissione della lista .Si è consumata una palese violazione dell’Articolo 24 della Costituzione (Diritto alla difesa e al contraddittorio) e dell’Articolo 51 (Diritto all'elettorato passivo).

L'assurdità di questa omissione, pur volendola considerare un imperdonabile ed enorme errore materiale degli uffici e non certo un atto doloso, ha prodotto una "perdita di chance" incalcolabile. Se la lista fosse stata riammessa e avesse ottenuto la rappresentanza parlamentare, oggi l'Italia dei Diritti–De Pierro non si troverebbe costretta a subire la gabella della raccolta firme per le successive competizioni politiche, dimostrando come un singolo vizio di notifica generi un danno ricorsivo nel tempo.

Radicamento, valore dei candidati e la leadership mediatica di Antonello De Pierro

Il danno subito dall'Italia dei Diritti–De Pierro in Umbria non è una mera questione formale, ma una ferita sostanziale alla rappresentanza democratica del territorio. L'idea che la lista umbra fosse una presenza "improvvisata" viene radicalmente smentita dai fatti e dai profili delle personalità individuate dal movimento.

Candidati con doti amministrative e residenza storica

I candidati proposti nella lista dell'Umbria vantavano (e vantano tuttora) requisiti di primissimo ordinw, dal radicamento territoriale in quanto si tratta di cittadini che in Umbria risiedono, lavorano e vivono da sempre, dove hanno cresciuto le proprie famiglie e dove mantengono la propria rete di relazioni sociali e professionali, all'esperienza istituzionale certificata Infatti al moment della candidatura nel 2022, questi stessi esponenti ricoprivano la carica di consiglieri comunali eletti nel Lazio nelle file dell'Italia dei Diritti-De Pierro. Successivamente, la validità del loro operato è stata riconfermata dal voto popolare con l'elezione a consiglieri comunali in Campania. Senza considerare un elemento nodale rappresentato dal potenziale nell'uninominale.  Presentare candidati che uniscono l'esperienza di amministratori locali in carica al profondo legame di residenza in Umbria garantiva alla lista una forza d'impatto enorme nei collegi uninominali, capaci di contendere il voto punto su punto ai partiti tradizionali.

La memoria del 2015, Monica Bellucci e il 3% nei sondaggi

Il legame tra l'Italia dei Diritti-De Pierro e l'Umbria affonda le radici in una storia di battaglie politiche mai sopite. Già nelle elezioni regionali del 2015, il movimento promosse una campagna elettorale martellante e innovativa, proponendo la candidatura come capolista a un'icona internazionale di origini umbre come Monica Bellucci.

Quell'iniziativa catturò l'attenzione delle testate giornalistiche nazionali e locali. I sondaggi dell'epoca accreditavano l'Italia dei Diritti-De Pierro di un consenso vicinissimo al 3%, una percentuale di straordinario valore per una forza indipendente che, pur non consentendo l'accesso al consiglio regionale (all'epoca penalizzato da una sbarramento fissato al 5%), dimostrava un potenziale di crescita dirompente. La decisione maturata all'ultimo momento nel 2015 di non completare l'iter fu un atto di rigore morale, l'esclusione subita nel 2022 per mancata notifica è stata invece una lesione subita passivamente.

La leadership digitale di Antonello De Pierro

A coronare la competitività della lista vi era la candidatura diretta del presidente, il giornalista Antonello De Pierro.

De Pierro rappresenta una figura singolare nel panorama politico italiano: il suo seguito sui canali social e il volume d'interazione registrato con i cittadini superano abbondantemente i numeri di molti leader di partiti attualmente al governo o presenti nelle opposizioni parlamentari. Questa spinta mediatica, unita alla vicinanza alle problematiche quotidiane della popolazione, avrebbe rappresentato un moltiplicatore di consenso decisivo per la lista in Umbria, rendendo la sua estromissione per difetto di notifica un danno diretto a migliaia di elettori privati della possibilità di esprimere il proprio voto per una figura di così alto richiamo pubblico.

La richiesta di un "nastro di partenza" giusto

A distanza di anni, la frustrazione e l'indignazione all'interno dell'Italia dei Diritti–De Pierro restano vive, non per mero risentimento, ma per la consapevolezza che il Parlamento attuale risente di un vulnus originario.

L’estromissione per via procedurale di una forza politica radicata e competitiva ha alterato la composizione democratica delle aule parlamentari, privando le istituzioni di una voce autonoma, coraggiosa e slegata dai giochi delle segreterie tradizionali.

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dario domenici
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